Tony Robbins è un guru con interessi in infiniti rami produttivi, con milioni di seguaci in tutto il mondo. Il suo blog spiega, tra tante cose, come crescere bambini e teenager con il senso del denaro. Non c’è molto altro da aggiungere alle sue parole su come trattare il tema denaro con i bambini, salvo un paio di sottolineature dettate dalle ricerche scientifiche svolte su questo tema negli ultimi anni. La cultura finanziaria dei bambini viene dai genitori o adulti di riferimento e si costruisce non solo parlando, ma anche con esempi di cui non siamo consapevoli.

Una recente indagine svolta in diverse scuole primarie in Italia, ad esempio, suggerisce come, se un genitore frequenta sale giochi e scommesse, il bambino svilupperà una familiarità spiccata e precoce con il gioco di azzardo. Se, al contrario, il genitore ha un rapporto saggio e previdente con il denaro e risparmia, è probabile che anche il piccolo svilupperà doti di previdenza e accumulazione. A volte il problema è quando i due genitori hanno comportamenti e atteggiamenti diversi. Quello che i genitori di oggi possono fare per educare gli attori più piccoli dell’economia di domani, è far loro capire che non esiste solo il capitale economico ma anche quello che in sociologia chiamiamo il “capitale sociale”, ovvero le relazioni e la fiducia.

Le relazioni sono la prima forma di ricchezza: con il denaro non si può comprare tutto

I casi di successo economico recenti di Airbnb e Uber hanno dimostrato che la fiducia e la reputazione possono costituire un asset imprenditoriale significativo e portare risultati economici tanto quanto il puro capitale finanziario. E’ importante parlarne con chi dovrà fare i conti con la società 3.0.
Tanto più che nella mente dei bambini il concetto di fiducia ha già un posto d’onore. Qualche anno fa ho curato un libro, Fiabe e denaro, nato da una proposta dell’Associazione FarEconomia e della Fondazione per l’Educazione Finanziaria e al Risparmio (FEDUF) con l’obiettivo di educare al risparmio e all’economia bambini, genitori e insegnati della scuola primaria.
Abbiamo presentato 9 fiabe, corredate da schede didattiche, attività ludico-educative da svolgere in classe e a casa, più una parte dedicata alla sintesi dei principali studi sulla socializzazione economica e una riflessione sull’educazione finanziaria in famiglia e a scuola.

Bene, in quel libro abbiamo lasciato che i bambini riscrivessero il finale della favola del La cicala e la formica scritta da Esopo e arrivata a noi grazie a Jean de La Fontaine. Ricordate? Noi siamo cresciuti con la versione originale in cui la formica chiude la porta e la cicala muore. Questo finale in alcuni bambini genera un senso di giustizia, in altri di tristezza.
Nelle interviste che abbiamo condotto, i bambini hanno proposto un finale alternativo: la formica decide di invitare la cicala dentro la sua tana però in cambio le chiede che l’aiuti a fare le provviste e a lavorare, perché ha un’idea. Fanno quindi provviste insieme, puliscono la tana che è un albero, e l’estate successiva aprono un ristorante, dove la cicala canta facendo musica dal vivo, usando il suo talento che era il canto, e la formica usa il suo di money manager gestendo il ristorante.

Un po’ come X Factor, il talento dell’artista va valorizzato, e in più nasce un’amicizia. Il capitale sociale della fiducia, dell’amicizia e della famiglia nella cultura dei bambini, soprattutto italiani, è molto presente. Relazioni come forma di ricchezza, perché in fondo i bambini sanno che il denaro non può comprare tutto.

Testo a cura di Emanuela Rinaldi, Ricercatore in Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso l’Università degli Studi di Udine e esperta di cultura ed educazione finanziaria, per Mente e Finanza

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