I dati congiunturali della Cina non indicano ancora alcuna radicale svolta in positivo. L’economia è cresciuta solo del 6,2% nel secondo trimestre 2019 rispetto allo stesso trimestre del 2018, il valore più basso dal 1992. Dopotutto, il commercio al dettaglio e la produzione industriale nel secondo trimestre sono stati superiori alle aspettative, fortemente ridotte.
La maggior parte degli operatori sui mercati finanziari continua a credere che sarà solo una questione di tempo prima che la congiuntura cinese riprenda di nuovo a salire, soprattutto perché a giugno la crescita del credito ha sorpreso verso l’alto. Nel frattempo, il conflitto economico con gli USA sta avendo ripercussioni visibili sugli investitori nazionali e internazionali. Moltissime società americane e in parte anche i loro fornitori cinesi recentemente hanno annunciato il trasferimento della produzione dalla Cina o lo stanno valutando.

È probabile che gran parte di questi spostamenti rimarrà in essere anche nel caso di un accordo temporaneo tra Pechino e Washington. Non è ancora possibile quantificare in modo affidabile in che misura e per quanto tempo questo possa effettivamente pesare sullo sviluppo economico della Cina. Come per prendersi gioco dei sostenitori del conflitto commerciale a Washington, il surplus commerciale della Cina con gli USA è, tuttavia, aumentato in modo sorprendente a giugno, soprattutto grazie al calo delle importazioni dagli USA. Nella prima metà dell’anno è stato molto più alto di quello delle esportazioni (-30% contro -8%).

Le recenti dichiarazioni provenienti dagli ambienti vicini a Trump rendono più probabile che lo scenario si avveri, cioè che Trump intenda portare avanti il conflitto fino alle elezioni presidenziali.
Inoltre, il tema offre ai democratici poco margine di manovra, poiché una posizione dura nei confronti della Cina ormai si è affermata come una sorta di consenso a Washington. Trump può presentarsi come un presidente forte e “portabandiera” dell’America e, allo stesso tempo, eliminare abbastanza comodamente eventuali altre questioni spiacevoli. Dopo il forte calo dei corsi di maggio, le azioni cinesi si sono riprese solo timidamente a giugno, rimanendo ben al di sotto della maggior parte degli altri mercati. Le azioni della Cina continentale sono aumentate solo del 3%, le azioni H di Hong Kong comunque di quasi il 5%.

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