Da sempre il real estate è considerato un bene immobile. La blockchain sta rivoluzionando il mercato, specie negli USA, attraverso l’offerta di token immobiliari, ovvero di mini frazioni della proprietà in tutto il mondo, aperta anche a investitori con piccolissimi capitali, così che se non puoi comprare una casa tutta tua, puoi però decidere di comprare un cinquantesimo.

Il sistema della blockchain ne rende trasparente e sicuro acquisto e vendita e le piattaforme di online polls permettono riunioni tra proprietari che sulla base di votazioni prendono le decisioni necessarie per la manutenzione. Altro che riunione di condominio nella sala parrocchiale. Non che questo migliori la naturale inclinazione ad avere opinioni contrastanti rispetto alle migliorie e relativi costi, ma alla fine è la maggioranza che decide.

I token esistono già da tempo ma spesso sono riferiti a beni digitali. In questo caso è il sistema di scambio, la blockchain, immutabile e geograficamente trasversale, a permettere di portare sul digitale anche beni tutt’altro che intangibili. È una nuova tendenza che in molte situazioni necessita ancora di un aggiornamento dei regolamenti degli stati sovrani ma apre a un’ulteriore diversificazione del portafoglio, anche immobiliare, e a una specie di democratizzazione della proprietà immobiliare. Così i costruttori possono accedere a un mercato molto più vasto di potenziali finanziatori, senza intermediazione (e relativi costi) né giuridica né finanziaria, e con tutte le procedure di acquisto risolte in pochi minuti. Inoltre, il pricing delle “azioni”, ma meglio definirli tokens per non confonderci con mercati tradizionali, è aggiornato in tempo reale.

  • Esiste la possibilità di acquistare token di proprietà e token di diritti, di affitto per esempio.
  • Token di un appartamento, di un condominio, di un immobile commerciale.
  • Token di più appartamenti o condomini o immobili commerciali, diversificando il proprio portafoglio e con una maggiore possibilità, almeno in teoria, di rivenderli in tempo reale.

I dubbi riguardano soprattutto la regolamentazione legale dei singoli paesi che talvolta, pur consentendo lo scambio di token immobiliari, potrebbero non consentire la vendita della totale proprietà in forma digitale. Quello che complica la situazione è che l’investimento in immobili tokenizzati non è in realtà fatto sulla proprietà ma in una “società veicolo” (SPV, special purpose vehicle) che possiede la proprietà e che potrebbe trovarsi in una giurisdizione diversa da quella in cui si trova fisicamente la proprietà. Il che potrebbe rendere difficile trasformare i token in valuta reale anche se non esattamente come per le cryptovalute perché in questo caso il bene sottostante è reale e fisico.

Siti web come Fundrise e RoofStock negli USA hanno offerto per anni la possibilità di comprare azioni di proprietà immobiliari residenziali e commerciali in località anche remote, ma hanno sempre richiesto un investimento minimo di 1.000 $, con una serie di restrizione sull’uscita dall’investimento.

LoftyAI, una società che offre token immobiliari, nata da poco, possiede 90 proprietà in affitto in Illinois, Michigan, Missouri and Ohio e offre token di proprietà immobiliari destinate all’affitto a una soglia di ingresso minimo di 50 dollari. Sono nati come una diversificazione del movimento DAO, organizzazioni autonome nate attorno alla proprietà in quote per progetti specifici, come l’operazione di crowdsourcing per l’acquisto della prima copia della Costituzione americana.

Qualcuno sostiene che sia roba per Millennials e che comunque occorre aspettare di vedere come vanno, per ora non esiste track record di questi investimenti. Ma sicuramente questo fenomeno è una dimostrazione in più che la blockchain sta cambiando il nostro modo di intendere proprietà e scambio.

Testo a cura di Emanuela Notari

Diritto d’autore: Photo by Robert Katzki on Unsplash

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