In linea di massima, l’aumento dei tassi d’interesse USA, il rafforzamento del dollaro e il calo del differenziale dei rendimenti obbligazionari rendono le valute e gli investimenti nei mercati emergenti meno attraenti.  Mark Monson, fund manager del team Equities, CEE & Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital Management spiega in quattro mosse cosa fare adesso.

1 – Considerando l’attuale scenario, che vede gli asset dei mercati emergenti sotto pressione per il rafforzamento del dollaro e le tensioni geopolitiche a livello globale, qual è il vostro outlook su questi mercati, in particolare sull’area ASEAN?

In generale, i mercati emergenti ottengono risultati migliori se la domanda globale aumenta, e sebbene l’economia americana stia migliorando; non mi sembra che stia accadendo lo stesso nel resto delle economie sviluppate.

A questo quadro si aggiungono la crescita cinese, che in questo momento è buona ma non quanto dovrebbe essere, e il rischio di guerre commerciali che frenano il clima di fiducia nei confronti degli asset rischiosi nei mercati emergenti.

Pur considerando il quadro di incertezza globale, i mercati emergenti che seguiamo nell’area ASEAN (Malesia, Indonesia, Thailandia e Filippine) rappresentano un asset difensivo, soprattutto grazie alla loro esposizione alla domanda interna. Possono comunque risentire, come altri mercati, di un indebolimento della domanda globale o semplicemente di una crescita non sufficientemente rapida.

2 – Quindi c’è un rischio significativo per questi mercati?

Non proprio. Le guerre commerciali creano incertezza e l’incertezza impedisce agli investimenti di crescere quanto dovrebbero. Tuttavia non ci aspettiamo di vedere un rallentamento significativo dell’attività economica dell’ASEAN solo a causa delle guerre commerciali tra Cina e Stati Uniti.

L’area ASEAN, nel suo complesso infatti dipende maggiormente dal commercio interregionale e dallo sviluppo del commercio e degli investimenti cinesi. Le aziende cinesi continuano a investire capacità produttive nella regione ASEAN e potrebbero persino incrementare gli investimenti come contromisura verso l’incremento dei dazi USA.

3 – Ci sono particolari temi d’investimento su cui vi state concentrando nei mercati ASEAN?

Le economie dell’ASEAN, in sintesi, sono resilienti e molto orientate alla domanda interna e questa oggi è più lenta di quanto dovrebbe essere, ma è ancora molto viva e riteniamo che possa tornare presto alla ribalta. Seguiamo inoltre con attenzione l’evoluzione politica nella regione. L’anno prossimo in Indonesia si terranno le elezioni presidenziali e anche in Thailandia dovremmo vedere finalmente un’elezione all’inizio del prossimo anno. Di norma, la spesa pubblica aumenta verso l’inizio del ciclo elettorale e questo ha generalmente un impatto positivo sui consumi.

In conclusione sono i profitti che fanno muovere i mercati. Anche se nel complesso la crescita degli utili non è così entusiasmante, pensiamo che i profitti possano essere realizzati concentrandosi su quelle aziende che stanno generando utili più elevati.

4 – Considerando quanto sopra, dove e in quali settori vede le migliori opportunità di investimento? Come selezionate le aziende dei vostri portafogli?

In generale le economie di Malesia, Thailandia, Filippine e Indonesia sono ben gestite e abbastanza resistenti, ma osserviamo che molti investitori stanno aspettando che migliori lo scenario a livello top down prima di agire, ma a nostro avviso ci sono molte opportunità da cogliere selezionando con attenzione le singole società.

Ad esempio, sebbene la Malesia non sia oggi uno dei miei mercati preferiti, è comunque possibile trovare aziende interessanti, tra cui Dialog, Hartalega e Hong Leong Bank, che hanno ottenuto ottimi risultati.

Vediamo inoltre opportunità di investimento in Thailandia, soprattutto nel settore del turismo e Oil&Gas, ma anche nel settore manifatturiero che sta mostrando notevoli miglioramenti.

Siamo invece cauti sull’Indonesia a causa dell’indebolimento della valuta e delle partite correnti, e verso le Filippine per via delle pressioni inflazionistiche molto elevate.

Diritto d’autore: unsplash-logosk

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