Il dollaro americano ha oggi una valutazione relativamente elevata. Vediamo perché:

  • il dollaro è sostenuto dalle aspettative di rialzo dei tassi d’interesse;
  • da un livello di rendimento generalmente più alto sul mercato obbligazionario statunitense rispetto alle obbligazioni tedesche;
  • da flussi verso i beni rifugio dovuti alla guerra in Ucraina;
  • dal fatto che gli Stati Uniti non dipendono dall’energia estera.

D’altro canto, gli Stati Uniti hanno un enorme deficit strutturale delle partite correnti, che comporta la necessità di afflussi netti di capitale di almeno 2 miliardi di dollari al giorno. Inoltre, il mercato detiene attualmente posizioni lunghe sulla valuta statunitense, che tuttavia sono state leggermente ridotte nelle ultime settimane. È probabile che la Fed aumenti i tassi a ogni riunione di quest’anno, favorendo l’attuale sopravvalutazione del biglietto verde, almeno nel breve periodo.
In Europa le aspettative di un rialzo dei tassi da parte della BCE sono aumentate nonostante l’incertezza della guerra in Ucraina – il continente è molto più colpito dai problemi a est (da un punto di vista economico e in particolare come importatore netto di energia) – poiché l’inflazione è ben al di sopra dell’obiettivo della Bce. L’enorme surplus strutturale delle partite correnti si riduce drasticamente, poiché i prezzi dell’energia rimangono elevati, il che significa un minore sostegno per l’euro. I rialzi dei tassi inizieranno probabilmente a luglio e porteranno il tasso di deposito della BCE in territorio positivo entro la fine dell’anno.

Nel complesso, il dollaro americano dovrebbe rimanere forte nel breve termine e potrebbe persino apprezzarsi ulteriormente beneficiando delle incertezze geopolitiche, in particolare se i flussi di gas verso l’Europa venissero completamente tagliati o se la propensione al rischio sui mercati crollasse a livello generale. Tuttavia, lo scenario di base prevede un trading range intorno agli attuali livelli di 1,05 per il momento. L’euro potrebbe apprezzarsi leggermente entro la fine dell’anno, poiché i rialzi della BCE hanno un impatto maggiore sull’EUR/USD rispetto ai rialzi della Fed, in quanto l’area dell’euro si lascia alle spalle l’era dei tassi negativi, che dovrebbe iniziare a frenare i deflussi di capitale.

Christian Zima è gestore obbligazionario di Raiffeisen Capital Management

Diritto d’autore: Photo by Nathan Dumlao on Unsplash

 

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