I Non fungible Token (NFT) stanno diventando molto popolari solo negli ultimi tempi soprattutto nell’acquisto e la vendita di opere d’arte digitale. E proprio dall’arte è arrivato il primo NFT sostenibile. Si tratta di un ritratto della Regina Elisabetta II vestita con una maglietta raffigurante la Terra e uno slogan: “NFT – usa e consuma responsabilmente”.

Questo NFT intitolato The Queen dichiara di utilizzare una tecnologia a basso impatto ambientale. Ma il lancio ha aperto il dibattito sulla funzione di questi strumenti e sulla possibilità che siano usati per sposare cause sostenibili e se possano davvero dare una mano.

In realtà, la tecnologia utilizzata dagli NFT è la stessa delle criptovalute con una sola differenza: le monete digitali, per esempio il Bitcoin, sono fungibili mentre gli NFT no, questo determina la loro scarsezza e la loro unicità.

La tecnologia è la blockchain che è molto distante dal concetto di sostenibilità. In pratica gli NFT vengono registrati su piattaforme che utilizzano una grande quantità di energia generando CO2. C’è una fase in cui si registra l’NFT e poi ci sono le fasi dello scambio tra possessori. Ciò che consuma più energia è il processo di verifica delle scritture sul registro.

Se il meccanismo su cui girano gli scambi NFT non è di fatto sostenibile, ciò non toglie la possibilità agli NFT di sostenere cause sostenibili con l’obiettivo di raccogliere fondi e sposare cause ambientali o sociali.

Diritto d’autore: Photo by Andrey Metelev on Unsplash

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