Nei contesti in cui si esprimono le imprese italiane, qualunque sia il settore, emerge con chiarezza la necessità di un maggiore coordinamento tra l’offerta accademica e la domanda di professionalità delle aziende. Ciò non significa puntare necessariamente su diplomi professionali, peraltro sempre inferiori alla domanda, ma incanalare gli sforzi dei giovani verso percorsi formativi che non si traducano in uno spreco di energie, tempo e fatica. E, quel che è peggio, ambizioni. Tanto più in una società dove le riforme previdenziali richiederanno ai giovani di cominciare a risparmiare per integrare il proprio reddito pensionistico fin dal primo lavoro.

In attesa che questa convergenza offerta formativa-richiesta professionalità venga promossa a livello istituzionale, è utile chiarirsi le idee circa quali specializzazioni e competenze ci si aspetta saranno più ricercate nei prossimi 5 anni.

Le previsioni del recente rapporto Unioncamere-Anpal dicono che il fabbisogno occupazione del nostro Paese sarà per il 60% di laureati e diplomati, e per il 35% di professioni tecniche e a maggiore specializzazione, come a dire che di laureati ci sarà sempre bisogno: 1,2 milioni per il quinquennio, sia per il livello di competenze richiesto dall’evoluzione rapida del mondo verso nuove tecnologie e nuove applicazioni, sia perché l’occupazione cui si accedere con una laurea offre una migliore retribuzione.

Sempre che si produca quell’allineamento tra domanda di professionalità e offerta formativa di cui sopra, onde evitare, come succede ora, di avere centinaia di archeologi che fanno domanda per un bando per bigliettai in quei musei che lamentano assenza di comunicatori, per fare un esempio.

Il rapporto dice chiaramente che digitalizzazione e automazione orienteranno il mercato del lavoro, ma anche la transizione ecologica con la necessità di sempre maggiore attitudine a ridurre l’impatto ambientale e il consumo di energia. In particolare potremmo trovarci a corto di laure nelle discipline STEM (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica, compresa informatica) e ingegneria e architettura. Ma anche di indirizzo medico-scientifico, causa pandemia e il generale invecchiamento della popolazione, includendo oltre alle specialità ospedaliere, assistenza medica di prossimità e competenze idonee alla digitalizzazione della consulenza sanitaria. La situazione appare in pareggio negli ambiti formativi di lettere, filosofia e psicologia. Si stima invece un chiaro eccesso di offerta formativa nei settori linguistico, chimico-farmaceutico, geo-biologico e agro-alimentare.

Ecco come Unioncamere e Anpal riassumono il rapporto tra offerta e domanda di lauree da qui al 2025.

Per quanto riguarda i diplomi e gli studi professionali ci sarà più richiesta rispetto all’offerta di indirizzi amministrativi-segretariali, marketing, costruzioni e trasporti-logistica, meccanico, ristorazione, benessere e servizi di vendita, edile e logistica.

Sempre apprezzati i diplomi degli Istituti Tecnico Superiori, ITS. In generale, infatti, per la formazione professionale il rapporto evidenzia un’offerta formativa in grado di soddisfare solo il 50% della domanda potenziale, dove le situazioni più critiche riguardano meccanica, logistica ed edilizia. In particolare Unioncamere stima intorno alle 900mila unità la richiesta di professionalità con una o due e.skills.

Testo a cura di Emanuela Notari

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