La pandemia del Covid-19 ha cambiato la nostra vita quotidiana, lo faranno anche il cambiamento climatico e le misure necessarie per affrontarlo. A differenza della pandemia, il cambiamento climatico avrà un impatto a lungo termine sulla nostra vita, sulle decisioni politiche o sul modo in cui molte aziende producono e offrono i loro prodotti e servizi. Perché il cambiamento climatico è letteralmente arrivato per restare.

Il settore energetico è la principale fonte di emissioni di gas a effetto serra

Nell’aprile del 2021, 40 capi di Stato e di governo hanno partecipato al vertice sul clima. Questo ha indubbiamente suscitato la speranza che anche i decisori che hanno in mano le leve del potere abbiano riconosciuto lo spirito del tempo. La priorità numero uno di questo vertice sul clima era la riduzione dei gas serra, nello specifico delle emissioni di CO2.

Uno sguardo ai maggiori emittenti di gas serra evidenzia che il settore energetico produce circa due terzi del totale dei gas serra generati. Un ruolo importante in questo lo gioca la produzione di elettricità, dato che essa causa un buon 40% delle emissioni totali di CO2 correlate all’energia. Questa è una delle aree in cui dobbiamo far leva. Tuttavia, un po’ più di elettricità dal solare e dall’eolico non sarà sufficiente per rendere il settore dell’elettricità più verde. Ciò diventa ancora più evidente quando ci si rende conto che, secondo le previsioni dell’AIE, la domanda globale di elettricità dovrebbe aumentare del 50% nei prossimi 20 anni, tra l’altro, a causa della crescita della popolazione, nonché della crescente elettrificazione del settore dei trasporti.

I settori dell’energia solare ed eolica hanno prospettive di crescita a lungo termine

Di conseguenza, non è solo l’attuale mix energetico a dover diventare “più verde”, anche la crescente domanda di elettricità dovrà essere soddisfatta il più possibile con elettricità da energie rinnovabili. Ed è inevitabile che questo accadrà. L’AIE prevede che le capacità di produzione di elettricità dalle energie rinnovabili aumenteranno di quasi tre volte entro il 2040 (rispetto al 2019). L’aumento di gran lunga più significativo è previsto per l’elettricità solare. Le capacità dovrebbero aumentare di sei volte. L’elettricità eolica dovrebbe triplicare, mentre le capacità idroelettriche dovrebbero aumentare “solo” del 35%. Pertanto, l’energia solare e quella eolica hanno un ruolo estremamente importante nella lotta al cambiamento climatico. Ora l’hanno capito anche i politici. Oltre al Green Deal dell’UE, senza dubbio un elemento fondamentale nella lotta al cambiamento climatico, quasi tutti gli Stati si sono impegnati a ridurre le emissioni di CO2. In questo senso, gli USA, sotto il presidente Joe Biden, vorrebbero assumere una sorta di ruolo pionieristico nella politica climatica, mentre la Cina, a sua volta, si impegna a raggiungere la neutralità climatica entro il 2060.

Di fronte a questi obiettivi assolutamente ambiziosi, si può prevedere una crescita a lungo termine dei settori dell’energia solare ed eolica. Già adesso, nel campo dell’energia solare in alcuni Stati degli USA, ma anche in Europa, si sta assistendo a un vero e proprio boom dei pannelli solari sulle case. Gli operatori dei parchi solari, a loro volta, traggono profitto dai costi nettamente in calo della produzione di elettricità. Questi sono diminuiti di oltre l’85% negli ultimi dieci anni. Grazie a questi sviluppi favorevoli sul piano dei costi, in molte parti del mondo l’elettricità solare è già competitiva rispetto all’energia ottenuta da gas, carbone o dal nucleare.

La situazione è simile per l’elettricità prodotta negli impianti eolici. Anche qui, i costi sono diminuiti nettamente negli ultimi anni. A differenza del fotovoltaico, tuttavia, questo ha meno a che fare con il calo dei costi delle attrezzature che con il dimensionamento delle turbine eoliche stesse. Qui il motto è “sempre più alte, sempre più grandi, sempre più potenti”. Le turbine eoliche onshore in zone climaticamente favorevoli sono in grado di competere molto bene. Anche se l’eolico offshore beneficia di velocità del vento più alte e più costanti, attualmente i costi sono comunque ancora più alti rispetto alle turbine eoliche onshore, dato che le attrezzature aggiuntive (stazioni di trasformazione, cavi ecc.) nonché i costi di installazione più alti hanno un impatto negativo. Anche qui si prevede che i costi scenderanno ulteriormente nel tempo. Le dimensioni attuali sono già gigantesche. Tra due anni, il gigante industriale General Electric lancerà sul mercato una turbina da 13 MW con un’altezza di 260 metri e una lunghezza delle pale del rotore di 107 metri. Un singolo giro di queste pale del rotore può fornire elettricità a una casa media britannica per più di due giorni interi e non si è ancora giunti al capolinea. Vestas Wind Systems sta lavorando a una turbina da 15 MW. A questa crescita vorrebbero partecipare anche le aziende che al momento sono ancora ritenute fondamentalmente i driver della crisi climatica. Da due o tre anni ormai, alcune delle grandi compagnie petrolifere e del gas entrano in misura crescente sul mercato. Queste sperano inoltre di migliorare così i loro bilanci di CO2.

