Il lunedì nero del petrolio è stato il 9 marzo 2020 quando i prezzi del greggio sulle borse mondiali hanno registrato la maggior diminuzione degli ultimi tre decenni. Questo è stato l’inizio di una serie di giornate nere per il petrolio e dall’inizio dell’anno il prezzo del Brent si è praticamente dimezzato. Per quale ragione? La diffusione del Coronavirus non è stata determinante perché ci sono di versi fattori negativi che si sono stratificati nel tempo:

  • Negli Stati Uniti la produzione di olio di scisto è in costante espansione. Gli Stati Uniti sono addirittura diventati il primo produttore di petrolio, poco prima della Russia e dell’Arabia Saudita. I paesi “OPEC Plus” (essenzialmente i paesi OPEC più la Russia) hanno più volte bilanciato le conseguenti ripetute eccedenze di fornitura tagliando (temporaneamente) la produzione per evitare un eccessivo calo dei prezzi del petrolio.
  • Il crollo economico che si è già verificato sulla scia dell’epidemia del Coronavirus ha nuovamente depresso in modo significativo la domanda e il prezzo del petrolio.
  • Il tentativo dell’OPEC Plus di concordare nuovi tagli alla produzione è fallito. Secondo i rapporti, la Russia non era disposta a sostenere ulteriori tagli che, secondo la valutazione di Mosca, andrebbero comunque a beneficio soprattutto dei produttori americani di olio di scisto.
  • L’Arabia Saudita ha poi annunciato che avrebbe ampliato notevolmente la produzione e persino lanciato le proprie scorte sul mercato – con le massicce riduzioni dei prezzi che ne sono derivate.

Petrolio: quali sono le prospettive nel breve e lungo termine

Molti paesi produttori dell’OPEC e l’industria americana dell’olio di scisto difficilmente limiteranno la produzione, anche a prezzi più bassi – almeno non nel breve periodo. La Russia, dal canto suo, non ha alcun incentivo a tagliare la produzione. A breve termine, le eccedenze dell’offerta sono quindi difficilmente evitabili, soprattutto se l’economia globale scivolerà effettivamente nella recessione o crescerà solo molto debolmente. Allo stesso tempo, l’attuale slittamento dei prezzi del petrolio sottintende anche il panico e le liquidazioni forzate. Anche un accordo successivo nell’ambito dell’OPEC Plus non è completamente escluso. Anche i drastici annunci dell’Arabia Saudita, che indubbiamente giocano “una partita a poker per il potere” con la Russia, vanno visti in questo contesto. A meno che l’Arabia Saudita non aumenti drasticamente i volumi di produzione per un prolungato periodo di tempo, il prezzo del petrolio potrebbe stabilizzarsi a 40 dollari al barile e oltre nel corso dell’anno.
Guardando al lungo termine, la produzione di olio di scisto degli Stati Uniti raggiungerà probabilmente il suo picco nei prossimi due o tre anni, in modo in gran parte indipendente dall’economia globale e dai prezzi prevalenti sul mercato mondiale. Allo stesso tempo, è probabile che la domanda globale di petrolio continui a crescere almeno fino alla metà del decennio, prima che la mobilità elettrica, ad esempio, cominci ad avere un impatto significativo sul consumo globale di carburante. In questo contesto, le previsioni di prezzi petroliferi molto bassi, sotto i 30 dollari al barile, appaiono troppo pessimistiche.

Petrolio: l’impatto su aziende e mercati del calo dei prezzi

Il calo del prezzo del petrolio peggiorerà ulteriormente le condizioni di finanziamento per molte delle aziende più deboli del settore energetico. È probabile che i mercati obbligazionari stiano scontando un numero maggiore di potenziali default di tali emittenti, molti dei quali sono già negoziati nel segmento speculativo “high yield”.
Allo stesso tempo, la stragrande maggioranza dei principali attori del settore si trova oggi in una posizione migliore rispetto a qualche anno fa. La forte riluttanza ad investire in nuovi progetti di produzione di petrolio, la riduzione dei costi e il miglioramento dell’efficienza hanno notevolmente rafforzato la loro solidità finanziaria. Dal punto di vista odierno, è improbabile che si verifichino grossi colli di bottiglia nei finanziamenti, anche se potrebbero esserci uno o due tagli ai dividendi. Per le società di servizi petroliferi, che hanno appena iniziato a gioire di una stabilizzazione e di un incipiente miglioramento della situazione del business internazionale (escluso il Nord America), la ripresa sarà probabilmente rinviata.

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Gab Pili

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