I principali fornitori di indici finanziari hanno in gran parte rimosso le società russe dai loro indici globali e regionali, la negoziazione di azioni russe da parte degli investitori stranieri è stata quasi completamente sospesa dalla Russia e le sanzioni occidentali riguardanti la negoziazione e il possesso di azioni, obbligazioni russe ecc. stanno facendo il resto. Allo stesso tempo, nessuno sa come sarà la situazione tra qualche mese e gli eventi in Russia e in Ucraina potrebbero naturalmente avere conseguenze di ampia portata per quasi tutti i paesi del mondo. Di conseguenza, continueremo ad analizzare gli sviluppi in Russia.

Russia: perché gli analisti sono divisi sulle previsioni economiche

Gli analisti sembrano vivere in mondi diversi quando parlano della Russia. “L’economia russa sta uscendo dalla recessione, mentre l’Europa ci sta finendo”, titola, per esempio, l’Economist, mentre la Casa Bianca ritiene che la guerra di Putin e le sanzioni occidentali abbiano già distrutto in gran parte l’economia russa, ad eccezione delle esportazioni di petrolio. Infine, il Wall Street Journal prevede il crollo totale dell’economia russa nei prossimi 6-7 anni al più tardi. L’opinione russa ufficiale: il primo ministro Mishustin prevede che l’economia russa tornerà a crescere tra circa un anno. La banca centrale russa prevede qualcosa di simile. Secondo le sue stime, l’economia russa si contrarrà solo del 3-3,5% nel 2022 e dall’1 al 4% l’anno prossimo, prevedendo però tassi di crescita nettamente positivi già nella seconda metà del 2023.

Russia: il tetto al prezzo del petrolio è una spada di Damocle?

La verità probabilmente sta da qualche parte nel mezzo. Almeno per ora i dati oggettivi indicano una stabilizzazione e una continua resistenza. Resta da vedere in che misura (e se ciò avverrà) i prezzi massimi per il petrolio russo previsti dai paesi occidentali cambieranno qualcosa. È molto probabile che queste misure in apparenza piuttosto affrettate e dettate dal panico sconvolgano piuttosto i mercati petroliferi globali che l’economia russa. È assolutamente plausibile che l’Occidente trovi ben presto un sostituto per il petrolio e il gas russo. In fin dei conti è fondamentalmente solo una questione di prezzo (e di certi requisiti infrastrutturali che però possono essere realizzati in tempi relativamente brevi). Tuttavia, l’aspettativa che in questo modo si esauriscano presto anche le principali fonti di reddito della Russia (cioè le esportazioni di petrolio) è più che discutibile.

Russia: perché un embargo petrolifero globale contro il Paese è quasi impossibile

Il mercato petrolifero mondiale è più o meno in equilibrio, con una notevole tendenza verso un deficit dell’offerta e capacità quasi inesistenti per aumentare quest’offerta. Di recente, i Paesi Opec Plus hanno persino ridotto in modo significativo la loro produzione, anche se in gran parte solo sulla carta, per il momento. Se il petrolio e il gas russi dovessero essere del tutto banditi dal mercato, questo deficit di offerta aumenterebbe drasticamente. Sarebbe molto probabile un forte aumento dei prezzi. Se l’occidente dovesse sostituire il petrolio/gas russo con altri fornitori, anche gli attuali clienti di questi altri fornitori dovrebbero trovare, a loro volta, nuovi fornitori. E per farlo sarebbe disponibile in quantità sufficienti solo il prodotto russo, se necessario per vie traverse e tramite intermediari (ad esempio tramite Cina, Turchia, India). La conseguenza sarebbe presumibilmente un assurdo carosello globale, che con ogni probabilità farebbe più male ai promotori che alla Russia.

Russia: il peso delle sanzioni sulle importazioni 

Le sanzioni sulle importazioni, invece, stanno colpendo l’economia russa molto più duramente dei tentativi di limitare le esportazioni russe. Sembra che Mosca abbia sopravvalutato di molto la propria presunta indipendenza dalle importazioni occidentali. Allo stesso tempo, però, paesi come la Cina e l’India dovrebbero essere in grado di sostituire molti dei beni e delle tecnologie europee e americane in un tempo relativamente breve. Se questi beni abbiano la qualità adeguata, è un’altra questione.

Russia: la guerra ha ingessato il mercato

Nella guerra con l’Ucraina, la Russia ha annesso il Donbass nonche parti dell’Ucraina del sud e ha cercato di legalizzarlo attraverso referendum in queste regioni. A livello internazionale, tuttavia, questi finora non sono stati riconosciuti da quasi nessun paese. Nel frattempo, la controffensiva dell’Ucraina si è in gran parte arrestata senza aver ottenuto grandi risultati in termini strategici militari. Intanto la Russia sta mobilitando altri 300.000 soldati, il che rende più difficili i contrattacchi ucraini e permetterebbe nuove offensive russe su larga scala. Ultimamente è cresciuto anche il pericolo di un’escalation nucleare, con la Russia che ha dichiarato di non vedere alcuna necessità o beneficio nell’uso di armi nucleari e ha accusato l’Ucraina di voler usare essa stessa armi nucleari con l’obiettivo di incolparne la Russia. L’Ucraina e la Nato, d’altra parte, lo negano con veemenza. Una rapida fine della guerra non è ancora in vista e un’espansione della guerra fino a un’escalation incontrollata resta un pericolo acuto per l’Europa e il mondo.

Il mercato azionario russo era crollato massicciamente a settembre, soprattutto a causa della forte correzione del prezzo del petrolio. Esso ha di nuovo recuperato circa la metà di queste perdite a ottobre. Esistono ancora massicce restrizioni per gli investitori stranieri in azioni e obbligazioni russe nonché per il trasferimento di eventuali proventi delle vendite dovuti alle sanzioni sia russe che occidentali.

Testo a cura del Team CEE & Global Emerging Markets di Raiffeisen Capital Management

Diritto d’autore: Photo by Valentina Stepanova on Unsplash

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