Le azioni dei Paesi emergenti hanno chiuso il 2020 con una crescita del 16% circa, quasi un due percento in più dei mercati sviluppati. La situazione aggiornata a metà gennaio 2021 le vede superare anche i massimi storici del 2008. Da un punto di vista tecnico, c’è spazio per ulteriori forti aumenti dei corsi nei prossimi anni, ma nel breve termine le correzioni sono non solo possibili ma anche probabili.
Fattori scatenanti per queste correzioni potrebbero essere contraccolpi nella lotta alla pandemia, ulteriori aumenti dei rendimenti dei titoli di stato statunitensi e/o un eventuale nuovo rafforzamento del dollaro USA. Ma da un punto di vista ciclico e fondamentale di lungo periodo quasi tutto si pronuncia a favore di un ulteriore cedimento del biglietto verde, mentre gli afflussi di capitale su obbligazioni e azioni dei Mercati Emergenti sono rimasti immutati nelle ultime settimane. La robusta ripresa mondiale attesa nel primo semestre 2021 dovrebbe favorire numerosi Paesi Emergenti in misura superiore alla media.

I mercati finanziari sembrano avere accantonato il problema pandemia

Numerosi operatori guardano a lockdown e pandemia come se, de facto, non esistessero più grandi rischi al riguardo. Naturalmente, è comprensibile non voler vendere posizioni azionarie orientate al lungo termine solo perché la ripresa economica ritarda forse di un paio di mesi. Allo stesso tempo, però, ci sono ancora incognite legate al Covid-19 e non è ancora del tutto prevedibile quanto gravi e persistenti saranno i danni economici e sociali arrecati nel lungo periodo da pandemia e misure di contenimento.
Le enormi perdite economiche inflitte dalla crisi, infatti, non sono certo scomparse solo perché sono state trasferite dai conti privati a quelli pubblici e che solo poco tempo fa sui mercati finanziari si misurava con nervosismo ogni percentuale in più di debito sovrano.

Inflazione: al momento non è ancora un rischio importante

Solo quando il Covid sarà definitivamente alle spalle si porrà anche la questione sulla durata e la forza della ripresa economica nonché quanto a lungo e in che misura banche centrali e governi porteranno avanti, se ancora in grado, eventuali programmi di sostegno. A ciò è collegato anche il possibile risveglio dell’inflazione. In considerazione della pessima situazione dei mercati del lavoro quasi ovunque, un forte aumento dei prezzi su tutta la linea appare attualmente improbabile, ma non può essere escluso del tutto.

Va poi tenuto d’occhio l’andamento del prezzo delle materie prime agricole e dei generi alimentari. In caso di proseguimento dei forti rialzi di prezzo degli ultimi mesi, potrebbero verificarsi sgradevoli sorprese. Ne soffrirebbero in misura superiore alla media proprio le classi di reddito inferiore, già colpite in maniera particolarmente dura dalla pandemia. In uno scenario del genere potrebbero rapidamente sorgere massicce tensioni politiche interne in svariati Paesi, con possibili conseguenze geopolitiche. Vale la pena ricordare come anche la primavera araba sia stata direttamente preceduta da forti aumenti di prezzo di generi alimentari e beni agricoli. Un andamento di questo tipo non si delinea ancora. Sussiste tuttavia un rischio in questo senso, e sarebbe il caso di tenerlo a mente.

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