C’è chi li chiama millennials, chi generazione Y, chi echo boomer, ma la sostanza non cambia: sono i giovani nati nel mondo occidentale dagli anni ottanta al 2000 e sono i risparmiatori e gli investitori di domani, ovvero i nuovi clienti di banche e sim. Una generazione caratterizzata da un maggiore utilizzo e familiarità con i canali digitali, i media e le tecnologie. In molte parti del mondo, l’infanzia della generazione Y è stata segnata da un approccio educativo tecnologico, derivato dalle profonde trasformazioni degli anni sessanta. Figli della rivoluzione digitale, ragazzi costantemente connessi con l’esigenza di esprimere in tempo reale loro stessi e le proprie opinioni.

Una nuova categoria di consumatori che utilizza la rete per informarsi sui propri interessi e hanno avviato un nuovo comportamento di acquisto sia per servizi che per beni di primo e secondo consumo.I millennials rappresentano, insomma, un fenomeno unico rispetto al passato che necessita un’attenta valutazione e analisi, non solo da un punto di vista sociologico, ma anche economico finanziario.

Ragazzi di oggi tra i 20 e i 35 anni con un futuro potenzialmente piú longevo rispetto ai loro genitori, ma sicuramente meno delineato. Si tratta di giovani ben istruiti  ma spesso con un lavoro precario, distanti dal contratto a tempo indeterminato e con un concetto di famiglia molto piú flessibile rispetto ai loro avi. Professionisti che in molti casi per avere successo hanno dovuto inventarsi un lavoro o riattualizzarne uno vecchio attraverso l’aiuto della tecnologia. Abituati a lavorare da remoto in qualsiasi luogo e in tempo reale, hanno dato il via allo smartworking e alla sharing economy e spesso per trovare una occupazione sono stati costretti a mettersi in proprio. Basti dire che, secondo l’ultima analisi di Unioncamere – Infocamere, in Italia una nuova impresa su 3, ovvero il 30,4%, è guidata da imprenditori under 35. Un piccolo esercito che nei primi sei mesi di quest’anno è cresciuto ulteriormente del 6,1%, contro lo 0,3% del totale delle imprese, mettendo a segno tra gennaio e giugno un saldo positivo di 36.965 unità.

Da un punto di vista finanziario, probabilmente a causa della precarietà professionale che caratterizza la generazione, il risparmio non è, comunque, tra i primi temi d’interesse dei millennials, l’argomento è però rilevante in quanto il Censis stima che il 65% dei giovani dipendenti oggi in Italia, ovvero due su tre, avrà una pensione sotto i mille euro, nonostante avanzamenti di carriera assimilabili a quelli dei loro genitori, considerando l’abbassamento dei tassi di sostituzione. Questa previsione riguarda 3,4 milioni di giovani oggi ben inseriti nel mercato del lavoro italiano, con contratti standard. Ma va considerato che al loro fianco esistono 890 mila giovani lavoratori autonomi o con contratti di collaborazione e quasi 2,3 milioni di ragazzi che non studiano né lavorano, che percepiranno ancora meno.

Ricerche condotte negli ultimi anni hanno calcolato che i millennials dovrebbero risparmiare circa il 7% del proprio stipendio per raggiungere una forma di pensione simile a quella delle generazioni precedenti; una percentuale molto alta dato che secondo le stime riescono a conservare mediamente solo il 3% di quanto percepiscono e in molti casi ricevano ancora supporto finanziario dai loro genitori. Solo dai 25 anni in su si pensa alla previdenza.

Da un’analisi fatta per Assogestioni, da parte dell’istituto di ricerca Demia, emerge che, avendo a disposizione del denaro, i 16-17enni per Il 48%  comprerebbe beni di consumo, mentre i 18-24enni, per il 64%,  lo utilizzerebbe per emanciparsi e uscire di casa. Il 59% dei 25-34enni intervistati, cominciano a pensare alla previdenza per proteggersi dagli imprevisti.

Ragazzi che riconoscono la necessità di dover saperne di più in materia economico finanziaria, ma esternano anche la paura relativa ai rischi che l’investimento comporta, memori della passata crisi finanziaria. Contrariamente a quanto si possa immaginare, sempre dalla ricerca Demia, emerge che alla domanda su quale tipologia di contatto sceglierebbero con un consulente per capire la forma di risparmio o investimento più adatta la risposta sia: l’approccio di persona. Il 71% degli intervistati infatti predilige tale metodo rispetto a quelli digitali: sito, email, app o social network.

Attenti agli investimenti sostenibili

Un argomento d’incontro tra i giovani e l’industria del risparmio si ha su tematiche ambientali, la sostenibilità è sempre più alla base delle scelte della Generazione Y anche in tema finanziario, a confermarlo è Roberto Grossi di Etics Sgr, la società di gestione del risparmio del Gruppo Banca popolare etica, l’unico istituto italiano ad occuparsi esclusivamente di investimenti SRI: “In poco più di due anni il valore dei risparmi che amministriamo è triplicato, passando da uno a tre miliardi di euro. I nostri clienti sono più giovani rispetto alla media del mercato e il 52% è donna”.

Una tendenza confermata anche dalla ricerca Sustainable signals condotta da Morgan Stanley: l’84% dei 20-30enni, cioè dei millennials, e il 76% delle donne intervistate si sono dichiarate interessate agli investimenti socialmente sostenibili; solo il 23% degli uomini ha invece affermato di essere disponibile a valutare l’impatto socio-ambientale dei propri investimenti.

Una sfida per l’industria e i consulenti finanziari

Diversi per molti aspetti dalle generazioni precedenti, ma non meno importanti, i millennials saranno gli investitori del domani, la sfida dell’industria del risparmio sarà quella di intercettare le loro esigenze offrendo informazioni, formazione e soluzioni dinamiche e flessibili adatti ai loro bisogni.
La scommessa sociale e finanziaria del consulente finanziario sarà, invece, quella di scegliere le soluzioni migliori per accompagnare questi ragazzi dal percorso incerto verso un futuro più sicuro possibile.

Simona Bruson

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