Quest’anno le azioni dei mercati emergenti sono rimaste nettamente dietro ai mercati azionari sviluppati, mentre per le obbligazioni c’è un quadro completamente opposto. Nei primi nove mesi dell’anno, le obbligazioni dei mercati emergenti (EM) sono state tra le prime in termini di performance.
Cosa può accadere alle azioni? Cominciano dal fatto che si sono accese nuove speranze di distensione nella guerra commerciale. Nella migliore delle ipotesi, si prevede un mero “cessate il fuoco”, ma i segnali di distensione fanno ben sperare. Le nuove dichiarazioni dalla Casa Bianca, secondo le quali un accordo, seppur parziale, tra Usa e Cina sarebbe stato imminente o praticamente raggiunto, hanno dato un nuovo impulso ai corsi azionari nella prima metà di ottobre 2019. Tuttavia, se mai dovesse riuscire, l’accordo parziale con la Cina annunciato euforicamente dal presidente degli Usa, Donald Trump, sembra nel migliore dei casi non sarà altro che una tregua. Le differenze quasi incolmabili sulle questioni fondamentali e a lungo termine rimangono invariate. Pertanto, non cambia nulla di sostanziale nella situazione generale: le incertezze per le catene di approvvigionamento globali continuano, come pure la possibilità di una nuova escalation della guerra. Va sottolineato ancora una volta che il rallentamento della crescita cinese fondamentalmente ha ben poco a che fare con il conflitto commerciale. Pertanto, sarebbe sbagliato aspettarsi che una tregua, o “de-escalation”, conduca di per sé a una nuova ripresa economica.
Affinché questo avvenga, gli stimoli fiscali oppure la concessione di prestiti in Cina dovrebbero aumentare molto di più e attualmente per entrambi ci sono poche indicazioni. Il dollaro Usa, il quale continua a essere molto forte nonostante un altro taglio dei tassi di interesse negli Usa, conferma il quadro di un’economia globale per il momento ancora debole.
I previsti tagli dei tassi, nell’Ue e negli Usa, hanno avuto effetti relativamente modesti sui mercati e avranno un impatto economico reale molto limitato sui Paesi emergenti. Consentono tuttavia alle banche centrali dei mercati emergenti di ridurre ulteriormente i tassi d’interesse.
Il rallentamento del commercio globale e la pressione sugli utili aziendali, al momento, non indicano alcun nuovo rilancio generale sui mercati azionari. Sul fronte del commercio globale la Cina è e rimane molto importante per i mercati emergenti. Finché non riprenderanno a salire le importazioni cinesi è probabile che, nella migliore delle ipotesi, la crescita di gran parte dei Paesi emergenti non possa essere significativa. Lo stesso vale per gli utili della maggior parte delle imprese dei mercati emergenti. Le esportazioni della Corea del Sud sono un buon barometro dell’economia mondiale ed è interessante notare che si muovono anche in parallelo con gli utili aziendali aggregati dei Paesi emergenti. Il trend di queste esportazioni, al momento, continua a puntare verso il basso, senza alcun segnale di stabilizzazione. Anche questo non fa pensare, per ora, a un’imminente e generale ripresa dei corsi sui mercati azionari emergenti.

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