Annunciata da mesi la svolta nucleare della Commissione europea è arrivata il 2 febbraio 2022 con l’inclusione – a determinate condizioni – del gas naturale e dell’energia prodotta con il nucleare nella Tassonomia delle attività sostenibili.

Secondo la Commissione Ue, le attività connesse a gas naturale e nucleare sono in linea con gli obiettivi climatici da raggiungere e sono necessarie per arrivare a una transizione energetica green. Di questo parere è anche l’Agenzia Internazionale per l’Energia (IEA) che in un report sottolinea: per raggiungere l’obiettivo di emissioni nette di gas serra pari a zero entro il 2050 si dovrà raddoppiare l’utilizzo del nucleare che nel 2021 vale il 4% del consumo di energia primaria a livello globale.

La svolta europea sul nucleare non piace alla Piattaforma per la finanza sostenibile, organo consultivo della Commissione Ue e trova l’opposizione degli investitori istituzionali, in particolare del risparmio gestito, riuniti nell’Institutional Investors Group on Climate Change (IIGCC) che comprende le grandi società di asset management a cui fanno capo circa 50 mila miliardi di euro di asset in gestione; e del Forum europeo per gli investimenti sostenibili (EUROSIF) a cui fanno capo circa 20 mila miliardi di euro di asset.

Raiffeisen Capital Management è da sempre contraria al nucleare perché impatta in maniera negativa sui fattori ESG. In particolare:

  • “E” contaminazione radioattiva causata dall’estrazione di uranio o da incidenti radioattivi, rischi ambientali legati al deposito temporaneo e finale delle scorie
  • “S” – danni alla salute
  • “G” – nessun regolamento sul trattamento o l’inclusione delle esternalità, rischio che il relativo paese ospitante la centrale decida di uscire dal nucleare (soprattutto dopo il verificarsi di incidenti nucleari).

I Paesi europei divisi sul nucleare

Cosa spinge il ritorno dell’energia nucleare? Fare fronte alle carenze energetiche degli Stati impegnati nella transizione verso fonti sostenibili è la ragione dominante. In Europa non esiste una politica nucleare comune e ogni Paese ha una sua politica

  • La Francia è il Paese Ue più nuclearizzati: oltre il 70% dell’energia del Paese arriva dai reattori.
  • La Germania è il Paese Ue più contrario: da anni è in corso la denuclearizzazione con la disattivazione sistematica dei reattori ancora presenti sul territorio. In Germani è attivo anche un partito politico contro il nucleare.
  • L’Italia non ha ancora una direzione chiara: il nucleare è stato fermato da due referendum – l’ultimo nel 2011 – ma ora il dibattito è di nuovo aperto.

Cina e India sono a trazione nucleare

A livello globale, i Paesi che spingono di più sul nucleare sono la Cina, che prevede di costruire oltre 100 reattori nei prossimi 15 anni, e l’India che si è posta l’obiettivo di quadruplicare la sua capacità nucleare anche grazie all’alleanza stretta con la Francia.
Anche gli Stati Uniti sono entrati nella partita nucleare e puntano sulla costruzione di reattori più piccoli, mentre il Giappone dopo il disastro di Fukushima ha rallentato la sua corsa ma ha comunque l’obiettivo di triplicare la sua capacità nucleare da qui al 2030.

Diritto d’autore: Photo by Kilian Karger on Unsplash

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