Ha sollevato critiche e preoccupazioni l’annuncio di Jeff Bezos a luglio di voler acquistare One Medical, la società di servizi di assistenza medica di base accreditata presso Medicare, l’assicurazione medica americana amministrata dal Governo Usa per persone over 65 o con particolari condizioni di salute come insufficienza renale e disabilità. One Medical eroga i suoi servizi sulla base di un abbonamento: per 199 euro l’anno, gli iscritti hanno diritto a servizi di assistenza medica 7 giorni su 7 h24, con visite mediche garantite in giornata grazie a una vasta rete di centri medici e laboratori associati sul territorio e grazie alle tecnologie che One Medical vanta è possibile il disbrigo delle pratiche di assistenza medica (appuntamenti, rinnovo di prescrizioni, comunicazioni medico-paziente) su piattaforma digitale. One Medical conta oltre 760.000 iscritti ed è collegata con 8.000 aziende per i programmi di welfare privato.

Perché solleva questioni ed è tuttora sotto valutazione dell’Antitrust? Perché il dubbio dei detrattori è che il miliardario stia trasformando una delle poche espressioni di assistenza socio-sanitaria americane in un business (per quanto One Medical sia quotata in Borsa), gestendo in più i dati sanitari altamente sensibili di centinaia di migliaia di persone, un capitale che associato alle nuove tecnologie, intelligenza artificiale e algoritmi predittivi, potrebbe rappresentare un vantaggio per l’evoluzione della medicina come una leva competitiva di quel capitalismo del controllo osteggiato da molti.

Investire a lungo termine: il business delle assicurazioni mediche

Jeff Bezos è particolarmente sensibile ai trend demografici che vedono un generale aumento della durata della vita media della popolazione mondiale, includendo anche quella dei paesi cosiddetti giovani, come l’India. Nel settore sanitario Amazon ha già messo piede da tempo con l’acquisizione di PillPack, farmacia online, il lancio della propria farmacia online e la discussa partnership con JPMorgan Chase e Berkshire Hathaway che diede vita a Haven, progetto di servizi sanitari e assicurazioni sanitarie a basso prezzo, pensato in primo luogo per i dipendenti delle tre aziende e in prospettiva per un’utenza più allargata. Ma l’esperimento non è riuscito e la società ha chiuso l’anno scorso.

Personalmente, Jeff Bezos ha anche investito altri 3 miliardi di dollari in Alto Lab, azienda di ricerca scientifica impegnata nel controllo dell’invecchiamento cellulare, con la prospettiva, se la società e tanti altri player privati impegnati sul medesimo obiettivo riuscissero nell’intento, di allungare la vita umana a 120/130 anni.

L’acquisto di One Medical vale circa 4 miliardi di dollari e promette di innovare totalmente il rapporto tra cittadino e medicina, tra paziente e medico, tra amministrazione sanitaria e vita privata, promettendo di ridurre attese, file, spostamenti tra centri medici e farmacie che attualmente ammorbano l’economia del tempo privato dei pazienti e, data la straordinaria longevità cui assistiamo, dei figli e caregiver di anziani che hanno bisogno di una mano per sbrigare queste faccende.

Non è ancora stato dato il via da parte dell’Antitrust, ma gli esperti dicono che se quest’organo di vigilanza è particolarmente restrittivo quando si tratta di spin-off delle grandi aziende, e in particolare dei giganti del Tech, nello stesso mercato di pertinenza, allentano le maglie quando si tratta di allargamenti ad industry adiacenti.

Staremo a vedere. Gli osservatori nostrani vedono difficile che il progetto che sta sviluppando Amazon Care possa attecchire in Italia, essendo il modello della nostra assistenza medica ben diverso da quello USA, ma non sono pochi quelli che invece non escludono che l’impatto della telemedicina e della gestione digitale dei servizi sanitari e assistenziali si farà sentire anche da noi, il Paese più vecchio d’Europa.

Testo a cura di Emanuela Notari

Diritto d’autore: Photo by Hush Naidoo Jade Photography on Unsplash

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