L’Italia è un Paese che non ha un gran rapporto con le assicurazioni. A parte l’assicurazione auto, obbligatoria per legge (peraltro tra le più alte in Europa), l’indice di copertura per danni è bassissimo nel confronto comunitario (Rapporto ANIA 2020-2021 su dati Insurance Europe).

I numeri del primo semestre del 2021, però, registrano un boom delle polizze vita: +36% su base annua secondo Ania, l’Associazione di Categoria. Cosa significa? Forse, che anche in un Paese che storicamente ha sempre preferito premunirsi da eventuali danni futuri accumulando denaro piuttosto che investire in polizze assicurative, la pandemia ha sollecitato la consapevolezza della nostra fragilità. Forse in questa ottica finalmente il percettore di reddito all’interno di una famiglia viene finalmente visto come keyman, l’uomo chiave che di solito nelle aziende viene assicurato perché perderlo è una costosa disgrazia: esattamente come una top model assicura le proprie gambe o un cantante lirico la sua ugola, vale la pena assicurare il capofamiglia, nel senso reddituale della gerarchia, per evitare che in caso di disgrazia lasci coniuge e figli in grave crisi finanziaria. Oppure stipulare una polizza per ognuno dei due coniugi, se entrambi professionisti, designandosi reciprocamente beneficiari. Così come a volte si fa tra due soci.

Polizza vita: un efficace strumento per gestire il patrimonio

Le polizze vita aumentano anche perché se ne vede il vantaggio come strumento patrimoniale: il capitale assicurato in una polizza vita, infatti, non rientra nella massa ereditaria (i premi annuali sì), quindi le polizze vita sono spesso utilizzate come modo per destinare un sostegno a persone, per esempio, non facenti parte del parco eredi legittimari, come un compagno convivente che non avrebbe i diritti ereditari di un coniuge, oppure per aumentare il sostegno a uno dei propri eredi senza ridurre il patrimonio globale e senza creare problemi di superamento delle quote di legittima.

Sembra crescere anche la propensione delle famiglie italiane ad assicurarsi per il rimborso di spese mediche. Almeno a parole. Cure mediche e continuità del reddito risultano ancora tra i valori più importanti per le famiglie, citati da oltre il 60% degli intervistati nel report Termometro Italia, un’indagine che Innovation Team svolge periodicamente su 500 famiglie. Molto meno sentita l’esigenza di tutelarsi dal rischio non autosufficienza (polizze LTC), oscillante tra un circa 9% al Nord e un circa 15% al Sud.

Tutto quello che stiamo dicendo potrebbe essere frutto della momentanea paura scatenata dalla pandemia. Ma ciò che fa ben sperare è l’aumento del collocamento delle polizze vita da parte delle reti di consulenti finanziari, sia in quanto occasione di diversificazione, in un momento di incertezza, particolarmente utile per stringere con il cliente una relazione a lungo termine, sia in quanto strumento di protezione del patrimonio dai rischi che lo espongono ad erosione. Investire oggi in una polizza, per esempio una Long Term Care per tutelarsi dal rischio di diventare non autosufficienti in futuro e di doversi svenare per pagare una badante o la retta di una RSA, può essere addirittura un anticipo di eredità verso i propri figli. Pago oggi una polizza per evitare che tu figlio ti debba sobbarcare la mia assistenza di persona o finanziariamente, ma anche perché il mio patrimonio ti arrivi intatto, quando sarà ora.

Testo a cura di Emanuela Notari

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