Le small cap, ovvero le società a piccola e media capitalizzazione, fino ad oggi hanno fatto fatica a entrare nei portafogli dei gestori patrimoniali che guardano alla sostenibilità. Investire in questo universo di aziende puntando sulla gestione dei rischi ESG è difficile perché c’è bisogno di informazioni anche non finanziarie sulla vita delle aziende e di rendiconti confrontabili. Per questo finora i gestori con una strategia di investimento sostenibile e responsabile (SRI) hanno investito prevalentemente in società a grande capitalizzazione, capaci di fornire report ESG periodici e completi e di comunicare le proprie iniziative in tema di sostenibilità. Ma qualcosa sta per cambiare e le small cap sono destinate a diventare nel medio termine un ottimo strumento di diversificazione dei portafogli sostenibili.

La spinta arriva da Commissione europea guidata da Ursula Von der Leyen che ha annunciato la proposta di allargare il bacino delle imprese europee obbligate a fornire la dichiarazione non finanziaria (Dnf), il documento in cui sono raccolte le informazioni ESG, che è obbligatorio dal 2016 solo per le società quotate con oltre 500 dipendenti. La proposta europea è di estendere la Dnf a tutte le grandi imprese quotate e non quotate eliminando la soglia dei 500 dipendenti. In questo modo anche le Pmi quotate avranno obblighi di informativa non finanziaria, con rendiconti semplificati rispetto alle grandi aziende. Sono, invece, escluse, le microimprese e le aziende quotate sulle Mtf, le multilateral trading facilities.

Se forniranno queste informazioni le small cap potranno essere inserite nelle analisi delle agenzie di rating indipendenti ed entrare più facilmente nei portafogli dei gestori patrimoniali che sono sempre alla ricerca di titoli dalla valutazione interessante o un potenziale di crescita significativo. L’universo degli investimenti in small-cap offre proprio questo, con molte aziende interessanti e poco conosciute e un potenziale di crescita sostenibile non ancora pienamente valutato dal mercato.
Ma bisogna aspettare ancora: se la proposta della Commissione europea andrò avanti, saranno oltre 50 mila le aziende che adotteranno il Dnf (erano 11 mila a fine 2020) e ciò potrebbe accadere entro il 2024 con rapporti societari relativi all’esercizio finanziario 2023.

L’obiettivo dell’Unione europea è allargare l’investimento sostenibile verso le aziende che forniscono soluzioni a questioni ambientali e sociali presenti nell’Agenda 2030. Le small sono un universo inesplorato della sostenibilità e questo gioca a favore delle loro valutazioni.

Diritto d’autore: Photo by Raimond Klavins on Unsplash

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