Si era appena chiuso un secondo trimestre 2022 con un segno più sul mercato immobiliare rispetto allo stesso trimestre del 2021: +8,6% delle compravendite residenziali secondo l’Osservatorio dell’Agenzia delle entrate e crescita anche a valore sebbene, come sottolinea il rapporto Nomisma in esclusiva per il Sole 24 Ore, a macchia di leopardo: cresce il valore ma nelle fasce di qualità, sia in centro che in periferia. Il Covid ha spinto a dare preferenza alle case e agli spazi di qualità, con ambienti più grandi e flessibili, e possibilmente verde esterno. Il lavoro ibrido cui sembriamo finalmente approdati dopo tanto parlare di smart working sì e smart working no – qualche giornata in ufficio e qualche giornata da casa – non fa pensare a un vero ritorno alla “normalità” pre-Covid, sempre che usare la casa per lo più come rifugio serale sia da considerarsi normale. Nomisma segnalava al contempo una frenata degli investitori istituzionali che nel clima di generale incertezza geopolitica ed economica, hanno privilegiato l’osservazione inerte dalla finestra affacciata su un mercato che non dice chiaramente dove vuole andare.

Poi è arrivato il rapporto Century 21 Italia a fine settembre con un altolà: l’Osservatorio dell’Agenzia delle entrate segnalava una crescita che, in realtà, basandosi sui rogiti, si riferiva a compravendite decise e concordate nel trimestre precedente il rapporto, forse ancora prima, poi approdate al rogito nel secondo trimestre. Le nuove tendenze sembrerebbero invece indicare un più recente calo delle compravendite, a causa del continuo aumento dei tassi di interesse, in tutte le principali città (dal – 5,8 di Catania al -17,5% di Bologna, passando per Milano, Roma, Napoli, Torino e Firenze). Per contro si nota un timido un aumento degli affitti, particolarmente a Milano, Bologna, Firenze e Catania.

Le manovre della Bce inducendo un continuo aumento del costo dei mutui non aiutano

La Federazione Autonoma dei Bancari Italiani, FABI, indica un aumento dei tassi dei mutui variabili al 5% a seguito delle manovre messe in opera dalla Bce per contrastare l’inflazione, non escludendo che si possa arrivare nel giro di qualche mese a un rialzo a due cifre. Già oggi Codacons prevede che l’ultimo aumento dei tassi da parte della Bce porterà un aumento medio di 50 euro della rata mensile dei mutui tra i 125mila e i 150mila euro, l’importo più richiesto in Italia. E aggiunge, come riporta il Messaggero, che il totale dei rialzi operati dalla Bce negli ultimi mesi porterà a un aumento medio totale della rata mensile di 120/150 euro rispetto all’anno precedente. Ma anche per i nuovi mutui il rincaro è cospicuo: nel caso di nuovo mutuo a tasso fisso da 200 mila euro della durata di 20 anni, l’aumento potrebbe arrivare a 3.100 euro.

Così, a una inevitabile stretta sulla concessione dei crediti, compresi i mutui immobiliari (pena il rischio di una nuova crisi sub-prime europea), si sommano gli aumenti delle rate dei mutui, l’inflazione e il caro energia, mettendo a rischio la tenuta finanziaria delle famiglie che, pur sostenute dal Governo con provvedimenti per calmierare il costo delle bollette, potrebbero incorrere in un nuovo rischio povertà e usura.
Per non parlar dei giovani che, se oggi già escono di casa mediamente a 30 anni, con il costo dell’energia e dei mutui che stiamo vedendo, rischiano di piantare per sempre una tenda in giardino.

Testo a cura di Emanuela Notari

Diritto d’autore: Photo by Mario Dobelmann on Unsplash

 

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