Senza l‘idrogeno la transizione energetica non avrà successo

L’elettricità ottenuta dall’energia solare ed eolica sostituirà quindi sempre più la produzione di energia elettrica dal carbone e gas. Tuttavia, poiché l’energia solare ed eolica sono considerate fonti cosiddette intermittenti di elettricità – a causa della disponibilità non costante del sole e del vento possono essere utilizzate molto meno di 24 ore al giorno -, una quota troppo alta di energia elettrica solare ed eolica nel mix energetico complessivo può mettere in pericolo la sicurezza dell’approvvigionamento, nonché mettere ulteriormente sotto pressione le reti energetiche. Di conseguenza, il tema dell’immagazzinamento dell’energia ha un ruolo sempre più importante. Le batterie hanno lo svantaggio di poter coprire la domanda di elettricità solo per poche ore, al massimo per alcuni giorni. L’idrogeno, invece, può fungere da serbatoio di energia per più giorni e di tipo stagionale per la rete elettrica. Inoltre, l’idrogeno è più che abbondante. L’idrogeno costituisce circa il 75% di tutta la materia nell’universo (per massa). L’idrogeno ha anche il vantaggio di avere una densità energetica molto alta – un chilogrammo di idrogeno ha quasi tre volte il contenuto energetico della benzina e più del doppio di quello del gas naturale.

L’idrogeno verde non solo può sostituire l’attuale produzione di idrogeno da energie fossili, ma può anche contribuire in modo significativo alla decarbonizzazione della produzione globale di energia elettrica senza compromettere la sicurezza dell’approvvigionamento. Tuttavia, il settore dell’energia elettrica non è l’unico settore dove l’idrogeno può contribuire alla riduzione dei gas serra. Anche altri settori come l’industria siderurgica, l’industria chimica o il settore dei trasporti possono essere almeno parzialmente decarbonizzati con l’aiuto dell’idrogeno. Sia nell’industria siderurgica che in quella chimica esistono numerosi progetti pilota promettenti.

L’efficienza energetica è un elemento importante della transizione energetica

L’elettricità o l’idrogeno verde rappresentano, tuttavia, solo due pilastri per raggiungere gli ambiziosi obiettivi climatici. Un altro modo consiste nel migliorare l’efficienza energetica degli edifici. Il potenziale in questo campo è enorme. Nell’UE, circa il 40% del consumo di energia è imputabile agli edifici. Allo stesso tempo, questi sono responsabili del 36% circa delle emissioni di gas serra correlate all’energia. Il motivo di queste percentuali elevate è in primo luogo che il 35% degli edifici nell’Unione Europea ha più di 50 anni e il 75% del parco immobiliare è inefficiente sotto il profilo energetico. Per rimediare a questo, il tasso di ristrutturazione attuale dell’1% all’anno deve essere almeno raddoppiato. Ed è proprio questo che l’UE vuole ottenere con la sua offensiva di ristrutturazione nel quadro del Green Deal. A questo proposito, la comunità internazionale sta spendendo molti soldi. Secondo le stime dell’UE, fino al 2030 saranno necessari 275 miliardi di euro di investimenti aggiuntivi all’anno negli edifici affinché il tasso di ristrutturazione salga al 2%.

Tuttavia, questo non dovrebbe soltanto ridurre significativamente le emissioni di CO2, gli investimenti dovrebbero inoltre dare un contributo importante per stimolare la ripresa economica e ridurre la povertà energetica. Secondo la Commissione UE, attualmente quasi 34 milioni di europei non possono permettersi di riscaldare la propria casa. Le misure per aumentare l’efficienza energetica servono quindi anche a combattere la povertà energetica. Hanno un impatto positivo sulla salute e il benessere delle persone e contribuiscono a mantenere basse le bollette energetiche.

L’importanza della riqualificazione degli edifici

Proprio in Europa c’è un gran numero di aziende che si sta dedicando al tema degli edifici verdi e quindi sta dando il proprio contributo per aumentare l’efficienza energetica. Si può partire da un isolamento migliore. Questo non solo riduce la necessità di riscaldamento e raffreddamento, ma l’uso di materiale per l’involucro esterno degli edifici può portare inoltre a un risparmio di CO2. Una delle più grandi aziende europee in questo campo, per esempio, nei suoi componenti per l’isolamento sta puntando sempre più sul riutilizzo di materiali plastici (p. es. bottiglie in PET o rifiuti di plastica dall’oceano).

