Negli ultimi anni la demografia dei paesi più evoluti si è profondamente modificata, tanto profondamente e tanto uniformemente da dare origine al fenomeno noto come transizione demografica, determinando una serie di cambiamenti nella vita delle persone. I progressi della medicina e il miglioramento della qualità media della vita e del lavoro, insieme con i lunghi decenni di pace nei quali nessuna guerra è venuta a decimare la popolazione europea, con l’eccezione delle popolazioni coinvolte nella guerra della ex Iugoslavia, hanno determinando l’aumento della popolazione anziana e dell’aspettativa di vita (attualmente 84,7 anni per le donne e 80,6 per gli uomini), portando a un graduale costante invecchiamento globale dei paesi sviluppati. Il risultato è una vecchiaia molto diversa da quella di anche solo due generazioni fa, con un riflesso importante sul piano di utilizzo delle risorse durante una fase molto più lunga della vita e conseguente slittamento del trasferimento della ricchezza alle generazioni successive.

Piramide dell’età

La piramide demografica è una rappresentazione della popolazione per classi d’età che descrive l’andamento demografico. Dalla forma di una piramide dell’età si può dedurre la storia demografica di una popolazione e l’andamento demografico a cui sta tendendo:

  • forma prettamente piramidale: popolazione in crescita, la stessa che l’Italia aveva negli anni 50 del secolo scorso;
  • piramide tendente a un rettangolo: crescita nulla, la forma che l’Italia ha oggi;
  • piramide tendente a un trapezio: decremento, la forma che avrà domani; la popolazione residente in l’Italia è oggi di 60.483.973 individui, stimata a 53.291.930 per il 2065.

Entro lo stesso termine, il 2065, l’aspettativa di vita è stimata in crescita a 86,1 anni e 90,2 anni, rispettivamente per uomini e donne. Quindi meno individui ma più anziani. Nei primi anni 50 del secolo scorso la speranza di vita alla nascita era di 66,32 anni, salita di 72,14 anni nel quinquennio 1970-1975, per arrivare a 81 anni in quello 2005-2010. Il processo di invecchiamento in Italia si è prodotto in particolar modo tra gli anni 70 e gli anni 2000. Nella stima della popolazione residente attesa per l’Italia, un contributo determinante è esercitato dalla previsione delle emigrazioni da e per l’estero. Il rapporto tra la popolazione oltre 65 anni e la popolazione in età attiva, oggi pari al 30,09% (tasso di dipendenza anziani), crescerà continuamente fino a raddoppiare nei prossimi 40 anni.

Intorno al 2045 la popolazione in età attiva (cioè in età lavorativa ma non necessariamente occupata) scenderà, secondo le stime Istat, già al 54,5% del totale, mentre la quota di ultrasessantacinquenni si prevede al 34% del totale. L’aumento importante dell’invecchiamento della società italiana è dovuto in parte al passaggio delle coorti del baby boomers (1961-76) nella tarda età attiva (39-64 anni) e nell’età senile (65 e più).
Il rapporto tra anziani e italiani in età lavorativa, già critico, potrebbe essere uno dei motivi del collasso del sistema pensionistico italiano. Tra cinquant’anni si prevedono infatti quasi 10 milioni di soggetti attivi in meno e circa 4 milioni di anziani in più. Questa transizione demografica riguarda larga parte del mondo, con un deciso invecchiamento della popolazione di tutti i paesi sviluppati, galoppante in alcune aree come tutta Europa (in particolare l’Italia) Cina e Giappone, bilanciato dalla forte natalità in paesi come l’America Latina e sovvertito letteralmente dal numero di nascite in Africa, che quindi non partecipa a questo fenomeno di invecchiamento globale. Gli anziani (over 65) nel mondo, pari a 617 milioni nel 2015, più o meno il doppio della popolazione degli Stati Uniti, arriveranno probabilmente a 1 miliardo nel 2030, tra una dozzina di anni, per svettare oltre 1.6 miliardi di persone entro la metà di questo secolo.

Articolo pubblicato su Patrimonia & Consulenza a cura di Emanuela Notari 

Diritto d’autore: unsplash-logoRod Long

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