L’assistenza sanitaria di base per tutta la popolazione è uno dei compiti principali di tutti i paesi del mondo. In circostanze normali, questo obiettivo è generalmente raggiungibile, anche se in alcuni paesi del mondo, deboli soprattutto dal punto di vista economico, ciò è spesso difficilmente finanziabile. In alcuni paesi, quindi, l’accesso delle persone all’assistenza sanitaria – in inglese definito con Access to Medicine – non è una cosa scontata.

A causa di questo problema, negli ultimi anni sta aumentando la pressione sulle grandi società farmaceutiche internazionali affinché mettano a disposizione modelli per fornire farmaci poco costosi. Allo stesso tempo, si chiede all’industria farmaceutica di essere costantemente innovativa e di offrire una qualità elevata. I costi che lo Stato, da un lato, e i privati, dall’altro, sostengono per la salute variano moltissimo da un paese all’altro. Anche l’importanza della spesa sanitaria finanziata dallo Stato rispetto a quella finanziata dai privati è molto diversa a seconda del paese.
Anche gli obiettivi di sviluppo sostenibile (SDG) sottolineano un’adeguata assistenza sanitaria di base per tutti. Il terzo obiettivo di sviluppo è dedicato al tema della salute ed è formulato come segue: “Assicurare la salute per tutti e per tutte le età e promuovere il loro benessere”. Uno dei sotto-obiettivi riguarda specificamente il tema dell’assistenza sanitaria.

Ma in che modo l’orientamento strategico delle aziende farmaceutiche è influenzato dalla discussione intorno a un Access to Medicine meno costoso possibile?

In relazione al business dei nuovi farmaci, i temi come i costi di ricerca per lo sviluppo di nuovi principi attivi, brevetti e approvazioni di farmaci nei singoli paesi sono generalmente importanti per i gruppi farmaceutici. Non vanno dimenticati i notevoli costi che le aziende farmaceutiche sostengono per lo sviluppo di nuovi farmaci. In tutto il mondo, i prodotti delle aziende farmaceutiche vengono sottoposti a test approfonditi da parte delle autorità sanitarie nazionali. L’immanente pressione sui costi ha promosso la concentrazione dell’industria; le fusioni e le acquisizioni di aziende farmaceutiche sono state all’ordine del giorno negli ultimi anni.

Salute e farmaci: il peso della globalizzazione

In relazione alla globalizzazione e all’ottimizzazione del processo produttivo, negli ultimi anni anche l’industria farmaceutica ha visto fenomeni come l’esternalizzazione di fasi di produzione o dell’intera produzione e una crescente complessità della produzione. Con le restrizioni alla circolazione transfrontaliera delle merci, la gestione delle filiere sta diventando sempre più difficile da controllare.

L’esternalizzazione dei processi produttivi porta a rischi nuovi o solo ora percepibili, perché la decisione delle aziende di affidarsi sempre più all’alternativa dell’outsourcing e di ridurre la propria produzione si basa sul presupposto della libera circolazione delle merci. Le restrizioni commerciali, come quelle causate dalle pandemie o dai disastri ambientali del passato, mostrano la potenziale vulnerabilità del sistema.

Tuttavia, in parte sembra che sia proprio la paura dell’inquinamento ambientale o il trasferimento in regioni con requisiti meno severi in termini di tutela ambientale e di dipendenti a far aumentare lo spostamento della produzione dai paesi industrializzati verso altri paesi. Un esempio in questo contesto è la produzione di antibiotici che attualmente avviene quasi esclusivamente in Cina e India.

Negli ultimi anni, l’opinione pubblica ha interpretato in modo sempre più critico il ruolo delle aziende farmaceutiche e l’industria è stata sottoposta a un esame più approfondito in termini di accesso delle persone all’assistenza sanitaria di base. L’access to Medicine Index, per esempio, si focalizza sulla valutazione delle prime venti aziende farmaceutiche mondiali in base ai loro sforzi nel rendere più accessibili i loro farmaci nei paesi in via di sviluppo.

Salute: come cambia il mercato dopo il Coronavirus

L’attuale pandemia, che si è fatta conoscere con nomi quali la crisi del coronavirus o la pandemia da Covid-19 e che da mesi ci tiene con il fiato sospeso, ha posto di nuovo in primo piano le questioni già descritte relative al finanziamento del sistema sanitario e alle dinamiche di ricerca da parte dell’industria farmaceutica.

