Circola da un paio di mesi la notizia che Amazon stia valutando di includere nella sua piattaforma una sezione dedicata alla selezione di agenti immobiliari, con recensioni dei clienti che hanno utilizzato i servizi di quell’agente in passato.

Occorre precisare che il mercato statunitense dell’intermediazione immobiliare è molto più sviluppato del nostro, con colossi come Redfin e Zillow, piattaforme immobiliari dove già adesso si possono trovare recensioni sugli intermediari immobiliari e banche dati con analisi dei valori storici di vendita e acquisto o riacquisto delle proprietà per zona, valutazioni di affitto, indici di incremento valori di mercato, ecc.

Quando Amazon si mette in testa una cosa, di solito la fa. E il fatto che abbia preannunciato l’imminente aggiunta di questo servizio sul suo portale USA con la scritta “coming soon”, tra poco, suggerisce che non dovremo farci queste domande per molto tempo.

Gli osservatori immaginano che Amazon trarrà profitto dai costi di adesione alla piattaforma da parte degli agenti immobiliari che vorranno far parte della rosa presa in considerazione dal colosso delle vendite online, come già succede per installatori e “aggiustatori” che nella sezione “Home & Business Services” si offrono alla comunità Amazon, soprattutto per prodotti tecnologici e computerizzati.

Tanto per non farsi sfuggire nessuna possibilità, Amazon sembra anche interessato al settore medicale, soprattutto nelle gestione dati per via telematica e nella telemedicina. Gli uffici di Seattle ospitano da poco un team denominato 1492, il cui compito è indagare i margini di profitto che la sanità USA potrebbe offrire con particolare interesse allo sviluppo di tecnologie che rendano più facilmente disponibili le informazioni sanitarie telematiche, sia per i pazienti che per i loro medici, e consentano visite virtuali.

Ricordiamo la forza di Amazon nel settore cloud-computing, dove vanta clienti come la NASA. Per capire la potenza di questo gigante basta pensare che all’inizio del 2012 è stato creato un indice chiamato “Death by Amazon”, morte a causa di Amazon, costantemente sottoperformante rispetto agli indici economici e finanziari, che valuta l’andamento di 54 aziende del retail classico, quindi attive nei canali classici della distribuzione, considerate le più vulne-rabili alla crescita del mercato degli acquisti online e, poiché Amazon rappresenta il 43% di questo mercato, direttamente minacciate da Jeff Bezos e dalla sua mega azienda.

La tecnologia cambierà inevitabilmente le nostre abitudini di acquisto e molti marchi stanno già valutando di cambiare la propria strategia distributiva con un mix intelligente di showroom, dove vedere e toccare i prodotti, provarli, ottenere informazioni e consigli, e una piattaforma di vendite online, propria o in “affitto” come già succede con Amazon, per gli acquisti veri e propri.

Per i colossi della distribuzione classica che stanno soffrendo o addirittura agonizzando, ce ne sono altri che hanno tenuto, come Best Buy (elettronica di consumo) e Nordstrom (abbigliamento). Come? Il primo lasciando il terreno del prezzo e della comodità al suo mega concorrente e scegliendo di rafforzare le sue caratteristiche di servizio, esperienza di acquisto in negozio e assistenza. Il secondo puntando, oltre al servizio, anche e soprattutto su marchi propri.

Una logica premiante che conosciamo e che spesso viene evocata quando si parla del pericolo che l’intelligenza artificiale e la robotica, quindi ancora la tecnologia, possano sottrarre lavoro ai consulenti finanziari: una volta di più la conferma che la salvezza è nel passaggio da venditori a consulenti, assistenti e consiglieri.

Per i commessi il discorso però è più complesso data la capillarità della distribuzione fisica occidentale: come potranno riciclarsi TUTTI in qualità di assistente/consiglieri?

ARTICOLO TRATTO DA FinRoad MAGAZINE; settembre 2017

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