Oggi in Italia, come in tutta Europa, sta aumentando il mercato dedicato agli Sri, gli investimenti sostenibili e responsabili, che vedono come principali protagonisti gli investitori istituzionali.

A dirlo è l’Eurosif, l’associazione dei Forum nazionali europei che promuovono la finanza Sri, in un recente studio pubblicato nel 2016.

Nel 2015, alla seconda edizione del The Global Sustainable Investment Review, il valore relativo agli  Sri era stimato in 21.400 miliardi di dollari, +61% rispetto al 2013, cioè il 30,2% del mercato del risparmio gestito professionalmente. La macro-area geografica con i maggiori asset gestiti è ancora oggi l’Europa (8.750 miliardi di dollari), davanti agli Stati Uniti d’America (3.700 miliardi di dollari).

Negli ultimi tre anni, i fondi Sri retail hanno raddoppiato la loro quota di mercato da 0,30% a 0,60%.

I fondi Sri in Italia sono presenti praticamente in ogni macro-categoria di asset allocation di base: fondi azionari, fondi bilanciati, fondi immobiliari, fondi obbligazionari. Essi offrono dunque ai risparmiatori un’ampia scelta e opportunità di diversificazione dell’investimento, restando sempre all’interno di un approccio orientato alla sostenibilità sociale e ambientale.

I dati dell’Osservatorio Sri resi noti durante l’edizione 2016 della Settimana italiana della Finanza sostenibile e responsabile, fondati sul database curato dal Forum per la Finanza Sostenibile, dicono che i fondi Sri disponibili sul mercato italiano sono 144 (102 azionari e 42 obbligazionari).

È naturale dunque chiedersi il perché di questo trend, che, sempre più, vede ricadere la scelta del pubblico verso questi particolari fondi, che integrano considerazioni sociali, ambientali e di governance in ogni fase del processo di investimento e hanno una finalità economica e sociale.

Le premesse storiche che riguardano la nascita di questi fondi di investimento hanno origine circa due secoli fa, con la nascita delle S.p.a e dell’azionariato. Nei primi anni del ‘900 furono i gruppi religiosi statunitensi ad allineare le quote di denaro riscosse ad obiettivi coerenti con i valori morali che professavano.

Nel 1971 negli Stati Uniti viene lanciato, con 100mila dollari di asset, il Pax World Funds, primo fondo etico “moderno”. Nello stesso anno la Chiesa Episcopale degli Stati Uniti presenta una risoluzione nei confronti di General Motors, chiedendo al colosso automobilistico di ritirare le proprie attività dal Sudafrica, stato in cui vigeva l’apartheid.

Nel 2001 in Italia viene costituito il Forum per la Finanza Sostenibile, principale organizzazione nazionale per la promozione della sostenibilità negli investimenti finanziari e, nel 2012, nasce la prima edizione della Settimana italiana della Finanza sostenibile e responsabile.

Le motivazioni che hanno portato alla nascita dei fondi Sri sono da ricercarsi nella sempre maggiore consapevolezza della realtà sociale, economica e ambientale in cui viviamo, che si dirama ormai attraverso tutti i componenti della nostra società, dai bambini agli anziani, dalle aziende alle istituzioni.

Per questo motivo, nel settembre 2015 è stata redatta e sottoscritta da 193 membri dell’ONU l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile, un programma d’azione per le popolazioni e il Pianeta.

In questo documento, i firmatari riconoscono il fatto che ci troviamo in un periodo storico di sfide per gli sviluppi sostenibili, in cui miliardi di persone vivono in povertà e senza dignità, in cui la disuguaglianza sociale, la disparità di genere e la disoccupazione giovanile sono in aumento. A questi elementi si aggiungono i sempre più frequenti disastri ambientali, i conflitti internazionali, con i conseguenti flussi migratori di massa, e le crisi umanitarie.

L’ Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile si pone 17 obiettivi e 169 traguardi che “mirano a realizzare pienamente i diritti umani di tutti e a raggiungere l’uguaglianza di genere e l’emancipazione di tutte le donne e le ragazze. Essi sono interconnessi e indivisibili e bilanciano le tre dimensioni dello sviluppo sostenibile: la dimensione economica, sociale ed ambientale” (Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile).

Allo scopo di raggiungere questi ambiziosi obiettivi, i membri dell’ONU sono consapevoli del fatto che sia necessaria “una collaborazione globale per lo sviluppo sostenibile, basata su uno spirito di rafforzata solidarietà globale, concentrato in particolare sui bisogni dei più poveri e dei più vulnerabili e con la partecipazione di tutti i Paesi, di tutte le parti in causa e di tutte le persone.” (Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile).

I 17 nuovi obiettivi e i rispettivi traguardi sono entrati in vigore il 1° gennaio 2016 e stanno orientando le decisioni politiche internazionali dei prossimi 15 anni.

A livello nazionale, i 193 firmatari dell’Agenda riconoscono allo Stato la responsabilità del proprio sviluppo sociale, il quale è strettamente connesso alla propria economia. Questa può essere incrementata dal punto di vista della redditività e della sostenibilità sicuramente grazie a norme di politica interna e attraverso lo sviluppo di un commercio internazionale coerente con il sostegno reciproco tra nazioni. Gli investimenti, l’imprenditoria privata e l’innovazione tecnologica diventano quindi i punti chiave per una crescita economica e un miglioramento dello stile di vita delle popolazioni. L’Agenda 2030 spinge le aziende ad innovare i propri processi nel rispetto dei diritti umani e con l’obiettivo di raggiungere in 15 anni i 17 goals previsti nel documento.

È a questo punto che si inserisce nella discussione il ruolo delle SGR, le quali, grazie ad un’accurata selezione basata su continui monitoraggi, possono offrire ai risparmiatori dei pacchetti di aziende sostenibili e impegnate a nella salvaguardia ambientale su cui poter investire il proprio denaro.

 

Le strategie di investimento Sri dominanti in Italia sono quelle di esclusione, o negative, che eliminano dall’universo investibile società o settori ritenuti controversi.

Fra i settori tradizionalmente esclusi dai portafogli costruiti con criteri negativi sono compresi: armamenti, tabacco, alcol, gioco d’azzardo, nucleare, pornografia, animal testing, energie fossili, ogm.

Vengono invece selezionate positivamente le imprese che hanno le migliori performance nella riduzione delle emissioni di Co2, nell’efficienza energetica e nell’utilizzo delle risorse ambientali, oltre che nella qualità dell’ambiente di lavoro, nelle relazioni sindacali, nel rispetto dei diritti umani e nella retribuzione del top management collegata a obiettivi di sostenibilità.

L’invito che questo blog vi porge è quello di continuare a seguire questa rubrica sulla finanza Sri, in cui continueremo a fornirvi novità e informazioni professionali e puntuali per potervi offrire un panorama completo e aggiornato sui nuovi trend finanziari. Approfondiremo nei prossimi articoli molti aspetti degli investimenti Sri, entrando più nello specifico delle loro caratteristiche e peculiarità.

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