Secondo un recente report dell’Istat sul futuro demografico del Paese, la sopravvivenza è prevista in ulteriore aumento: entro il 2065, infatti, la vita media dovrebbe crescere di oltre cinque anni per entrambi i generi, arrivando a 86,1 anni per gli uomini e a 90,2 anni per le donne, contro gli 80,6 e 85 anni, rispettivamente per uomini e donne, del 2016. In apparenza la notizia è certamente positiva, dato che tutti vorremmo vivere una vita lunga e serena. Tuttavia, questo obiettivo presenta alcune sfide: dopo la salute, la disponibilità di un risparmio pensionistico adeguato è forse il problema principale da risolvere. L’accantonamento previdenziale, infatti, dovrà essere in grado di garantire un tenore di vita costante per un numero più elevato di anni; se a questo aggiungiamo anche scenari futuri di mercato sempre più complessi da interpretare

Secondo la finanza tradizionale, ogni soggetto è in grado di determinare in autonomia l’accantonamento previdenziale necessario per trascorrere in serenità gli ultimi anni di vita; ogni individuo tende a mantenere un tenore di vita stabile nel corso della propria esistenza, accantonando a riserva nella fase lavorativa e attingendo da questa nella fase finale cosiddetta di quiescenza. Questa ipotesi rappresenta la teoria del ciclo di vita, sviluppata da Franco Modigliani e Richard Brumberg a metà degli Anni Cinquanta. Purtroppo questo approccio non considera alcuni errori comportamentali che gli individui sono portati a commettere, in particolare quando l’orizzonte temporale è così lontano che l’obiettivo finale sembra essere quasi irraggiungibile. a stessa Commissione di Vigilanza sui Fondi Pensione, la Covip, in uno studio di alcuni anni fa, evidenzia come siano proprio i fattori comportamentali ad influenzare maggiormente in negativo il processo decisionale in campo previdenziale, rispetto ad altre variabili di tipo finanziario o economico.

Purtroppo questo aspetto è decisamente sottostimato dagli individui, che invece, esattamente come avviene nel campo degli investimenti finanziari in generale, continuano a dare la colpa all’andamento dei mercati o all’ammontare limitato del proprio stipendio, se l’accantonamento previdenziale risulta non essere adeguato alle loro esigenze.
Da un punto di vista comportamentale, sono tre i principali errori che vengono commessi dai soggetti nel campo della pianificazione previdenziale:

  • il primo problema è la tendenza a procrastinare, ossia la predisposizione a posticipare la data di inizio del progetto pensionistico;
  • il secondo errore riguarda invece l’avversione alle perdite e la tolleranza nei confronti del rischio, che genera nei soggetti la ricerca di modi grazie ai quali sia possibile arricchirsi in fretta;
  • il terzo errore, infine, è l’assenza di disciplina, per la quale le decisioni dei soggetti sono guidate più dall’emotività del momento, che da una corretta pianificazione iniziale.

Ecco perché quando l’obiettivo da raggiungere è lontano nel tempo sarebbe forse più opportuno concentrarsi sul modo per superare, o quantomeno limitare, gli errori comportamentali che siamo portati a commettere ogni giorno, anziché parlare di strumenti e obiettivi di rendimento. Nel corso degli anni più recenti sono stati individuati alcuni espedienti per cercare quantomeno di limitare la predisposizione all’errore insita in ciascun essere umano. Un approccio innovativo per sensibilizzare l’attuale lavoratore circa l’importanza di effettuare un corretto accantonamento previdenziale è la cosiddetta macchina del tempo.

Esistono numerosi software e app per dispositivi mobili che permettono di invecchiare in pochi secondi l’immagine di un soggetto. È stato scientificamente dimostrato come la visione della propria immagine invecchiata permetta di sensibilizzare l’individuo circa i suoi bisogni futuri: vedere infatti il proprio io con i capelli bianchi e molte rughe in più, ci fa capire oggi come, molto probabilmente, tra 20 anni non saremmo in grado di lavorare (e quindi di generare reddito) sebbene oggi, con la nostra salute mentale o fisica sostanzialmente intatta, la percezione del nostro io tra alcuni anni sia completamente differente.

Programmi più evoluti di questo tipo, specifici per sensibilizzare i soggetti circa l’importanza di un adeguato accantonamento previdenziale, permettono inoltre di comparare la felicità del nostro io attuale e quella del nostro io invecchiato, in funzione del livello di risparmio che decidiamo di accantonare adesso. All’aumentare del tasso di risparmio che oggi decidiamo di mettere da parte, l’immagine del nostro io attuale tenderà ad assumere una faccia più triste, in quanto impossibilitati ad utilizzare tale somma per consumi correnti, mentre l’immagine del nostro io futuro assumerà un’espressione felice.

Il fatto di vedere noi stessi anziani sorridenti rappresenta un forte incentivo per iniziare e tener fede alla pianificazione previdenziale prescelta, in quanto l’accantonamento con finalità pensionistiche smette di essere percepito come un costo da sostenere oggi, e più come un ricavo di domani. Un’altra modalità che va a toccare sempre la parte emotiva del soggetto è fare dei “contratti con noi stessi”, specie se siamo soggetti consapevoli e convinti circa l’importanza dell’obiettivo che dobbiamo raggiungere. Quante volte abbiamo promesso a noi stessi di cambiare un determinato comportamento debilitante, sia in campo alimentare, che nella sfera privata o professionale? Lo stesso vale anche in campo finanziario.

Abstract di articolo pubblicato su Mente & Finanza a cura di Duccio Martelli, professore aggregato di Economia degli Intermediari Finanziari all’Università di Perugia e Visiting professor alla Harvard University.

Diritto d’autore: unsplash-logoPaweł Czerwiński

About the Author

Related Posts

Quando si esamina il contesto previdenziale non si può non fare una riflessione sulle diverse...

Il benessere del cittadino in Italia dipende da quello che tecnicamente si chiama welfare mix, dove...

Quanti italiani sono davvero preoccupati per le loro pensioni future e quanto, eventualmente, lo...