La famiglia è una rete di relazioni, affinità, mutua assistenza e utilità. Ma di fatto la sua sopravvivenza dipende dall’efficacia con la quale la rete familiare si adatta, intrecciandovisi, alla sua rete patrimoniale.

Nel passato le famiglie hanno rivestito il ruolo di vere e proprie cassaforti, stringendo il patrimonio del casato nell’abbraccio delle relazioni di sangue e di affinità di pari grado sociale e pianificandone la tutela e l’accrescimento attraverso di esse: il matrimonio, lungi dall’essere il semplice incontro di due anime innamorate, era uno strumento di pianificazione patrimoniale ai cui obiettivi veniva sacrificata la soddisfazione personale e l’autorealizzazione dei soggetti coinvolti.

Nel tempo, la modernità e il benessere hanno aperto la strada all’individualismo che caratterizza le società occidentali contemporanee, elevando l’obiettivo della realizzazione personale a priorità assoluta e sacrificando al suo raggiungimento la tenuta della famiglia, con relativo patrimonio. Persino la longevità, che caratterizza sempre più la nostra società, ha esasperato questa tendenza, attribuendo alla fase finale della vita che oggi ammonta più o meno a 20/25 anni post lavorativi aspettative di sviluppo e realizzazione di sé che prima non erano nemmeno pensabili.Basta vedere i dati dei divorzi dove spicca, più che il prevedibile incremento post lock-down, il 35% di aumento nella fascia di età 65-85.
Così la crisi di coppia, la prima e più comune minaccia all’integrità del patrimonio, ha cominciato ad erodere le sostanze di moltissime famiglie, raddoppiando i costi del ménage familiare, cancellando le economie di scala della convivenza ed esponendo i portafogli dei coniugi al peso delle parcelle legali per un tempo infinito.

Come tutelarsi? Una volta di più, allenandosi ad immaginare il peggio. Se poi non arriva, tanto di guadagnato.

Ogni famiglia corrisponde a un modello economico, a seconda dei rispettivi patrimoni personali, del regime patrimoniale, delle proprietà immobiliari, dei redditi da lavoro, dei modelli di spesa e degli obiettivi di vita condivisi.

L’unica prevenzione possibile, sul piano finanziario, è una stretta conoscenza da parte del consulente patrimoniale del modello economico e delle dinamiche familiari di ognuno dei suoi clienti, da cui far partire una pianificazione attiva immediata tesa a conciliare la tutela del patrimonio con quella di tutti i membri, ma gestita dentro la visione patrimoniale di una possibile crisi, immaginando e predisponendo piani di minimizzazione dei rischi.
Contrariamente al sentire comune, questo atteggiamento non porterà sfortuna al matrimonio di turno, ma ne tutelerà i membri nel futuro. Inoltre, è importante che il consulente sia a conoscenza delle recenti evoluzioni della giurisprudenza divorzile. La materia – da quando nel nostro paese si è messo in discussione il concetto di mantenimento del tenore di vita precedente alla crisi coniugale – è molto fluida è soluzioni o interpretazioni innovative o nascono ogni giorno.

Il nostro è un paese che non riconosce il pensiero previdenziale e il ruolo delle assicurazioni, limitandosi per lo più a quella obbligatoria dell’auto. La svolta può venire proprio dalla sensibilità dei consulenti patrimoniali, cui sarà concesso di prepararsi al peggio senza tacciarli di pessimismo. E il giorno che la crisi dovesse arrivare, sarà loro il merito di aver contribuito a minimizzare i danni.

Modifica del regime patrimoniale di coppia, intestazione previdente degli immobili, polizze vita, trust a protezione delle risorse economiche per gli studi e il sostentamento della prole, alienazione di beni indivisibili a favore di unità più “maneggevoli”… gli strumenti giuridici non mancano, ciò che ancora scarseggia è la visione.

Diritto d’autore: Jack Finniganon Unsplash

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