Dalla famiglia di origine alle relazioni sociali, dall’ambiente di crescita agli studi, alle amicizie e frequentazioni. E in seguito le competenze. Di cosa è fatto il patrimonio personalissimo che ci portiamo dietro e che ci fa quello che siamo? Ne abbiamo parlato con Alessandro Bianchin, docente di finanza, esperto di capitale umano.

Per capire meglio il concetto di capitale umano, parto sempre dal ciclo di vita del risparmio di Modigliani che tutti conosciamo. Modigliani nella sua teoria diceva che ciascuno di noi, più o meno consapevolmente, fa in modo che il suo reddito venga distribuito tra quota di consumo e quota di risparmio, in modo da mantenere un certo equilibrio che costituisce il tenore di vita. Un equilibrio personalissimo, ognuno ha il suo, una specie di algoritmo diverso da persona a persona, che si cerca di mantenere più stabile possibile. Però la componente fondamentale del tenore di vita è una componente variabile, il reddito.
Ecco che per proteggersi, istintivamente, l’individuo tende allora a non consumare tutto, mettendo da parte una quota del suo reddito per compensare la riduzione di reddito nel periodo della pensione o per fronteggiare episodi che possono mettere in discussione l’equilibrio familiare (esempio un sinistro alla persona).

Ovviamente una persona all’inizio del suo ciclo di vita non ha modo di risparmiare perché il suo reddito è basso ma, per contro, ha molto tempo davanti a sé e in una società ideale, che ancora costituisce il contesto di tutti gli studi economici, il tempo rappresenta la prospettiva di migliorare la propria retribuzione.
Quindi, in questa fase della sua vita professionale, un giovane lavoratore non potrà che spendere tutto quello che guadagna facendo leva sulla vera ricchezza (non finanziaria) che ha a disposizione: il suo personale capitale umano che, visti i numerosi anni di lavoro davanti a sé, è tanto più alto quanto più giovane.

Traduciamo questo asset in un valore finanziario moltiplicandolo per il tempo: abbiamo il reddito atteso.
Il giovane, che non è in grado di risparmiare per il futuro, sa comunque che staccherà ogni mese le cedole (lo stipendio) dell’investimento che la sua famiglia e lui stesso hanno fatto su di sé. E le cedole saranno tanto più cospicue quanto più la sua famiglia avrà conferito come capitale iniziale in ambiente, studi, frequentazioni che lui avrà completato con esperienze, amicizie e aspettative nutrite verso il futuro. Sarà un impiegato soddisfatto di un impiego stabile o ha il pallino dell’imprenditore, dell’artista, dell’inventore…

La formula per quantificare il capitale umano

Ma c’è un modo per quantificare questo capitale umano? Non bisogna dimenticare che il capitale umano costituisce la sicurezza economica per le istituzioni creditizie che concedono mutui o prestiti.
Da un punto di vista matematico, non è facile calcolare l’ammontare del capitale umano , e occorre, per forza di cosa, utilizzare delle ipotesi di base. Si può comunque pensare che il capitale umano sia quantificabile come:

 

L’ammontare del capitale umano dipende quindi, in sostanza, dallo stipendio corrente di un individuo, dal potenziale tasso di crescita dello stesso, dall’aliquota fiscale, dal tasso di sconto utilizzato per attualizzare i futuri redditi e dal numero di anni lavorativi a disposizione. Inoltre il valore del capitale umano è determinato dalla formazione dell’individuo, dall’esperienza lavorativa ma, purtroppo il più delle volte come una macchina, si deprezza nel tempo se non viene fatta la giusta assistenza.

Ogni persona a parità di istruzione e formazione, nello stesso impiego standard, ha una prospettiva di guadagno abbastanza chiara, non è quindi difficile calcolare i flussi di cassa attesi di quel giovane.
Diverso e molto più difficile se il giovane vuole aprire una startup tecnologica e nessuno è in grado di prevedere come gli andrà.

Vediamo come si incrociano la classica curva del ciclo del reddito di Modigliani e quella del capitale umano. Se la curva di Modigliani indica un andamento dal basso verso l’alto per poi scende drasticamente all’età della pensione, quella del capitale umano ha il suo punto massimo in età giovane e rimane pressoché costante fino a cominciare a declinare ma gradualmente in età matura.

Come tutelare il capitale umano di una persona? Considerandolo un asset meritorio di pianificazione patrimoniale.
Abbiamo già detto che il capitale umano rientra, nel tempo, attraverso l’incasso dello stipendio. Ipotizziamo un giovane dipendente con contratto a tempo indeterminato. La teoria dice che è come se il capitale di quella persona fosse investito al 100% in obbligazioni; ogni mese incassa la sua cedola. Quindi, nella logica di una asset allocation diversificata, sarebbe logico che questa persona investisse la gran parte del suo patrimonio in azioni.
Viceversa, lo stesso giovane però lavoratore autonomo avrebbe una certa dose di volatilità nel reddito e quindi il suo Consulente dovrebbe consigliargli una componente obbligazionaria più importante, proprio per compensare la volatilità del suo capitale umano.

Frequentemente però avviene l’opposto perché il Consulente deve scontrarsi con la gestione della propensione al rischio del cliente e in questo caso potete star certi che il giovane dipendente opterà per investimenti prudenti mentre il giovane imprenditore si mostrerà più aggressivo e temerario.
Ovviamente, il ragionamento sopra esposto, e l’esempio appena riportato, devono essere considerati con cautela. Sebbene l’idea di considerare anche il capitale umano nella costruzione del proprio portafoglio, e quindi nella propria pianificazione finanziaria, è sicuramente corretta dal punto di vista teorica.

La capacità di un Consulente di valutare insieme al proprio cliente anche l’aspetto del suo capitale umano, e di quello dei figli, per esempio, costituisce un valore aggiunto alla sua pianificazione patrimoniale.
É suo compito condividere con il cliente l’analisi sulle aspettative reddituali future e, di conseguenza, fargli comprendere quale composizione di portafoglio meglio si conforma alla tipologia e alla rischiosità del suo capitale umano.
Gli sarà così più facile spiegare in modo più argomentato e convincente le sue necessità assicurative e previdenziali: non si tratta più di convincere un giovane lavoratore, per esempio, a fare un’assicurazione sulla vita quando ancora si sente un leone e non gli passa nemmeno per la testa, ma piuttosto ad assicurare il suo capitale umano, l’investimento che gli permette di staccare la sua cedola ogni mese.

Testo di Emanuela Notari per Patrimonia & Consulenza

Diritto d’autore: unsplash-logoAustin Schmid

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