Le scorte di petrolio nei Paesi dell’OCSE ad agosto sono scese al livello più basso dal 2014. All’interno dell’OPEC, paesi come l’Angola e la Nigeria continuano ad avere difficoltà nel soddisfare le quote di produzione consentite, ma sembra prospettarsi una certa distensione a partire dalla fine dell’anno. L’Agenzia Internazionale dell’Energia (AIE) prevede che la domanda globale di petrolio aumenterà di 1,1 milioni di barili al giorno nel quarto trimestre, mentre l’offerta dei paesi OPEC e non OPEC dovrebbe aumentare complessivamente di 2,7 milioni di bpd.  Quindi, ci sono segnali che il mercato del petrolio tornerà all’equilibrio verso la fine dell’anno, prima che la situazione possa finalmente distendersi leggermente nella prima metà del 2022.

Energia: perché i prezzi della materia prima aumentano

Anche i prezzi del gas, che sono aumentati bruscamente negli ultimi mesi, stanno facendo la loro parte. L’aumento della conversione da gas a petrolio dovrebbe generare una domanda supplementare di petrolio di 500 mila barili al giorno nei prossimi sei mesi. L’ulteriore sviluppo dei prezzi del gas dipenderà, da un lato, dal livello delle scorte negli impianti di stoccaggio del gas naturale all’inizio della stagione invernale (novembre) e, dall’altro, dalla misura in cui la Russia e gli esportatori di Gas Naturale Liquefatto (GNL) negli USA e in Australia riusciranno ad aumentare le loro esportazioni di GNL. Poiché le scorte di gas naturale sono inferiori alla media quest’anno sia negli Stati Uniti che in Europa, un novembre e/o dicembre più freddo della media provocherebbe probabilmente un ulteriore aumento dei prezzi. Nonostante la distensione apparente sul mercato del petrolio, ci aspettiamo che i prezzi di petrolio e gas restino ben sostenuti almeno fino alla fine dell’anno.

Hannes Loacker è Senior Fund Manager azionario dei mercati sviluppati di Raiffeisen Capital Management

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