Gli ultimi mesi hanno visto un aumento dei rendimenti nominali dell’Eurozona, in quanto le pressioni inflazionistiche globali hanno spinto al rialzo le aspettative di inflazione del mercato, mentre i rendimenti reali delle scadenze a breve e medio termine sono scesi leggermente. Questo ha avvantaggiato le obbligazioni legate all’inflazione, la cui performance è guidata dalle variazioni dei rendimenti reali e dal percorso dell’inflazione reale, ma non è influenzata dalle variazioni delle aspettative di inflazione.

Per il resto del 2021 le prospettive per le obbligazioni inflation linked rimangono positive. La compensazione dell’inflazione reale è destinata ad accelerare, poiché la domanda repressa per i servizi si aggiungerà alle attuali pressioni sui prezzi nei settori manifatturiero e dell’energia, mentre l’aumento degli acquisti di asset da parte della BCE dovrebbe tenere sotto controllo i rendimenti reali.

Siamo tuttavia più cauti sulle prospettive di inflazione per il 2022, poiché la maggior parte dell’aumento dell’inflazione di quest’anno è di natura una tantum ed è improbabile che si traduca in aspettative di inflazione più elevate nell’economia in generale.

Ad ogni modo le obbligazioni indicizzate all’inflazione permettono agli investitori di coprirsi contro il modesto rischio di un superamento dell’inflazione a un prezzo ancora relativamente basso. Inoltre, sono una preziosa fonte di diversificazione per qualsiasi portafoglio obbligazionario. Gli investitori dovrebbero tuttavia tenere a mente che l’aumento delle aspettative di inflazione può portare a rendimenti reali più elevati a causa del conseguente inasprimento della politica monetaria. In un tale scenario, le obbligazioni inflation linked supereranno le obbligazioni nominali, ma il loro rendimento assoluto potrebbe essere negativo a seconda dell’entità dell’aumento dei tassi reali.

A cura di Alexandra Muchna, fund manager Rates & FX di Raiffeisen Capital Management

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