La ripresa di inizio estate dei mercati è stata trainata soprattutto dalle banche centrali degli USA e della zona euro che hanno promesso nuovi stimoli di politica monetaria. Dati congiunturali negativi diventano quindi, per ora, di nuovo buone notizie per i mercati azionari e obbligazionari, perché rendono più probabili i tagli dei tassi d’interesse. Tuttavia, se i mercati azionari dovessero avere l’impressione che la congiuntura e gli utili aziendali si indeboliscono nonostante i tagli dei tassi d’interesse, è poco probabile che questa costellazione continuerà a persistere. Mentre è prevedibile che le speculazioni sui tagli dei tassi d’interesse continueranno inizialmente a sostenere i corsi delle azioni nelle prossime settimane, da fine estate e dall’autunno in poi sarà sempre più importante che si verifichi effettivamente quella svolta globale dell’economia prevista da tutti. Si prefigurano pertanto oscillazioni dei corsi e cambiamenti del sentiment, anche senza la guerra commerciale e il conflitto iraniano, che non si sono per niente dissolti.

I mercati azionari e obbligazionari festeggiano in previsione dei tagli dei tassi

La banca centrale USA ha quasi terminato la svolta della sua politica monetaria avviata all’inizio dell’anno. Il presidente della Fed, Powell, non ha ancora annunciato esplicitamente le misure sui tassi d’interesse, ma le sue dichiarazioni sono state interpretate quasi all’unanimità come l’effettivo inizio di un nuovo ciclo di taglio dei tassi d’interesse. È quindi probabile che a breve la Fed effettuerà i primi tagli precauzionali dei tassi, nonostante gli indici azionari siano ai massimi storici, la disoccupazione sia ai minimi da decenni e l’inflazione di fondo sia addirittura leggermente superiore all’obiettivo della banca centrale USA da quasi un anno. Detto questo, l’intensificarsi dei fattori imponderabili (conflitti commerciali), la diminuzione della dinamica dell’inflazione, nonché i segnali di un rallentamento congiunturale sono stati indicati dalla Fed come motivi per un possibile allentamento monetario.
I mercati finanziari USA stanno scontando tre tagli dei tassi nei prossimi 6-9 mesi. Ma la Fed davvero prevede seri rischi congiunturali e deflazionistici negli USA? È possibile che guardi al “resto del mondo” e che voglia facilitare i tagli dei tassi d’interesse altrove (Cina, Europa)? O alla fine sta cedendo alle pressioni del presidente americano Trump? Non sappiamo davvero quali motivazioni stiano guidando la politica delle banche centrali di questi tempi, ma i mercati finanziari hanno esultato, a partire dagli asset rischiosi (azioni, obbligazioni high yield) agli asset meno rischiosi (titoli di Stato, oro, yen). A giugno, l’indice MSCI EM ha guadagnato quasi il 6%; i mercati azionari sviluppati addirittura il 6,5% circa. Anche i titoli di Stato e le obbligazioni societarie sono saliti quasi ovunque nel mondo. Le obbligazioni dei paesi emergenti hanno nuovamente registrato degli afflussi, soprattutto quelle in valuta forte.

Le bad news sono di nuovo good news (per il momento)

Questo ci riporta a un contesto, in cui i mercati finanziari reagiscono in modo piuttosto positivo ai dati congiunturali più deboli, perché rendono più probabili ulteriori tagli dei tassi d’interesse, mentre è più probabile che reagiscano negativamente ai dati “troppo buoni”. Naturalmente, questa costellazione non è stabile a lungo termine. Alle cattive notizie si reagirà di nuovo in modo negativo al più tardi quando, nonostante i tagli precauzionali dei tassi d’interesse, i dati economici non miglioreranno come sperato o gli utili aziendali saranno comunque inferiori alle aspettative. In compenso, tuttavia, le notizie positive saranno registrate di nuovo come tali, quando implicheranno che le economie e le aziende possono di nuovo fare a meno di un nuovo sostegno delle banche centrali.

A lungo termine sono più importanti gli utili aziendali degli interventi sui tassi

Il passato ha mostrato che ciò vale soprattutto per i paesi emergenti. I tagli dei tassi d’interesse negli USA e un dollaro – potenzialmente – più debole, sono in linea di principio positivi per i mercati azionari e obbligazionari dei paesi emergenti, ma ciò che in ultima analisi è più importante è l’andamento degli utili aziendali. A questo proposito, nei prossimi mesi gli indicatori sono in genere ancora orientati al ribasso. Resta da vedere se il focus degli operatori di mercato sui tagli dei tassi d’interesse e sulla prevista ripresa economica globale nella seconda metà dell’anno sarà sufficiente a far passare il tempo fino al momento in cui gli utili aziendali saranno più alti (e, naturalmente, se tale miglioramento degli utili si verificherà o meno). Non va inoltre sottovalutato che l’arsenale della banca centrale USA per stimolare l’economia è molto più modesto che in passato, per non parlare della BCE e della Banca del Giappone.

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