Nell’analizzare la diversa diffusione e mortalità del Covid-19, la qualità dei rispettivi sistemi sanitari nazionali – misurata, per esempio, in termini di personale disponibile, posti letto, dimensioni delle unità di terapia intensiva e qualità delle attrezzature disponibili – è stata indicata, fra le altre cose, come un fattore essenziale per il successo nella lotta al virus.

Altre teorie sui diversi gradi di diffusione della pandemia hanno riguardato anche il rispettivo clima delle regioni e il livello di inquinamento. Le persone già affette da malattie respiratorie dovute alla cattiva qualità dell’aria – secondo la tesi basata sull’inquinamento ambientale – potrebbero naturalmente essere ancora più soggette a un virus come il SARS-CoV-2.

Anche le differenze demografiche e sociali potrebbero influenzare la diffusione e la mortalità del virus. Un’alta percentuale di anziani nella popolazione potrebbe avere un effetto altrettanto negativo su queste statistiche, così come il forte legame sociale, cioè la frequente convivenza di giovani e anziani nella stessa famiglia. D’altro canto, si pone la domanda se anche le cifre e le statistiche dei singoli paesi e delle singole regioni siano effettivamente comparabili. Ad esempio, i dati pubblicati, come il numero dei test effettuati, il numero a questi associato di casi non rilevati e, non da ultimo, la definizione dei decessi, sono gestiti in modo molto diverso in tutto il mondo. A livello scientifico, nella discussione è stata inserita la questione di una possibile mutazione del virus e di un possibile conseguente aumento dell’aggressività o della mortalità.

Ciò che la crisi del coronavirus ha cambiato in ogni caso è, da un lato, la disponibilità dei decisori a investire di più nel sistema sanitario, almeno temporaneamente, e dall’altro, aspettarsi che le aziende farmaceutiche trovino ancora più soluzioni e più rapidamente a un problema attuale. La richiesta di farmaci per curare il Covid-19 e di vaccini contro la SARS-CoV-2 era già stata avanzata pochi giorni dopo il primo focolaio del virus registrato in Cina. In questo contesto, la pandemia da Covid- 19 potrebbe anche aprire nuove opportunità di collaborazione. Alcune delle più importanti aziende farmaceutiche del mondo hanno annunciato la loro disponibilità a collaborare allo sviluppo, alla produzione e alla fornitura di vaccini, di strumenti diagnostici e di cure per il coronavirus.

Per ora, quindici aziende del settore hanno concordato di mettere a disposizione parti delle loro banche dati proprietarie. Il progetto intorno al Covid-19-“Therapeutics Accelerator” per accelerare le iniziative di ricerca è sostenuto dalla Gates Foundation nonché dalle società Wellcome e Mastercard.

Valutazione della sostenibilità

E (Ambiente): In assenza di misure per la protezione ambientale, la creazione di prodotti farmaceutici spesso è associata a un notevole inquinamento ambientale, cosa che mette in primo piano i temi della globalizzazione e dello spostamento dell’attività produttiva. Anche lo smaltimento improprio dei farmaci scaduti ha un potenziale negativo.

S (Sociale): L’accesso poco costoso delle persone all’assistenza sanitaria è un importante problema umanitario e, allo stesso tempo, dal punto di vista dell’industria farmaceutica, deve essere finanziata la ricerca di nuovi farmaci e approcci. In molti paesi, il finanziamento privato e pubblico dei sistemi sanitari coesiste e porta a tensioni sociali.

G (Governance): In una società che invecchia, la spesa sanitaria è una voce sempre più dominante nei bilanci nazionali. È importante trovare un punto di equilibrio fra i costi dell’assistenza medica, e della previdenza in generale, e il rischio di un eccessivo peso di questi costi sul bilancio dello Stato.

Per Raiffeisen Capital Management l’impostazione sostenibile del sistema sanitario è un tema importante. Nei nostri investimenti sostenibili, le società di questo settore sono tra gli investimenti fondamentali, spesso i titoli del settore sanitario sono sovrappesati rispetto al mercato nel suo complesso.

Wolfgang Pinner è Responsabile Team Investimenti Socialmente Responsabili di Raiffeisen Capital Management

Diritto d’autore: Michał Parzuchowski on Unsplash

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