Il progressivo invecchiamento della società sta creando nuove sfide. Specialmente nei paesi industrializzati e in Cina l’età media della popolazione continua ad aumentare. Questo non sta solo mettendo sotto pressione i sistemi pensionistici pubblici. Anche gli standard dell’assistenza individuale, delle strutture di assistenza e dei prodotti e delle tecnologie sviluppati appositamente per gli anziani o adattati alle loro esigenze stanno guadagnando importanza. Un altro aspetto della transizione demografica è la continua crescita incontrollata della popolazione nei mercati emergenti e i cambiamenti nelle abitudini di acquisto che vi si possono osservare.

Una società che invecchia a causa dei cambiamenti nell’aspettativa di vita e nel tasso di natalità ha necessariamente aspetti di sostenibilità, perché impedisce una crescita sfrenata della popolazione. D’altra parte, una società che invecchia porta potenzialmente al problema sociale del necessario finanziamento della vita in età avanzata e dei relativi costi del sistema sociale più alti. Con il sistema a ripartizione dei regimi pensionistici pubblici, che prevale nella maggior parte dei paesi industrializzati, si prevedono costi più alti a causa di spese sociali maggiori legate a ragioni demografiche, il che potrebbe portare a problemi per altre voci di bilancio rilevanti per il futuro, come l’istruzione e la ricerca. Da un punto di vista ambientale, l’invecchiamento della società e il minor tasso di natalità dovuti alla crescita meno dinamica della popolazione mondiale sono assolutamente positivi in termini di risorse limitate, se si ipotizza un’impronta ecologica costante o in aumento.

In una società che invecchia aumenta il numero delle persone non autosufficienti. Comunque, l’aspettativa di vita più alta è dovuta, non da ultimo, anche al progresso della medicina in generale. Anche per questo motivo, l’industria farmaceutica e della tecnologia medica sono tra i principali beneficiari dei cambiamenti demografici. Con il numero di persone da assistere in età avanzata aumenta il numero di strutture assistenziali e case di cura necessarie. Per l’industria finanziaria la pressione sempre più eccessiva sui sistemi pensionistici pubblici sta avendo un positivo effetto collaterale, cioè che la previdenza privata o il risparmio previdenziale stanno diventando sempre più importanti.

Transizione demografica: cambia il calcolo del PIL

Le diverse piramidi dell’età portano, da un lato, a una distorsione nel calcolo dei dati sul valore aggiunto e benessere che si riferiscono al numero di abitanti, come il PIL pro capite.
Un elevato numero di bambini e giovani porta a valori tendenzialmente più bassi, per esempio, in termini di produzione economica per abitante. In generale, in statistica si distingue tra il gruppo delle persone “economicamente dipendenti”, cioè le persone fino a 15 anni e oltre i 65 anni, e le persone occupate. Le persone economicamente dipendenti contribuiscono solo in modo marginale alla creazione di valore, in particolare in giovane età, mentre le persone occupate contribuiscono ad aumentare il potere economico attraverso il lavoro e il risparmio. Per quanto riguarda gli investimenti, gli enti previdenziali dei paesi industrializzati possono beneficiare di investimenti in paesi con strutture demografiche relativamente “sane”. In questo modo, ai sistemi previdenziali pubblici, già messi sotto pressione dagli sviluppi demografici, potrebbe affiancarsi un secondo pilastro che diversifica attraverso sistemi a capitalizzazione in paesi con una demografia attraente, e relativo elevato potenziale di crescita economica.

Cosa si intende per “costo demografico” e “dividendo demografico”

I paesi con un aumento della quota di popolazione in età lavorativa sul totale della popolazione beneficiano in termini economici del fatto che la parte produttiva della popolazione deve supportare meno persone economicamente dipendenti. Le persone possono consumare, risparmiare e investire di più. Questo fattore viene chiamato “dividendo demografico”. Un dividendo demografico negativo viene chiamato “costo demografico”. Soprattutto in Europa e ancora di più in Giappone si prevedono alti costi demografici nei prossimi decenni a causa della diminuzione del numero potenzialmente disponibile di persone in età attiva. Gli sviluppi demografici influenzano la crescita economica e il comportamento di risparmio dei rispettivi paesi. Nei paesi industrializzati i cosiddetti baby boomer, quelli nati tra il 1946 e il 1965, potrebbero realizzare una parte dei loro investimenti nelle diverse classi di attività per finanziare la pensione e questa vendita potrebbe mettere sotto pressione i mercati finanziari con conseguente possibile eccesso di offerta. L’aspettativa di vita generalmente più lunga della popolazione mondiale e l’aumento della percentuale di anziani porteranno a un forte aumento della spesa sanitaria. Da questo dovrebbero in generale beneficiare i settori farmaceutico, biotecnologico e sanitario.

Cambiamenti demografici e impronta di carbonio

Anche l’impronta ecologica si modifica nelle diverse fasi di vita. Alcuni studi condotti sugli USA da Emilio Zagheni, demografo presso l’Istituto Max Planck di Rostock, indicano che le emissioni di CO2 pro-capite aumentano costantemente nell’età compresa tra dieci e sessant’anni e poi diminuiscono. Il fenomeno dietro a questo è che il reddito medio tende ad aumentare con l’età. Le persone adulte vivono in case più grandi e guidano macchine meno efficienti dal punto di vista energetico. Con l’età aumentano anche i chilometri percorsi in aereo, in generale si consuma più energia. L’impronta ecologica diminuisce poi di nuovo nelle fasce più anziane. Le spese pro capite complessivamente non diminuiscono, ma vanno a confluire maggiormente nel settore della salute che nei consumi ad alta intensità energetica come l’acquisto di abbigliamento o i viaggi.

Un’altra tendenza, in parte demografica e in parte dovuta alla forte crescita economica, riguarda la crescita delle classi medie delle società, soprattutto nei mercati emergenti. Anche in questo caso, l’aumento previsto della domanda dovrebbe riflettersi in un aumento delle vendite per i produttori di beni durevoli.

 

La transizione demografica secondo le tre dimensioni della sostenibilità ESG

Gli effetti della transizione demografica sono l’invecchiamento della società da un lato, e la crescita della popolazione mondiale, dall’altro. Entrambi gli effetti hanno ripercussioni estremamente rilevanti.

Environment (aspetti ambientali)

Dalla crescita della popolazione prevista nei prossimi decenni emergono soprattutto aspetti quantitativi dovuti all’aumento delle vendite di prodotti e servizi, visto che questi, da un punto di vista ecologico, sono principalmente associati a conseguenze quantitative problematiche. Oltre all’analisi puramente quantitativa, il problema potrebbe aggravarsi ulteriormente con il costante aumento dell’impronta ecologica media della popolazione. Un aspetto legato alle risorse da non sottovalutare è l’impatto sull’agricoltura e l’industria alimentare che sono chiamate a nutrire un numero crescente di persone.

Social (aspetti sociali)

Il cambiamento della demografia verso una società sempre più vecchia comporta nuove sfide per il finanziamento dello stato sociale. Un aumento delle spese sociali, ma con le stesse strutture di finanziamento, potrebbe portare a prestazioni potenzialmente inferiori.

Governance (aspetti di buon governo societario)

Dal punto di vista della governance bisogna affrontare la questione di chi debba alla fine sostenere i costi dell’invecchiamento della società. In questo senso, devono essere discussi i modelli finanziati privatamente e pubblicamente, così come la sostenibilità del finanziamento dello stato sociale con i bilanci statali correnti.

Wolfgang Pinner è Head of Corporate Responsibility di Raiffeisen Capital Management

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