Dopo le forti perdite registrate in agosto e settembre, le azioni sono di recente riuscite a stabilizzarsi e a recuperare un po’ in alcune zone geografiche. Quanto è sostenibile questo recupero? Potremmo già trovarci davanti ad una nuova ripresa duratura?

Vediamo per quali ragioni il mercato ha recuperato:

  • fondamentali continuano ad essere solidi. Ad esempio, i mercati del lavoro delle principali economie rimangono “a prova di bomba”. Anche gli utili societari possono ancora essere definiti solidi.
  • Molti operatori di mercato sperano nuovamente in un’inversione di tendenza rispetto all’aggressivo aumento dei tassi di interesse da parte delle banche centrali. Il fatto è che queste speranze esistevano anche durante l’estate (si veda, fra l’altro, il rally del mercato da giugno ad agosto).
  • In ogni tendenza al ribasso, ci sono sempre “movimenti contrari” che nascono semplicemente da una situazione di “ipervenduto”, senza che il contesto sia cambiato.

Quanto è sostenibile questa ripresa? Abbiamo già a che fare con una nuova ripresa duratura? Alla luce dei fattori sopra menzionati, emerge la seguente valutazione:

  • Il mercato del lavoro è un indicatore “ad effetto ritardato” del ciclo economico. Il rallentamento è una questione di tempo. Anche per questo motivo, gli indicatori per molte aree economiche puntano ad una recessione.
  • Come le banche centrali cercano costantemente di chiarire, esse sono ancora lontane dal dichiarare vinta la lotta all’inflazione. Di recente la Fed non solo ha respinto una pausa nei rialzi dei tassi d’interesse, ma ha anche ventilato la prospettiva che il tasso d’interesse di riferimento possa essere aumentato ancora di più di quanto previsto in precedenza.
  • La situazione di “ipervenduto” sul mercato è stata chiarita e ora possiamo tornare alla tendenza principale. E ci aspettiamo che, cosa che non sorprende dopo le argomentazioni precedenti, essa continui a scendere. Probabilmente dovremo aspettare ancora un mese o due prima che i mercati azionari raggiungano il fondo di questo ciclo di mercato.

I rendimenti dei titoli di Stato raggiungono i massimi pluriennali

È proseguito il forte impulso all’aumento dei rendimenti. Sebbene i rendimenti abbiano raggiunto i massimi pluriennali, rimaniamo cauti soprattutto sui rendimenti dei titoli di Stato in euro. Questo vale soprattutto per i titoli di Stato tedeschi e francesi. Preferiamo i titoli di Stato USA “corti” a quelli “lunghi” e prevediamo una curva dei rendimenti nuovamente più ripida nel medio termine.

Obbligazioni societarie: i premi per il rischio salgono solo leggermente

I premi per il rischio sulle obbligazioni societarie hanno recentemente subito una lieve deriva verso l’alto o di tipo “laterale”. Preferiamo le obbligazioni bancarie, che consideriamo più interessanti rispetto alle obbligazioni non finanziarie. Riteniamo che i “Pfandbriefe” tedeschi (lettere di credito) siano più interessanti dei titoli di Stato in euro, così come le obbligazioni societarie “investment grade” in euro rispetto alle obbligazioni societarie “high yield” in euro, che hanno avuto una buona tenuta. Ciò può essere dovuto anche al fatto che le agenzie di rating prevedono solo aumenti moderati dei tassi di insolvenza.

Le obbligazioni dei mercati emergenti continuano a essere punite

Oltre alla debolezza degli indicatori economici, questo segmento obbligazionario è penalizzato dal calo dei prezzi delle materie prime, da una politica generalmente più restrittiva delle banche centrali e da una sempre più evidente avversione al rischio da parte degli investitori. A ciò si aggiunge un’impressionante inefficacia delle ampie misure di stimolo cinesi.

Mercati azionari sviluppati: recente netta ripresa

Nelle ultime settimane, i mercati azionari internazionali hanno registrato una notevole ripresa, grazie alle speranze di una fine dei rialzi dei tassi di interesse nel prossimo futuro. Il contesto di liquidità sempre più restrittivo rimane a nostro avviso uno dei maggiori fattori negativi per i prossimi mesi. Inoltre, anche le prospettive di guadagno delle aziende si stanno facendo più cupe. Manteniamo pertanto la nostra sottoponderazione nel comparto azionario.

Mercati azionari emergenti: la crescita potrebbe tornare in primo piano

Nella componente più importante della classe di attivo azionaria emergente, ovvero la Cina, il mese scorso è stato definito il corso politico per i prossimi anni: il potere di Xi Jingping è stato cementato e con esso il suo stile politico, non troppo favorevole ai mercati. I mercati non hanno veramente apprezzato tutto questo. Negli ultimi giorni, tuttavia, si sono registrati anche segnali più positivi: le restrizioni sui viaggi aerei, causate dagli sviluppi del Covid in Cina, saranno notevolmente allentate. Questo fa sperare ancora una volta che ci si possa concentrare di nuovo sulla crescita. Manteniamo al momento il nostro posizionamento neutrale in questa classe di attivo.

Le materie prime registrano un andamento laterale

I mercati delle materie prime hanno avuto di recente un andamento laterale. Negli ultimi mesi, soprattutto i metalli industriali ciclici hanno subito perdite a causa dei crescenti timori sulla crescita economica. Nel settore energetico, l’OPEC (con la sua riduzione dell’offerta) è di nuovo al centro della scena. Siamo ora un po’ più cauti sulle materie prime e abbiamo chiuso la nostra posizione

Ingrid Szeiler, è Chief Investment Officer (Cdi Raiffeisen Capital Management

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