La quarta rivoluzione industriale combattuta sul terreno delle nuove tecnologie stava già ospitando diatribe e scommesse su quanti lavoratori avremmo lasciato indietro ben prima della pandemia. Oggi, a un anno dallo scoppio del Covid 19, la situazione è precipitata. Come tutte le crisi, anche questa pestilenza ha avuto l’effetto di accelerare i mutamenti che erano già in corso e che l’umana predilezione per lo status quo avrebbe sviluppato gradualmente nei prossimi anni. In questi ultimi 12 mesi si sono bruciate le tappe.

Lavoro in remoto, dismissione o riduzione degli uffici fisici, crollo dei mercati dell’intrattenimento e dei viaggi, ridimensionamento feroce di tutta l’economia, insipienza della didattica a distanza come mera declinazione in video della lezione fisica, perdita dei posti di lavoro a minor valore specialistico.
In tutto questo, i pochi segnali di crescita benedico il futuro delle nuove tecnologie – internet delle cose, AI, augmented reality – della nuova medicina  – telemedicina, bio-tecnologie, data analysis con intelligenza artificiale, biogenetica – e della sostenibilità – basta vedere il rilievo che ha avuto da noi il primo Ministero della Transizione Ecologica e il New Bauhaus European Project in Europa.

Dati questi tre motori di sviluppo, il World Economic Forum si è riunito per analizzare la situazione occupazionale. Il rapporto del gruppo di lavoro sottolinea che la pandemia ha reso ancor più urgente uno sforzo di sintesi e di equilibrio tra lavoratori in carne e ossa, robot e algoritmi.
La rivoluzione indotta dalle nuove tecnologie è ineludibile e, anzi, le aziende devono accoglierla più in fretta possibile per non soccombere in una situazione in cui globalizzazione, pandemia e crisi economica impongono soluzioni più veloci, flessibili e meno costose. Ma ci sarà un prezzo da pagare.

  • Da qui al 2025 si stima che 85 milioni di posti di lavoro perderanno ragione di esistere a causa dell’introduzione delle nuove tecnologie.
  • Per contro, il Forum prevede che 97 milioni di nuovi ruoli/posti di lavoro potrebbero emergere proprio nella suddivisione del lavoro tra uomini e macchine.

Certo è che il 50% dei lavoratori avranno necessità di aggiornare le proprie competenze nella direzione dell’uso delle nuove tecnologie.
La pandemia ha dato grande respiro alla formazione digitale che potrebbe continuare a crescere. Secondo Coursera, tra aprile e giugno del 2020 si è quadruplicato il numero di persone che cercavano aggiornamenti formativi digitali di propria iniziativa, mentre quintuplicava il numero di imprese che offrivano formazione online ai propri dipendenti e aumentava di ben 9 volte la formazione online messa a disposizione dai Governi.

Già questo inverno si è visto che i lavori più minacciati dalla crisi indotta dalla pandemia sono quelli a minor valore specialistico e a bassa remunerazione. Sono i lavori commodity che può fare chiunque, anche una macchina. Purtroppo spesso queste posizioni corrispondono all’universo femminile che non piò permettersi lavori più qualificati e meglio pagati e non certo per mancanza di preparazione scolastica. Ma la preparazione scolastica non basta più.

Sempre secondo il Report del World Economic Forum, le skills più richieste nel prossimo futuro saranno data analysis, intelligenza artificiale e machine learning, ingegneria robotica, sviluppo software e applicazioni, esperienza di transizione digitale e di automatismo dei processi, Information Security e Internet delle cose. Risultano richiesti anche ruoli di Ingegneria dei Materiali nell’industria dell’auto, specialisti di e-commerce e social media, ingegneri specializzati nelle energie rinnovabili, fintech, biologi e genetisti, tecnici e specialisti di tecnologia a sensori. Per contro si perderanno posti di segreteria, amministrazione, contabilità, inserimento dati, paghe e contributi, operai semplici, sportellisti bancari e postali, magazzinieri.

Chi però pensa che la tecnologia renderà gli uomini superflui sbaglia. È infatti confortante vedere che le qualità più spiccatamente umane restano tra le più gettonate:

Le skills più ricercate per il 2025 (future of Jobs Survey 2020 – World Economic Forum)

  1. Analytical thinking and innovation
  2. Active learning and learning strategies
  3. Complex problem-solving
  4. Critical thinking and analysis
  5. Creativity, originality and initiative
  6. Leadership and social influence
  7. Technology use, monitoring and control
  8. Technology design and programming
  9. Resilience, stress tolerance and flexibility
  10. Reasoning, problem-solving and ideation
  11. Emotional Intelligence
  12. Troubleshooting and user experience
  13. Service orientation
  14. Systems analysis and evaluation
  15. Persuasion and negotiation

Il World Economic Forum conclude chiamando aziende, governi e lavoratori ciascuno alle proprie responsabilità. Le aziende, alla necessità di sostenere il capitale umano rappresentato dalla propria forza lavoro attraverso programmi adeguati di aggiornamento formativo e professionale, i lavoratori a farsi carico di mantenersi attrattivi per il mercato del lavoro investendo il proprio tempo nella formazione e i Governi trovando soluzioni di incentivazione della formazione e di ricollocamento sul mercato delle persone con professionalità a più basso valore.

Con l’obiettivo di fare sinergia, il World Economic Forum ha lanciato la Reskilling Revolution Platform che unisce industrie e stakeholder per rendere sistemico il cambiamento. Speriamo che qualcuno decida di aggiungere le scuole che, finita l’emergenza pandemia, dovranno interrogarsi sull’adeguatezza dei propri mezzi, capacità e strumenti di formare la classe lavorativa del futuro.

Testo a cura di Emanuela Notari

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