Per attuare gli obiettivi climatici di Parigi e gli SDG delle Nazioni Unite sono necessarie somme enormi. Che ruolo hanno, a questo proposito, i green bond? Per capire l’importanza del ruolo dei green bond possiamo guardare, per esempio, alla Francia che è già molto avanti rispetto ad altri Paesi europei.
La Francia è infatti un pioniere quando si tratta dei green bond, avendo ha già emesso numerose obbligazioni. Anche l’obbligazione verde più grande fino a questo momento, con circa 20 miliardi di capitale in circolazione, è un titolo di Stato francese. E seguiranno altri green bond. Ma non ci sono solo i titoli di stato. Anche le banche francesi sono molto attive in questo segmento, e vi sono inoltre progetti green, per i quali vengono create delle società specifiche.

Tra questi rientra il progetto del “Grand Paris Express” nell’area metropolitana di Parigi. Un progetto relativo alla metropolitana, con il quale nei prossimi 20-25 anni la metro di Parigi verrà ampliata di 200 chilometri. Viene tutto finanziato attraverso il mercato dei capitali. Si tratta di complessivamente 40 miliardi di euro, 100.000 nuovi posti di lavoro, 100 miliardi in termini di PIL che dovrebbero essere generati. Si tratta di progetti immobiliari relativi a 20 milioni di metri quadrati di superficie abitabile. Perché le persone dovrebbero poter vivere vicino alle nuove stazioni della metropolitana per poter raggiungere il proprio posto di lavoro con i mezzi pubblici. Il potenziale di riduzione del CO2 dichiarato è di 28 milioni di tonnellate nei prossimi 20 anni ed è enorme. I francesi sono molto più avanti degli altri paesi in questo campo. E hanno anche un quadro normativo che impone molto agli investitori in materia di sostenibilità.

Il mercato dei green bond è sufficientemente regolamentato o standardizzato?

Oggi non esiste ancora una normativa specifica e tutto è relativamente libero. Tuttavia, esiste uno standard di mercato definito attraverso i Green Bond Principles. Questi stabiliscono, tra l’altro, come arrivare ai progetti e al reporting. La trasparenza è importante. Ci sono poi ancora le relazioni sulla sostenibilità delle aziende che vengono certificate dai revisori dei conti. Da parte dei governi esistono relativamente pochi requisiti. A volte mi piacerebbe vederne addirittura di più, perché in concorrenza con altri fornitori creerebbero pari opportunità.
Perché non tutti i fondi obbligazionari verdi prendono i progetti così seriamente. Questo a volte va a discapito di coloro che invece analizzano a fondo i progetti legati ai green bond. Per Raiffeisen Capital Management è importante la Second Party Opinion. Ciò significa che un revisore esterno, un‘agenzia di rating ad esempio, valuta positivamente il titolo e che il progetto finanziato è conforme ai Green Bond Principles. Investiamo solo in obbligazioni che pubblicano questa Second Party Opinion. E naturalmente esaminiamo noi stessi i progetti per accertarne l’impatto. Purtroppo, ex ante esistono pochi report sugli impatti. Di certo si può fare molto di più.

La selezione di emittenti è sufficiente per chi investe in fondi?

La selezione sta diventando sempre più importante in un universo che attualmente conta circa 800 emittenti che emettono in media due bond. Certamente i volumi sono ancora molto piccoli rispetto ad altre asset class, ma negli ultimi cinque anni abbiamo assistito a una profonda evoluzione in questo segmento. Al momento ci sono circa 600 miliardi di euro in circolazione. In questo senso puntiamo fortemente su emittenti sovranazionali come la Banca asiatica di sviluppo o la Banca europea per gli investimenti, ma abbiamo in portafoglio anche emittenti parastatali come le agenzie finanziarie francesi o le banche d‘investimento tedesche. In Austria abbiamo quattro obbligazioni verdi, nelle quali possiamo investire, quelle di Verbund AG, RBI e Hypo Vorarlberg.  

Quali criticità reali hanno i green bond?

Le criticità esistono, ma soprattutto nel settore obbligazionario tradizionale, dove spesso gli investitori non riescono a capire cosa finanzieranno le imprese con il loro denaro: il riacquisto di azioni proprie, l‘acquisizione di un concorrente o il rifinanziamento di obbligazioni in scadenza?
La situazione è diversa nel caso delle obbligazioni verdi. Riteniamo che l’impact investing sia un fattore interessante anche per gli investitori privati. Nel caso dei green bond si sa che l‘investimento viene fatto in progetti con impatto sul clima e c’è trasparenza su quale impatto dovrebbe avere. Gli studi dimostrano che un investimento di 1.000 dollari in energie rinnovabili può portare al risparmio di 500 chili di CO2 all’anno. La presentazione trasparente è un punto importante per rendere chiaro il senso dell’investimento.

Christian Zima è gestore “Rates & FX” di Raiffeisen Capital Management.

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Nicholas Stanley

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