Il Terzo Millennio ha una parola d’ordine: flessibilità. Vale per il lavoro, per l’invecchiamento, per la previdenza, per la sanità, per la scuola. Su quest’ultimo tema, in particolare, la flessibilità è sospinta da un’urgenza che per decenni abbiamo finto di non vedere e che adesso la pandemia sta facendo esplodere. Flessibilità nelle modalità di “erogazione” e “fruizione” (e già qui dovremmo fermarci perché questo modo di parlare di scuola contraddice l’ambizione stessa di flessibilità): di persona, online, in podcast, a turni.
Flessibilità nel concepire i tempi dell’apprendimento: per secoli abbiamo considerato il periodo tra i 6 e i 18/25 anni come periodo di studio. Poi c’è il lavoro. Poi la pensione. Fasi del ciclo di vita inchiavardate in un percorso fatto di stagioni chiare e conclamate. È sempre stato così.
Beh, già non è più così. L’aumento costante dell’aspettativa di vita ci porta a dover immaginare un periodo lavorativo sicuramente più lungo del previsto e spostato in avanti a partire da un debutto che non arriva mai, e altrettanto certamente molto più precario che nel passato. La disoccupazione di una volta, fortemente stigmatizzata, oggi è cosa di tutti i giorni: oggi sei occupato, domani no. Ricomincerai da qualche altra parte. Ci vuole flessibilità per far fronte a questa fluidità senza remi per governarla. Ci vuole la capacità di reinventarsi ogni volta che è necessario e di aggiungere, allo scopo, competenze nuove a quelle pregresse.
Quello che abbiamo studiato 20 o 30 anni prima può essere superato o parziale o manicheo rispetto all’evoluzione della società: nuovi punti di vista, nuove tematiche, nuovi strumenti e tecnologie, nuove esigenze e nuovi modi. Non si può insegnare a un adulto come si insegna a un ragazzino e forse nemmeno a una adolescente si dovrebbe imporre la didattica frontale che abbiamo conservato granitica mentre il modo di essere bambini e ragazzi cambiava alla velocità della luce. Di nuovo, flessibilità.
Ha recentemente debuttato in questa scia di long life learning, cioè di apprendimento costante, la Scuola Capitale Sociale, per iniziativa di Ugo Biggeri, Presidente di Etica Sgr, Lorenzo Fazio, direttore della casa editrice Chiarelettere e Iolanda Romano, esperta di processi partecipativi, già commissario di governo per il Terzo Valico.
Una nuova realtà di corsi di approfondimento e specializzazione per neo diplomati e laureati ma anche e soprattutto per professionisti già operanti in aziende e istituzioni. Le tematiche sono quelle del mondo di oggi già raccolte dall’Agenda ONU per il 2030: gestione delle crisi, transizione ecologica dell’economia, fare impresa con la finanza etica, mediazione dei conflitti, nuove modalità di didattica a distanza.
I corsi sono condotti online attraverso gestione condivisa, progettazione comune, introspezione, lavoro di gruppo, con docenti e facilitatori esperti delle tematiche offerte e delle modalità di democrazia deliberativa scelte per raggiungere gli interlocutori a un livello superiore e più adulto di apprendimento. In piena pandemia, mentre migliaia di morti da Covid annichilivano un mondo adulto mpossibilitato a praticare il rituale dell’addio, la Scuola Capitale Sociale ha iniziato la sua attività con l’offerta di un corso online gratuito sulla gestione del lutto. «Cominciamo dalla fine per immaginarci un futuro diverso» , dice Ugo Biggeri, promotore dell’iniziativa e Vice Presidente.
Il 13 novembre 2020 inizia un nuovo corso per dirigenti d’azienda rivolto a professionisti che vogliano spostare la loro azienda verso la sostenibilità. Le porte sono aperte a tutti.

Diritto d’autore: Arno Senoner on Unsplash

About the Author

Related Posts

Qualcosa di buono uscirà anche da questa crisi. Un nuovo dopoguerra, che come tutti i dopoguerra...

Molti presumono che in futuro avremo molti meno posti di lavoro. Ma questo non è necessariamente...

Alcuni punti chiave che sono emersi con questa pandemia e hanno accelerato la digitalizzazione...