Analizziamo il passaggio generazionale dei patrimoni visto sotto il profilo della ricomposizione del portafoglio e delle sue esigenze di gestione, quando si renda necessario progettarne e disporre la fase di transizione. Limitiamoci, per migliore sintesi, al solo caso di soggetti adeguatamente anziani, ma pienamente in grado di disporre, individuandola quale “best practice” al riguardo.
In primo luogo, il momento richiede di coordinare aspetti tecnico-giuridico-finanziario ed altri psicologico-comportamentali. Esauriamo i secondi sottolineandone l’importanza e valutando la differenza quando i rapporti con e fra gli eredi sono ordinati e quando invece debbono essere risolti o evitati momenti di tensione, latenti o imprevisti.

In entrambi casi è necessaria la razionalità delle scelte e – sempre più frequentemente – l’assistenza di esperti di fiducia. La normativa e la prassi consentono soluzioni variegate e la presenza attiva del disponente consente di far valere la sua volontà e la capacità di influenza sugli eredi. Si deve mettere in  conto, in ogni caso, la possibilità di insoddisfazioni e tensioni anche nelle situazioni più ordinate. Spesso, un’operazione guidata da intenti positivi e propositivi genera imprevedibili reazioni; altrimenti non si giustificherebbe l’alta conflittualità – anche giudiziaria – collegata al momento successorio.

Sotto il profilo tecnico, invece, la variabile che spesso funge da driver è quella tributaria; nella attuale disciplina molti casi consentono di evitare, con le franchigie, l’influenza di questo fattore. Nei casi limite intorno al perimetro, la scelta di modifica dell’asset allocation prima dell’evento è risolutiva anche a discapito delle redditività immediata. In realtà, l’aspetto psicologico influenza queste scelte, in quanto si preferisce evitare la tassazione piuttosto che ripartire una somma maggiore, ma colpita fiscalmente. Un mistero logico da studiare come comportamento.

Una delle soluzioni preferite privilegia, nel settore mobiliare, lo spostamento verso titoli di Stato rispetto a bond corporate, high yield o comunque diversificati, tenendo peraltro conto della necessaria gestione delle eventuali plusvalenze. Diverso è il caso di minusvalenze, per le quali può essere occasione da sfruttare in senso favorevole (un credito d’imposta legato al 26% da utilizzare su futuri debiti calcolati sul 12,5%). Nel segmento immobiliare, assume rilevanza il fattore prima casa in capo agli eredi, così come la disponibilità di unità ripartibili facilmente fra più soggetti. L’esistenza di un solo immobile, invero frequente, modifica le strategie e risulta condizionante, quando il coniuge debba essere protetto rispetto ai figli. La nuda proprietà aiuta soluzioni in merito e motiva la scelta di altri ordinamenti di riservare, invece, diritti legittimi fino alla scomparsa del coniuge sopravvissuto.

Un’altra variabile di questo profilo di asset management riguarda l’utilizzo delle donazioni, potenzialmente rischiose laddove la legittima risulti più difficile da garantire. Il patto di famiglia è stato introdotto anche per gestire questi problemi, ma richiede l’esistenza di strutture societarie che contengano i beni, invero rare nella maggior parte dei casi, per palese non convenienza. La donazione resta tradizione storica resistente, anche quando sconsigliata tecnicamente. Un caso a parte, spesso presente nella gestione, è quello dell’utilizzo delle quote disponibili dell’asse. Distinguiamo la loro funzione: modificare l’uguaglianza delle legittime oppure privilegiare soggetti terzi. Distinguiamo anche i casi in cui le scelte siano comunicate ai beneficiari da quelli invece in cui queste restano nel testamento, senza diffusione fino all’evento. La modifica dell’asset allocation è peraltro evento che può suscitare reazioni laddove le scelte lascino anche solo intuire la soluzione futura.

Altra valutazione di fondo concerne la ricomposizione del portafoglio nell’ottica degli interessi, delle competenze e delle esigenze degli eredi, aspetto più raramente valutato. Anche in questo caso, tecnicismo e comportamento giocano un rilevante ruolo combinato. Un’ultima considerazione, fermo restando molto altro, riguarda la tempistica, quando il valore dei beni oggetto si modifica successivamente alle scelte, ribaltando l’equità originaria. Muoversi troppo in anticipo è quindi rischioso anche considerando l’allungamento della vita media, ferma restando l’ulteriore ipotesi che la composizione dei legittimi possa modificarsi (per esempio con ‘arrivo di un altro discendente).

Resta il suggerimento di provvedere con scelte qualitative, ottica migliore di quella esclusivamente quantitativa legata alle quote imposte rispetto all’asse complessivo. Questa impostazione vale ad evidenza per qualsiasi tipologia e dimensione degli assi ereditari.

Articolo pubblicato su Patrimonia & Consulenza a cura di Giuseppe G. Santorsola, Professore Ordinario di Corporate Finance e Corporate & Investment Banking, Università Parthenope di Napoli.

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