Dopo oltre tre anni stiamo per entrare nella fase finale del programma di acquisto di asset avviato dalla BCE nel marzo del 2015. L’importo, inizialmente pari a 60 miliardi mensili, è salito a 80 miliardi l’anno successivo, per poi essere ridotto nuovamente a 60 miliardi nel secondo trimestre del 2017 e a 30 miliardi di euro all’inizio di quest’anno. Poi, durante l’ultima conferenza stampa l’Eurotower, a sorpresa, ha cancellato la formula con cui si era finora impegnata ad espandere il piano di quantitative easing nel caso di un peggioramento delle prospettive.
In una nota, la Banca Centrale Europea si è limitata a indicare che intende “effettuare gli acquisti netti di attività, al ritmo mensile di 30 miliardi di euro, sino a fine settembre 2018, o anche oltre se necessario”. Come cambia lo scenario per i mercati obbligazionari? Ecco l’analisi in tre punti di Andreas Riegler, Responsabile obbligazionario di Raiffeisen Capital Management che si aspetta una conclusione del programma di Quantitative easing entro il quarto trimestre 2018.

La prima conseguenza della fine del QE è sui rendimenti di Bund

Ci sarà prima di tutto un impatto sui rendimenti dei bund, che dovrebbero aumentare leggermente, ma anche sugli spread tra titoli di Stato e corporate che saranno più ampi. Tali effetti saranno controbilanciati dalla lentezza con cui la BCE adeguerà al rialzo i tassi d’interesse chiave. A nostro avviso dovremo aspettare fino al secondo trimestre del 2019 per vedere il primo rialzo dei tassi da parte della banca centrale, e anche dopo questo il processo sarà graduale.
Per quanto riguarda l’impatto sugli investimenti, chi è in cerca di rendimento continuerà a preferire i prodotti a spread rispetto ai prodotti a tasso, mentre ci aspettiamo che le obbligazioni societarie continueranno a sovraperformare rispetto ai titoli di Stato.

Obbligazioni investment grade meglio restare sul breve termine

Ci aspettiamo che il programma si concluda nel corso del quarto trimestre di quest’anno. Questo evento avrà un impatto soprattutto sui rendimenti dei bund, che dovrebbero aumentare leggermente, ma anche sugli spread tra titoli di Stato e corporate che saranno più ampi. Tali effetti saranno controbilanciati dalla lentezza con cui la BCE adeguerà al rialzo i tassi d’interesse chiave. A nostro avviso dovremo aspettare fino al secondo trimestre del 2019 per vedere il primo rialzo dei tassi da parte della banca centrale, e anche dopo questo il processo sarà graduale.
Per quanto riguarda l’impatto sugli investimenti, chi è in cerca di rendimento continuerà a preferire i prodotti a spread rispetto ai prodotti di tasso, mentre ci aspettiamo che le obbligazioni societarie continueranno a sovraperformare rispetto ai titoli di Stato. In particolare:

  • Nell’area delle obbligazioni investment grade continuiamo a privilegiare le scadenze di breve e medio termine.
  • Sul lato dei corporate bond ci aspettiamo una leggera sovraperformance sia dei covered bond sia dei corporate bond rispetto al bund.

Il settore dei finanziari ha ancora un premio interessante

I titoli finanziari sono scambiati con un piccolo premio di 10 punti base al di sopra di titoli non finanziari analoghi con rating simili. Riteniamo che questo livello sia equo, ma non eccessivamente economico. In uno scenario di rialzo dei tassi nel lungo termine, i finanziari beneficeranno di un graduale aumento dei rendimenti dei governativi, di una curva dei rendimenti più ripida e di bilanci molto più solidi rispetto a cinque anni fa.
Poiché le obbligazioni bancarie fino al livello senior potrebbero essere oggetto di ristrutturazioni bancarie secondo il nuovo sistema, riteniamo giustificato un premio rispetto alle società non finanziarie a causa del rischio sistemico più elevato.

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