L’ultimo a salire sul carro della transizione energetica è stato Warren Buffett, da sempre punto di riferimento per gli investitori, che ha scelto di puntare sulla mobilità elettrica attraverso Forest River, società americana produttrice di veicoli commerciali e ricreativi che fa parte di Berkshire Hathaway, che ha stretto una partnership con GreenPower Motor Company, azienda produttrice di autobus elettrici. Non è la prima volta che Buffett vira sulle auto elettriche ma, questa volta, è una dichiarazione di intenti di lunghissimo termine. La ragione è semplice: la transizione energetica guida la trasformazione economica in atto che che passa dall’utilizzo di fonti energetiche non rinnovabili, come il petrolio, a fonti rinnovabili (eolico, solare, idrogeno) ed è il punto focale dei modelli di sviluppo sostenibile. Ecco perché investire nella transizione energetica è un’opportunità di lungo termine.

  1. La transizione energetica da fonti fossili a rinnovabili sta cambiando le politiche economiche di diversi Stati. L’America guidata da Joe Biden ha lanciato un piano che punta a decarbonizzare l’energia elettrica americana entro il 2035 e ha l’obiettivo di portare gli Stati Uniti verso zero emissioni entro il 2050. L’Europa ha varato il Green Deal che ha l’obiettivo di emission zero entro il 2030 ed è collegato al piano Next Generation Eu che ha ispirato la linea del Governo Draghi in Italia.
  2. I Paesi asiatici (Cina, Corea, Singapore) hanno fatto passi importanti verso la transizione energetica. La Cina è il più grande produttore mondiale di moduli fotovoltaici, turbine eoliche e batterie agli ioni di litio fondamentali per la mobilità elettrica e per l’immagazzinamento dell’energia. La Corea ha lanciato il piano Korean New Deal: National Strategy for a Great Transformation che punta a emissioni zero entro il 2025 e Singapore ha varato il  Singapore Green Plan 2030 che spinge su mobilità elettrica e obbligazioni verdi.
  3. La transizione energetica ha implicazioni geopolitiche importanti. Un report di Irena dal titolo Global Energy Transformation spiega che da qui al 2050 l’elettricità dovrà soddisfare il 50% del fabbisogno energetico globale contro il 20% di oggi a causa di un maggior utilizzo per trasporti e riscaldamento.
  4. Il processo di transizione energetica è legato a filo doppio alla decarbonizzazione del Pianeta che porterà a nuovi equilibri politici dove i cosiddetti “elettrostati” domineranno la scena come in passato era toccato ai Paesi produttori di greggio. Questa è un’occasione per aree come il Sud Europa e la costa settentrionale dell’Africa ricche di risorse solari per migliorare la crescita economica e la produttività a livello strutturale.
  5. La guerra tra Cina e Usa che fino ad oggi si è giocata sulla tecnologia si sposterà sulla transizione energetica. La Cina è avvantaggiata dal punto di vista delle materie prime: il Paese controlla oltre il 90% del mercato delle terre rare ed è il maggior produttore mondiale di litio e cobalto. Gli Stati Uniti dominano invece il mercato delle auto elettriche che entro il 2030 dovrebbero diventare un terzo delle nuove auto vendute a livello globale.

Diritto d’autore: Photo by American Public Power Association on Unsplash

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