Il tema dei green bond circola sempre più spesso nelle pubblicazioni finanziarie e nelle sale di contrattazione. Ma qual è il fascino particolare di questa classe di attivo? In questo contesto, viene mossa l’accusa del mero ambientalismo di facciata, il termine più noto è greenwashing. Gli investitori che intendono investire in modo sostenibile vengono, dunque, solo illusi?

Green Bond: una asset class incentrata sulla tutela del clima

Come tante cose nella vita, anche i green bond possono essere visti sia come opportunità sia come rischio per la sostenibilità sui mercati finanziari. Perché, da un lato, le emissioni di green bond danno naturalmente la possibilità a nuovi player di attingere al volume in forte crescita degli investimenti sostenibili. Dall’altro lato, le obbligazioni verdi offrono l’opportunità di una precisa destinazione d’uso. Grazie ai principi dei green bond stabiliti e all’analisi esterna dovrebbe essere molto difficile fare un uso improprio del concetto della tutela del clima. Ecco, quindi, come accertarsi che un bond sia davvero green.

Come capire quando un’obbligazione è davvero green

La sostenibilità di un investimento va documentata non solo tramite un semplice filtro operante grazie ad una gamma di criteri di esclusione. Per gli investitori dunque è sempre più importante accertare l’efficienza di un investimento sostenibile, ossia il suo impatto.

Nel caso dei green bond, i proventi delle emissioni delle obbligazioni verdi hanno uno scopo specifico, vale a dire quello del tema della protezione del clima e per garantire questa destinazione e la qualità di questa asset class sono state sviluppate negli anni direttive e standard specifici.

I green bond sono obbligazioni con le quali vengono finanziati progetti con una rilevanza dal punto di vista climatico. Ne fanno parte, ad esempio, gli investimenti nei settori: energie rinnovabili, efficienza energetica, lotta contro l’inquinamento, uso sostenibile del suolo, trasporto pulito, acqua pulita, fornitura di acqua ed edilizia sostenibile.

L’attuale volume di mercato delle emissioni di obbligazioni green ha raggiunto 160,8 miliardi. di dollari USA nel 2017, per quest’anno aspettiamo un volume di circa 250 miliardi. di dollari USA. Un volume che negli anni è centuplicato.

Un buon mezzo per accertare la qualità di un green bond è valutare il modo in cui l’emittente dell’obbligazione implementa i cosiddetti “Green Bond Principles”. Si tratta di una serie di linee guida sviluppate inizialmente nel 2014, che hanno sviluppato delle linee guida, poi rielaborate e rese più vincolanti giù dal 2015 e poi aggiornate più di recente nel 2017.

In linea di massima si basano su quattro componenti.

  1. Utilizzo dei Proventi per progetti relativi problematiche ambientali chiave come il cambiamento climatico, l’impoverimento delle risorse naturali, la diminuzione della biodiversità e l’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del terreno.
  2. Processo di Valutazione e Selezione del progetto. L’emittente deve dichiarare gli obiettivi ambientali, la sostenibilità del progetto finanziato e, ove possibile i criteri di esclusione o qualsiasi altro processo che venga applicato per identificare e gestire potenziali rischi che possa avere impatti ambientali e/o sociali correlati.
  3. Gestione dei Proventi. I capitali raccolti tramite le emissioni di green bond dovrebbero essere investiti in un subportafoglio controllato e documentato dall’emittente. In ogni modo, è fondamentale la trasparenza sull’utilizzo dei capitali, eventualmente con il controllo da parte di un revisore esterno.
  4. Attività di Reporting. Gli emittenti sono tenuti a elaborare, mantenere e tenere aggiornate informazioni riguardanti l’uso dei proventi, che vanno aggiornate annualmente fino alla completa assegnazione, ed anche in un momento successivo nel caso in cui vi siano sviluppi concreti. Inoltre, i Principles raccomandano che nell’implementazione dell’emissione si venga assistiti da una parte terza indipendente. Per esempio, da una “second party consultation”, i cui risultati vengano in seguito pubblicati.

Questa “second opinion” nel frattempo è quasi diventata uno standard per le emissioni di green bond. Per questo, un’analisi neutrale e oggettiva è una condizione essenziale per chi effettua la valutazione. In questo modo, l’investitore riesce a ricavare una serie di dettagli riguardanti l’emissione e i progetti.

Anche il nuovo “Action Plan” della Commissione UE ha riconosciuto che l’investimento sostenibile ha impatti positivi al livello ambientale e a quello sociale. Tra diversi progetti per sostenere SRI in Europa c’è anche il tentativo di sviluppare standards o labels ai livelli dei green bonds.

Diritto d’autore:unsplash-logoThomas Lambert

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