Negli ultimi dati dalla Cina c’era qualcosa sia per gli ottimisti che per i pessimisti. L’economia continua a riprendersi e, secondo i dati ufficiali, la produzione industriale in molti casi è già tornata ai livelli pre-pandemici. Meno positivo è invece il fatto che l’indice dei direttori d’acquisto nel settore manifatturiero si sia leggermente indebolito e con il 50,6 sia appena appena in territorio espansivo.
I dati suggeriscono anche che la Cina, come previsto, sta vivendo un certo problema in termini di domanda a causa dei lockdown in molti importanti paesi di destinazione delle sue esportazioni. Anche altri indicatori all’estero non segnalano ancora nessuna ripresa economica a “V”. Ad esempio, circa il 40% delle esportazioni di Taiwan vanno in Cina. Tuttavia, i nuovi ordini per importanti settori di esportazione lì sono scesi a un nuovo minimo a maggio. Dato che la vita sociale ed economica a Taiwan non è stata quasi colpita dalla pandemia, questi indicatori riflettono la situazione dei partner commerciali in modo abbastanza fedele.

Cina: stimoli fiscali e monetari per ripartire nel secondo semestre 2020 

Per la prima volta da decenni, il governo di Pechino ha rinunciato a un obiettivo di crescita annuale ufficiale. Implicitamente, tuttavia, è necessaria una crescita reale compresa tra il 4% e il 4,5% per poter raggiungere gli obiettivi fissati per il mercato del lavoro. Sono in arrivo massicci stimoli fiscali e monetari che potrebbero arrivare a circa il 15% della performance economica annuale entro la fine del 2020. È quindi molto probabile una forte ripresa nei prossimi mesi.

Cina: il conflitto con gli Usa resta un fattore di rischio latente

Il ripresentarsi del conflitto con gli USA potrebbe causare dei problemi. Sicuramente qualcosa rientra nella rubrica delle “tattiche di diversione di politica interna e del frastuono della campagna elettorale negli USA”. Ma ci sono anche nuove misure concrete contro le aziende cinesi in vari settori. Anche la questione di Hong Kong sta acquistando di nuovo importanza. Più si avvicinano le elezioni presidenziali americane di novembre e più il presidente Donald Trump finisce sotto pressione a livello economico e politico interno, più potrebbe volere un’escalation del conflitto. L’andamento dei corsi delle azioni cinesi per ora non suggerisce ancora nessuna ripresa congiunturale a V.

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