Analizzando il mese di settembre e la prima metà di ottobre, i mercati azionari dei Paesi emergenti hanno tenuto complessivamente meglio dei mercati sviluppati. È questo l’inizio di una sovra performance un po’ più sostenibile dei mercati emergenti? Naturalmente non possiamo prevederlo con certezza, ma le probabilità non sono poi così scarse. Per il momento infatti il dollaro USA potrebbe aver visto il suo picco e in Cina il rallentamento congiunturale dovrebbe aver toccato il fondo.

È inoltre interessante notare che nelle ultime settimane i flussi di investimento sa parte degli investitori internazionali nelle azioni dei Paesi emergenti sono continuati, mentre le obbligazioni hanno registrato dei deflussi. Questi ultimi sono dovuti probabilmente al rialzo dei rendimenti obbligazionari USA e alla crescente convinzione di molti operatori di mercato che l’inflazione degli ultimi mesi potrebbe essere meno breve di quanto stiano ancora prevedendo al momento le grandi banche centrali.

Inflazione e scarsità energetica: si rischiano impatti a cascata fino ai generi alimentari

In questo contesto, non va dimenticato che il recente aumento dei prezzi del petrolio, del gas e del carbone potrebbe ancora comportare numerosi “effetti a cascata”. Già ora, per esempio, si può osservare un forte aumento dei prezzi dei fertilizzanti in conseguenza di maggiori costi dell’energia o di interruzioni della produzione dovute alla scarsità di energia. Questo potrebbe a sua volta spingere in alto i prezzi di molti prodotti alimentari, i quali sono già aumentati nettamente negli ultimi mesi.

Storicamente, i prezzi degli alimentari diventano critici non appena il loro costo supera circa un terzo del reddito disponibile della popolazione. Allora si rischiano turbolenze politiche (interne). Per ora solo alcuni paesi si trovano in questa situazione, ma lo scenario è ancora incerto e va monitorato con attenzione.

Materie prime, rialzo dei prezzi solo temporaneo?

È interessante notare che molte società di materie prime, anche e specialmente nei mercati emergenti, sono valutate come se l’attuale impennata dei prezzi delle materie prime possa finire presto. In realtà, una notevole parte dell’aumento dei prezzi di molte materie prime dovrebbe dipendere squilibri temporanei di domanda e offerta, compresi i fenomeni meteorologici e i problemi nelle catene di approvvigionamento. D’altra parte, la promozione accelerata a livello globale delle energie rinnovabili, dei veicoli elettrici e dei diversi grandi progetti infrastrutturali dovrebbe fornire un’ulteriore spinta alla domanda. Allo stesso tempo, gli investimenti in nuovi progetti legati alle materie prime e le infrastrutture necessarie a realizzarli sono tendenzialmente diminuiti negli ultimi dieci anni. Definiti come progetti “insostenibili” o “sporchi”, vengono sempre meno finanziati dalle banche e dai mercati finanziari e/o bloccati sul fronte politico. Questo rende difficile, o più costoso, ampliare l’offerta o sostituire i depositi già esauriti. Di conseguenza, a lungo termine si rischiano deficit di offerta permanenti e prezzi delle materie prime più alti in diversi settori. Questo a sua volta fornisce corrispondente potenziale a lungo termine per le quotazioni di azioni delle società che operano in tali settori, specialmente per quelle che in futuro useranno metodi di produzione e lavorazione più sostenibili per estrarre le materie prime.

A cura del Team CEE & Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital Management

Diritto d’autore: Photo by Keagan Henman on Unsplash

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