A dicembre la banca centrale turca ha nuovamente innalzato il tasso guida; il rialzo è stato leggermente superiore (200 punti base) a quanto atteso dal consenso degli analisti (150 punti base). Con le misure degli ultimi mesi, la banca centrale è riuscita a stabilizzare decisamente bene la lira, e dalle sue dichiarazioni si evince che la sua politica monetaria resterà restrittiva nel 2021. L’inflazione per l’intero anno è stata del 14,6%. Il governo ha innalzato del 22% il minimo salariale: superiore al tasso d’inflazione attuale ma ben lontano dalle richieste dei sindacati.
Nonostante la pandemia, l’economia dovrebbe essere cresciuta lievemente (1,5% circa) in tutto il 2020. Per il 2021 ci si attende una crescita reale intorno al 4%. Anche il mercato azionario è cresciuto significativamente nel dicembre 2020 e, con il +15% circa, è stato uno dei mercati azionari migliori in tutto il mondo.

Guardando al futuro, tuttavia, non va trascurato che l’economia continua a combattere contro notevoli problemi. Inflazione, deficit elevati delle partite correnti, grande e immutata dipendenza dagli afflussi di capitale estero, un settore bancario fragile e un’alta disoccupazione giovanile (circa del 24% nel settembre 2020) ne rappresentano solo una parte.

Anche per questa ragione a febbraio 2021 la banca centrale turca ha deciso di lasciare il tasso ufficiale invariato al 17% perché sebbene gli effetti al ribasso delle restrizioni legate alla pandemia sull’economia siano stati limitati, prevalgono il rallentamento dell’attività nei servizi e le incertezze sulle prospettive di breve periodo di questi settori.

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