Tuttavia, un isolamento migliore da solo non fa ancora di un edificio un edificio verde. Questo significa piuttosto che gli edifici, oltre ai materiali utilizzati, vengono dotati di un sistema completo di gestione dell’energia (parola chiave “Internet delle cose”). Questo consente di utilizzare i dati dei dispositivi collegati in rete, di eseguire prontamente i lavori di manutenzione, di gestire sistemi edilizi e stanze, di monitorare la fornitura di energia elettrica e di ottimizzare il consumo energetico. Quest’ultimo viene anche supportato dall’uso dei cosiddetti contatori intelligenti. Questi registrano l’energia elettrica consumata da un edificio e trasmettono questi dati in formato digitale. Non solo rappresentano un modo per le aziende dei servizi pubblici di ottimizzare l’uso dell’energia, ma forniscono al consumatore di energia i dati sull’offerta di energia così come il fabbisogno di energia al momento dell’uso. In questo modo, il consumatore può adattare meglio le proprie abitudini di consumo energetico al fabbisogno reale di energia.

Un’altra componente di un edificio “verde” viene dall’industria dell’illuminazione. I sistemi di illuminazione a LED riducono sia le emissioni di CO2 che i costi operativi. Secondo l’azienda Signify, circa l’80% dell’illuminazione esistente nei paesi del Benelux potrebbe essere sostituito da sistemi di illuminazione a LED. La situazione non è molto diversa nel resto dell’Europa. Signify stima che con una tale conversione in Europa si potrebbe ottenere un risparmio di circa 40 miliardi di euro. Inoltre, l’azienda prevede un risparmio di CO2 di circa 100 milioni di tonnellate.

Come si può vedere, la lotta al cambiamento climatico riguarda diversi campi. La transizione energetica stessa è già in pieno svolgimento, nei prossimi anni ci accompagnerà costantemente. E ognuno di noi può e deve farne parte!

Come valutare la sostenibilità della transizione energetica

Il cambiamento climatico e la necessità di una transizione energetica hanno accelerato nuovi sviluppi in materia di produzione di energia che in termini di impatto potenziale sono estremamente rilevanti per la valutazione della sostenibilità. Per transizione energetica si intende l’implementazione di un approvvigionamento energetico sostenibile nei settori elettricità, riscaldamento e mobilità con le energie rinnovabili. Di conseguenza, le aziende trovano un contesto di mercato estremamente positivo soprattutto nei settori dell’efficienza energetica e delle energie rinnovabili.

  • E (Environment, Ambiente): La transizione energetica e la lotta al cambiamento climatico sono temi fortemente correlati all’ambiente, si tratta di limitare il potenziale degrado ambientale, di prevenire i rischi per la fauna e la flora, nonché di preservare il maggior numero possibile di specie vegetali e animali. Il degrado ambientale si basa sul fatto che il cambiamento climatico comporta un aumento del rischio di eventi meteorologici estremi quali forti precipitazioni, inondazioni, piene e, d’altra parte, periodi eccessivamente caldi. L’aumento dello scioglimento dei ghiacci nonché l’espansione termica dell’acqua comportano l’innalzamento del livello del mare. Inoltre, viene messo a rischio, per esempio, l’approvvigionamento di acqua potabile delle persone maggiormente impattate dallo scioglimento dei ghiacci.
  • S (Sociale): Sul piano sociale il cambiamento climatico comporta problemi a diversi livelli. Innanzitutto, bisogna menzionare un potenziale impatto sulla salute dovuto ai cambiamenti meteorologici e climatici. Gli estremi meteorologici aumentano inoltre il rischio di carestie. E infine, singole regioni del mondo possono diventare sempre più inabitabili, cosa che può portare a flussi migratori.
  • G (Governance): Gli Stati, ma anche le aziende, devono contrastare il cambiamento climatico. Il problema, in questo senso, è la mancanza di imputabilità diretta del fenomeno ai responsabili, cioè l’esistenza di esternalità. Gli ampi programmi di sostegno per le energie rinnovabili dell’ultimo decennio hanno prematuramente portato a un rapido aumento delle capacità, e oggi molte tecnologie sono competitive anche senza sovvenzioni statali. Nonostante ciò, l’intervento del regolatore è ancora essenziale, si pensi alle tariffe di alimentazione in una struttura sempre più decentralizzata del mercato dell’elettricità.
  • Conclusione: Per Raiffeisen Capital Management la transizione energetica è un tema del futuro particolarmente importante. Svolge un ruolo fondamentale soprattutto nella scelta delle società in cui investire e nella riduzione delle emissioni grazie alla scelta delle energie rinnovabili.

Testo a cura di Hannes Loacker, senior fund manager presso Raiffeisen KAG. Il testo è una traduzione in italiano dell’articolo “Energie Wende” da pag. 4 a pag. 8 del numero 33 della rivista trimestrale NachhaltigInvestiren di Raiffeisen Capital Management.

Diritto d’autore: Photo by Federico Beccari on Unsplash

 

 

 

About the Author

Related Posts

C’è un megatrend di investimento fortemente legato alla transizione digitale e al raggiungimento...

Sulla conferenza ONU COP 26 sul clima a Glasgow (31 ottobre-12 novembre 2021), gli stati firmatari...

Mentre si scaldano i motori per l’inizio della Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti...