Sempre più spesso le opere d’arte entrano nelle strategie di Wealth Management quale strumento di asset allocation. Si tratta, infatti, di un mercato costantemente in crescita, con ottime possibilità di diversificazione ed alta redditività, a condizione di essere consapevoli delle peculiari dinamiche del settore. Il ruolo dell’Art Advisor è pertanto fondamentale per gestire una collezione, soprattutto nell’ottica di trasformare la passione nell’arte in un vero e proprio investimento. A tal fine è necessario che il collezionista adotti un sistema di gestione e di archiviazione della collezione quanto più vicino a quelli utilizzati per la detenzione degli strumenti finanziari e degli asset immobiliari. Ad esempio è necessario catalogare con cura le opere che compongono la collezione, dando evidenza delle autentiche rilasciate dagli artisti e delle certificazioni del prezzo di acquisto. Al fine, poi, di tracciare la storia dell’opera, sarà necessario avere documentazione di tutti i prestiti effettuati, le pubblicazioni, le esposizioni temporanee in cui è stata esibita.

Ai fini assicurativi, specialmente in caso di prestiti, sarà necessario annotare anche lo stato di conservazione delle opere, gli interventi di restauro, la variazione delle condizioni espositive. Inoltre, un costante monitoraggio dei prezzi di vendita sul mercato potrà essere utile per attribuire all’opera un valore quanto più possibile aggiornato. Si tratta di un’operazione complessa, ancor più necessaria qualora il collezionista intenda pianificare il passaggio generazionale del proprio patrimonio. In questo momento, infatti, si pone il problema del destino della collezione, tra mantenimento dell’integrità della stessa e smembramento tra gli eredi. È chiaro che soltanto la soluzione di mantenere l’unitarietà della collezione può garantire la conservazione nel tempo del valore. Tuttavia è necessario istituire per tempo uno strumento di gestione del patrimonio che possa assicurare la valorizzazione della collezione.

Investire in arte: i vantaggi del Trust

Sotto questo punto di vista uno strumento estremamente flessibile è il Trust per la detenzione e conservazione di opere d’arte: in questo caso il collezionista, in vita o con un testamento, potrebbe istituire un trust cui conferire l’intera collezione, fissando i criteri cui dovrà attenersi il trustee per la gestione. In particolare sarà necessario disciplinare le modalità di valorizzazione della collezione, ad esempio tramite il prestito delle opere d’arte al fine di essere esposte in occasioni di mostre, la circolazione delle stesse, la pubblicazione sulle monografie e sulla stampa specializzata, la concessione dei diritti legati alle immagini. Oppure sarà possibile indicare le modalità di accrescimento della collezione stessa, utilizzando risorse finanziarie conferite a tal scopo nel trust oppure derivanti dal ricavato della vendita di talune opere o dai proventi della gestione della collezione. Infine sarà anche possibile destinare tali proventi a strumenti di investimento nell’interesse dei beneficiari del reddito del trust, in modo che anche costoro possano partecipare dell’utilità generata dalla collezione d’arte.

In questo modo la passione del collezionista potrebbe diventare un mezzo per assicurare un’integrazione del reddito degli eredi, mantenendo al contempo l’unità della collezione nel tempo. In assenza di eredi il ricorso allo strumento del trust potrebbe essere consigliato anche per finalità filantropiche, ad esempio per destinare la collezione al pubblico, facendo circolare le opere d’arte tra musei e gallerie oppure prevedendo la costituzione di uno spazio pubblico ove esporle. Tramite la gestione di un soggetto professionale, quale una trust company riconosciuta sul territorio, si potrebbero stabilire delle proficue sinergie con le istituzioni culturali pubbliche senza gravare sui bilanci degli enti pubblici.

Investire in arte: i vantaggi fiscali dell’Art bonus

Tuttavia l’investimento nella cultura può generare anche un ritorno dal punto di vista fiscale. Sotto questo profilo un contributo molto importante è costituito dalle erogazioni liberali effettuate da imprese, persone fisiche ed enti non commerciali che decidono di destinare una parte delle proprie risorse all’arte.
Nell’attuale assetto normativo, per fruire delle agevolazioni sulle erogazioni liberali è necessario che il beneficiario sia un ente pubblico, oppure un ente privato che si qualifichi come associazione o fondazione legalmente riconosciuta. In questo caso, le donazioni sono deducibili al 100% dal reddito delle imprese; per le persone fisiche, invece, è prevista una detrazione d’imposta (che ricordiamo va ad abbattere l’imposta lorda) nella misura del 19%. Nell’ambito della riforma degli Enti del Terzo Settore (ETS) è previsto che, a regime, le persone fisiche possano detrarre dall’imposta lorda un importo pari al 30% delle erogazioni liberali in denaro o in natura, per un importo complessivo non superiore a 30.000 euro, mentre le imprese possono dedurre tali erogazioni dal reddito nel limite del 10% del reddito complessivo dichiarato, qualora l’ente privato che le riceve sia un Ente del Terzo Settore (ETS) che non eserciti attività commerciale (la cosiddetta “più dai, meno versi”). Il regime più favorevole viene tuttavia riconosciuto al settore pubblico, il quale dà diritto di fruire del cosiddetto Art Bonus, un consistente beneficio fiscale (costituito da un credito d’imposta pari al 65% della somma donata) che viene accordato sia ad individui che ad imprese che effettuano donazioni per sostenere specifici interventi di restauro, manutenzione di beni pubblici, sostegno degli istituti e dei luoghi della cultura pubblica di appartenenza (musei, biblioteche, archivi, aree e parchi archeologici, complessi monumentali), realizzazione di nuove strutture, restauro e potenziamento di quelle esistenti, delle fondazioni lirico-sinfoniche o di enti o istituzioni pubbliche che svolgono attività nello spettacolo, senza scopo di lucro.

L’Art Bonus è il più importante strumento oggi esistente per sostenere il mecenatismo diffuso, dal momento che chiunque, sia privati che imprese, possono beneficiare di un credito di imposta pari al 65% dell’importo donato a sostegno del patrimonio culturale pubblico italiano. Nell’ambito di una corretta strategia di Wealth Management sarà pertanto necessario individuare gli interventi culturali che possano assicurare un risparmio di imposta. Inoltre gli enti culturali privati dovranno accertarsi di rientrare tra i beneficiari individuati dalla vigente normativa: a tal fine fondazioni e trust per la gestione del patrimonio artistico potranno avere un ruolo determinante per attrarre il sostegno dei nuovi mecenati.

Articolo pubblicato su Patrimonia & Consulenza a cura dell’avvocato Edoardo Tamagnone, fondatore dello Studio Legale Tamagnone Di Marco, specializzato  in diritto internazionale e tributario oltre che esperto in pianificazione patrimoniale

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