Il concetto di scambio di emissioni e la relativa determinazione del prezzo dei gas serra è stato sviluppato da John Harkness Dales e Thomas Crocker già negli anni Sessanta e si basa su alcune regole chiare:

  • L’idea di base era quella di ottenere una riduzione significativa delle emissioni, come i gas di scarico e le acque reflue, con costi economici minimi. A tal fine, viene definito un limite massimo assoluto di emissioni per area geografica e, di conseguenza, viene rilasciato un numero corrispondente di certificati.
  • Un certificato documenta il diritto al rilascio di una determinata quantità di emissioni nel corso del processo di produzione, ad esempio una tonnellata di anidride carbonica. Se un’azienda non rispetta l’obbligo di coprire le proprie emissioni con i certificati, può essere sanzionata.
  • I certificati sono negoziabili liberamente. I meccanismi di mercato fanno sì che le aziende possano eliminare con relativa facilità quantità significative di emissioni con aggiornamenti tecnologici, in modo da non dover più acquistare certificati e/o possano vendere certificati non più necessari. Limitando il numero totale di certificati, la velocità della trasformazione può essere regolata come necessario.

Pro e contro del sistema di trading europeo di emissioni

Partendo dal concetto di base fissato da John Harkness Dales e Thomas Crocker, il Parlamento europeo e il Consiglio europeo nel 2003 hanno creato un sistema di scambio di emissioni che è normato da una legge del gennaio 2005. Vediamo come funziona:

Oltre agli stati Ue anche l’Islanda, la Norvegia e il Liechtenstein partecipano al sistema europeo di trading sulle emissioni. Per facilitare la transizione, alle aziende – ad eccezione dei produttori di energia – è stata assegnata una parte del loro consumo annuale sotto forma di certificati gratuiti. I restanti certificati sono stati messi all’asta sul mercato.
Possiamo identificare quattro fasi: Fase I: 2005-2007; Fase II: 2008-2012; Fase III: 2013-2020; Fase IV: 2021-2030. Il “tetto” annuale, cioè la quantità totale di emissioni dell’UE, è diminuito dell’1,74% annuo dal 2005 al 2020 e diminuirà del 2,2% all’anno dal 2021 in poi. Ciò è destinato a ridurre le emissioni di circa il 21% fino al 2020 e fino al 43% entro il 2030 rispetto al valore iniziale del 2005.

Il sistema europeo è stato ripetutamente modificato nel tempo per aumentare l’efficienza del meccanismo e per adattarsi a nuovi obiettivi, come le attuali proposte del pacchetto Fit for 55, che mira a riduzioni delle emissioni ancora più ambiziose. Ad oggi, il sistema include le emissioni di CO2 (anidride carbonica), N2O (protossido di azoto) e PFC (composti perfluorati), che possono essere misurate con relativa precisione.

Un’alternativa al rilascio di certificati è il Meccanismo di Sviluppo Pulito (CDM). In base a questo sistema, nei Paesi emergenti è possibile sostenere progetti conformi al Protocollo di Kyoto e acquistare unità di riduzione delle emissioni certificate (CER), che equivalgono a un certificato di emissioni convenzionale.

Durante la crisi finanziaria, la combinazione di ipotesi troppo generose e la contrazione dell’attività economica hanno determinato un eccesso di offerta di certificati. Ciò ha determinato un calo sostanziale dei prezzi dei certificati, che in linea di principio sono validi fino al loro utilizzo e non hanno una data di scadenza. Per questo motivo, il Parlamento europeo ha deciso di annullare un’asta per circa 900 milioni di certificati nel 2013 per ridurre l’eccesso di offerta. Questi certificati sono stati successivamente trasferiti a una Riserva di Stabilità del Mercato (MSR), che può essere utilizzata per la gestione della liquidità, se necessario. Insieme alle dichiarazioni di intenti dell’UE in materia di protezione del clima, queste misure hanno portato a un aumento significativo dei prezzi delle quote di emissione dal 2017.

Il settore energetico è il maggiore emettitore di gas serra su base globale. I produttori di energia e il loro mix energetico hanno effetti rilevanti sulla domanda di certificati. A partire da un prezzo di 16-17 euro per tonnellata di anidride carbonica, le centrali a carbone diventano non redditizie a causa della loro efficienza molto più bassa nel generare elettricità rispetto alle centrali a gas. Le centrali a carbone hanno un’efficienza di circa il 50% rispetto a una centrale a gas. Di conseguenza, tale transizione avverrà molto più velocemente ad un livello di prezzo superiore a questa soglia che al di sotto di essa.

Dopo essere stato messo da parte per un certo periodo, il tema dello scambio di emissioni ha guadagnato di nuovo slancio dopo alcuni problemi iniziali. Le misure di guida dell’Unione Europea riguardo agli obiettivi climatici definiti porteranno a ulteriori carenze. La pressione dei costi sembra essere l’unico incentivo in grado di stimolare la necessaria innovazione tecnologica. Il sistema europeo di scambio delle emissioni può fungere da esempio per altre regioni nel fissare i prezzi delle emissioni e nell’introdurre una corrispondente ondata di innovazione. Uno sguardo al significativo aumento delle emissioni da combustibili fossili mostra quanta strada dobbiamo ancora fare per realizzare il sogno della neutralità climatica e che, oltre alle innovazioni tecniche, ci vorranno le azioni consapevoli di ognuno di noi per assicurare un pianeta vivibile alle generazioni future.

Alexander Toth è Fund manager di Raiffeisen KAG

Diritto d’autore: Photo by Chris LeBoutillier on Unsplash

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