L’immagine dei turisti in fila per salire sulla vetta dell’Everest è la fotografia di come il business del turismo non sia più solo un affare economico, ma anche un problema ambientale e di sostenibilità. Tanto che, ora si pensa di chiudere gli accessi al campo base cinese sotto la cima dell’Everest così come è allo studio l’ipotesi di tassare i viaggiatori per salvare le spiagge una volta incontaminate di Bali dalla plastica. Il tema turismo e sostenibilità è al centro del dossier del numero di maggio della rivista Valori e racconta di un’emergenza alla quale tutti noi prendiamo parte. I dati sono impressionanti: secondo l’Organizzazione mondiale del turismo (UNWTO) i viaggiatori internazionali sono 1,4 miliardi all’anno nel 2018 (+6% rispetto al 2017) pari a quasi il 20% della popolazione mondiale, e pari a un PIL globale di almeno 8.800 miliardi di dollari l’anno, tra contributi diretti, indiretti e indotti.

Lo spostamento di miliardi di persone in giro per il mondo significa milioni di camere d’albergo e di chilometri percorsi con tutti i mezzi possibili (bicicletta, auto, pullman, navi, treni, aerei) e soprattutto un consumo elevato di risorse naturali. L’Agenzia europea per l’ambiente ha calcolato che ogni turista consuma un quantitativo giornaliero di acqua in misura 3 o 4 volte superiore a un residente permanente. Viaggiare aumenta anche le emissioni di carbonio come ha riportato uno studio pubblicato nel maggio 2018 su Nature: l’impronta ecologica globale del turismo vale circa l’8% delle emissioni globali di gas a effetto serra ed è dovuta ai trasporti, ma anche allo shopping e al cibo.

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