Ramez Naam è un futurologo e autore di origine indiana che ha lavorato a lungo per Microsoft. Cosa pensa della minaccia che l’Intelligenza Artificiale sembra proiettare sul mondo del lavoro? In realtà non sappiamo se l’intelligenza artificiale sarà una minaccia per il mercato del lavoro. Abbiamo fatto previsioni dozzine di volte durante gli ultimi 150 anni sugli effetti devastanti che l’evoluzione dell’automazione avrebbe avuto sul lavoro. Il grande economista John Maynard Keynes aveva previsto che l’aumento esponenziale della produttività ci avrebbe portati, oggi, a lavorare 15 ore settimanali. Non è andata proprio così. Quindi potremmo sbagliarci di nuovo.

Io penso che dovremmo concentrarci meno sull’attendibilità delle nostre previsioni e più su concetti come resilienza e incentivi. Resilienza da parte di un sistema educativo che deve essere in grado di riformare e riprogrammare le competenze di ognuno di noi, a qualunque età. E una rete di sicurezza sociale che deve sostenere chiunque perda il lavoro e offrirgli incentivi reali ad apprendere nuove competenze. Ecco di cosa dovremmo star discutendo, ecco cosa dovrebbe occupare la nostra attenzione, a prescindere dal fatto che l’intelligenza artificiale sia una minaccia oppure no.

Naam sembra piuttosto convinto che intelligenza artificiale e human enhancement (potenziamento umano) possano convivere per il nostro bene. L’intelligenza artificiale che stiamo sviluppando oggi non è quella cosa che abbiamo visto al cinema.
Quello che stiamo costruendo sono macchine intelligenti in grado di riconoscere schemi e modelli ma prive di volontà e di libero arbitrio. Si tratta di software che aumentano le nostre capacità. L’intelligenza artificiale è uno strumento al nostro servizio, non un padrone. Sono per il principio di proazione, per la libertà delle persone di sperimentare, innovare e progredire tecnologicamente. A cui aggiungere incentivi e resilienza. Coloro che si schierano dalla parte delle nuove tecnologie dovrebbero essere fortemente incentivati a vigilare che queste siano utilizzate positivamente e non negativamente.

E la società deve disporre di maggior resilienza per reagire agli eventi negativi. L’intelligenza artificiale ormai è un fatto e la singolarità potrebbe arrivare prima di quanto pensiamo. Prima che la scuola e le università siano pronte a reagire. Cosa raccomanderei al sistema educativo e scolastico per aiutare la prossima generazione a sentirsi a casa nel mondo che abiteranno? La tecnologia ha totalmente cambiato il modo in cui consumiamo libri, articoli, musica e film. Ha sicuramente anche cambiato il modo in cui comunichiamo tra di noi. Perché questo tipo di tecnologia è così poco utilizzata nell’educazione scolastica? Quello che vorrei è che anche nell’istruzione si sperimentasse costantemente, con nuovi modi di insegnamento e apprendimento in cui la tecnologia digitale svolga la funzione di aumentare la portata dell’educazione scolastica.

Realtà aumentata e la realtà virtuale saranno ugualmente cruciali per il nostro futuro? Penso che entrambe contribuiranno ad aumentare significativamente la nostra capacità di fare comunicazione, istruzione e intrattenimento, aprendo infinite opzioni di fruizione. La cosiddetta realtà aumentata non va intesa in senso letterale; di fatto, non aumenta la realtà ma aumenta le capacità di noi umani, aggiungendo nuovi livelli di informazione sul mondo in cui viviamo, nuove capacità di receperli, ritenerli e condividerli.

Incentivi e resilienza. Incentivi agli scienziati perché vigilino sull’uso corretto delle nuove tecnologie e ai cittadini di questa epoca cerniera per apprendere nuove competenze. E resilienza da parte di tutti per rifiutare la degenerazione dell’evoluzione. La realtà virtuale e la realtà aumentata potrebbero entrambe portare valore aggiunto alla nostra formazione scolastica. Ma non succederà finché il nostro sistema funziona come funziona, dall’alto verso il basso, dalla cattedra verso i banchi, totalmente centralizzato. Se vogliamo che innovazioni come realtà virtuale e realtà aumentata diano il loro contributo al nostro sistema scolastico, abbiamo bisogno di sperimentare anche all’interno dell’istruzione. Solo così nasceranno altre innovazioni e il mondo si adeguerà alla corsa tecnologica.

Testo a cura di Emanuela Notari per Mente e Finanza

Diritto d’autore: unsplash-logoMarkus Spiske

About the Author

Related Posts

I dati microeconomici sono i veri protagonisti di agosto. Tutti i dati relativi agli utili...

Ken Hughes, noto comportamentalista degli acquisti e studioso della psicologia dei consumi,...

Molti futurologi dicono che il loro lavoro non è prevedere il futuro ma osservare il presente con...