Dopo che i dati congiunturali della Cina hanno ripetutamente deluso le aspettative negli ultimi mesi, di recente ci sono state di nuovo alcune sorprese positive. Gli ultimi dati sul commercio estero sono stati più forti del previsto, sia per le esportazioni che per le importazioni. Il fatto che una parte della crescita sia stata trainata dai prezzi cambia poco. Anche gli indici dei direttori d’acquisto e i dati relativi alla crescita del secondo trimestre di recente sono stati abbastanza buoni e in parte superiori alle previsioni. Tuttavia, confermano anche che l’economia interna nel settore dei servizi è più debole di quanto sperato da Pechino, per esempio nel turismo.

Allo stesso tempo, i governi cinesi locali hanno ancora una notevole “potenza di fuoco” finanziaria per i prossimi trimestri, dopo essere stati finora riluttanti a investire. Si prevede che questa verrà anche utilizzata se la situazione congiunturale lo dovesse richiedere. L’impulso creditizio cinese aveva già segnalato per tempo il rallentamento della crescita, ma recentemente ha mostrato una tendenza alla stabilizzazione. Resta da vedere se salirà da subito o solo un po’ più avanti nel corso dell’anno. La maggior parte degli osservatori si aspetta una ripresa della congiuntura cinese nel corso della seconda metà dell’anno.

Stanno suscitando molto scalpore gli interventi normativi delle autorità cinesi contro i grandi gruppi internet e tecnologici e, più recentemente, contro gli operatori attivi nel settore della formazione ai quali è stato vietato raccogliere fondi tramite quotazioni azionarie e capitali stranieri.

Tra questi il fornitore di servizi di trasporto Didi che, a pochi giorni dal suo ingresso in Borsa negli USA ha dovuto affrontare attacchi massicci da parte delle autorità di regolamentazione cinesi. Tuttavia, queste avevano apparentemente criticato numerose gravi violazioni della società già prima dell’ingresso in Borsa, soprattutto nel campo della protezione dei dati.

Nel complesso, il governo di Pechino sembra perseguire diversi obiettivi con le continue misure contro aziende come Alibaba, Tencent, Didi e altri gruppi tecnologici. Da un lato, vorrebbe evidentemente limitare il loro potere e la loro influenza, dall’altro Pechino non è particolarmente entusiasta delle continue quotazioni sulle Borse Usa e vorrebbe invece dirottare le quotazioni sui propri mercati finanziari a Hong Kong e sul continente. Questo ha qualcosa a che fare sia con il controllo sulle imprese sia sui flussi di capitale. Allo stesso tempo, Pechino non ha però alcun interesse a mettere in pericolo l’esistenza dei giganti digitali cinesi, almeno non finché questi sono vantaggiosi per l’economia e la società.

Diritto d’autore: Photo by James Coleman on Unsplash

 

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