Molti di noi conoscono una persona italiana che vive all’estero. Io ne conosco una, ma tra i miei amici ne conto altre, quante ne conoscono a loro volta i nostri conoscenti? Moltiplichiamo e avremo un’idea di quanti italiani stanno vivendo la loro vita in un Paese diverso dal proprio. Sono 6 milioni, più del 10% della popolazione totale, in continua crescita. Più di metà vive in un Paese europeo, il resto fuori dai confini del vecchio continente.

Chi per studio, chi per un’opportunità di lavoro, chi magari per cercare fortuna con scarpe diverse ma lo stesso cuore degli emigranti di un secolo fa, chi perché “prestato” dall’azienda per cui lavora a una filiale estera, molti valicano le sempre meno strette frontiere nazionali e si inseriscono in culture diverse e apprendono lingue diverse, allargando inevitabilmente gli orizzonti della propria mente – il primo vero regalo dell’esperienza all’estero. I più ritornano dopo aver completato un ciclo da expat, altri restano, si sposano, fanno figli bilingui che a loro volta crescono con una concezione ancora più labile dell’appartenenza a una sola nazione.

Intanto, tra i soliti alti e bassi, tra manifestazioni di leadership e di coesione politica da una parte e altre meno felici di individualità e debole presidio di temi di grandissima attualità dall’altra, l’Europa continua la sua opera di costruzione di una cultura europea attraverso la promozione della mobilità dei suoi abitanti e di una cittadinanza collettiva continentale.

Per stimolare scambi di cultura, esperienze e competenze, e per sostenere il peso di un invecchiamento costante del continente, sono nati i fondi pensione Pepp, l’esperanto della previdenza. Sono fondi pensione volontari, quindi previdenza integrativa, di matrice europea. Nel senso che, prescindendo dal Paese nel quale sono stati sottoscritti, vengono riconosciuti in tutti i Paesi europei, quindi se il lavoratore si trasferisce oltre confine il suo fondo pensione in qualche modo lo segue. Un po’ come la portabilità telefonica: il tuo numero ti segue, non importa a quale operatore decidi di affidarti, così il tuo fondo pensione ti segue in giro per l’Europa, non importa dove, spostandosi dal “sottoconto” italiano a quello del nuovo Paese.

Tutti vi possono accedere, contribuendo a livello personale, per sé e per altre persone a carico,  convogliandovi anche la contribuzione aziendale se si ha un lavoro dipendente (e il Pepp specifico lo consente), ma sono aperti anche a lavoratori autonomi e professionisti, e ai disoccupati. I Pepp sottostanno alle stesse norme fiscali nazionali che regolamentano gli altri fondi pensione, quindi sono deducibili fino a 5.164,57 euro l’anno e i rendimenti sono tassati al 20%. Concedono anticipazioni parziali per i motivi già riconosciuti per altri prodotti previdenziali e accesso a Rita (Rendita Integrativa Temporanea Anticipata). Alla scadenza danno diritto a una rendita o a un mix di rendita e parziale riscatto del capitale (max 50%).

Non si può, però, far confluire il Tfr nei Pepp; in compenso, si può continuare a contribuire al proprio Pepp anche dopo l’età pensionabile, purché si possa contare su almeno un anno di contribuzione in Italia. Il costo del Pepp base è entro l’1% del capitale accumulato annuale.

I vantaggi, oltre alla portabilità pan-europea: una maggiore varietà di prodotti e di soggetti finanziari autorizzati all’offerta (compagnie assicurative, banche, fondi pensione professionali, alcune società di investimento e gestori patrimoniali), che genereranno maggiore competitività e qualità. Senza contare i criteri di sicurezza e di gestione prudente stabiliti dal Regolamento UE 2019/1238 per la costruzione dei Pepp:

  • le attività sono investite nel migliore interesse a lungo termine dell’insieme dei risparmiatori in PEPP… e nell’ambito del principio della «persona prudente»
  • i fornitori di PEPP tengono conto dei rischi legati alle decisioni di investimento e del potenziale impatto a lungo termine di queste ultime sui fattori ESG;
  • le attività sono investite in modo da garantire la sicurezza, la qualità, la liquidità e la redditività del portafoglio nel suo complesso;
  • le attività sono investite prevalentemente sui mercati regolamentati. Gli investimenti in attività che non sono ammesse alla negoziazione sui mercati finanziari regolamentati sono mantenuti a livelli prudenti;
  • sono possibili investimenti in strumenti derivati… questi strumenti sono valutati in modo prudente, tenendo conto dell’attività sottostante… I fornitori di PEPP evitano anche l’eccessiva esposizione al rischio nei confronti di un’unica controparte e verso altre operazioni su derivati;
  • le attività sono adeguatamente diversificate per evitare che ci sia un’eccessiva dipendenza da una determinata categoria di attività, emittenti o gruppi di imprese e che nel portafoglio complessivamente considerato vi siano concentrazioni del rischio…

Abbiamo detto che l’Europa è il continente più vecchio al mondo, dentro il quale l’Italia il Paese più vecchio. I motivi per sottoscrivere una forma di previdenza integrativa quindi non sfuggono la logica di una vita sempre più lunga e con essa una modifica profonda del ciclo di vita che vedrà attività lavorative sempre più estese ben oltre quella che definiamo età pensionabile, per necessità o per volontà. A questo proposito sono illuminanti i primi quattro punti della premessa al Regolamento del Pepp pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea. Dovremmo forse farne un mantra quotidiano da ripetere e far ripetere ai clienti della consulenza finanziaria per consolidare la consapevolezza della nuova longevità e dei rischi ad essa connessi:

 

(1) Le famiglie dell’Unione figurano fra i più grandi risparmiatori al mondo, ma buona parte di tali risparmi è ferma in conti bancari a breve scadenza. Un aumento degli investimenti sui mercati dei capitali può contribuire a rispondere alle sfide rappresentate dall’invecchiamento della popolazione e dai bassi tassi di interesse;

(2) Le pensioni di vecchiaia costituiscono una parte essenziale del reddito di un pensionato e, per molte persone, beneficiare di una pensione adeguata fa la differenza tra vivere una vecchiaia agiata o in povertà. Esse rappresentano un presupposto per esercitare i diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, compreso l’articolo 25 sui diritti degli anziani, in cui si afferma che: «L’Unione riconosce e rispetta il diritto degli anziani di condurre una vita dignitosa e indipendente e di partecipare alla vita sociale e culturale»;

(3) L’Unione sta affrontando diverse sfide, anche di natura demografica, a causa del fatto che l’Europa è un continente che invecchia. Inoltre, i modelli di carriera, il mercato del lavoro e la distribuzione della ricchezza stanno subendo cambiamenti radicali, non da ultimo per effetto della rivoluzione digitale;

(4) Una parte sostanziale delle pensioni di vecchiaia è erogata nell’ambito di regimi pubblici. Ferma restando la competenza nazionale esclusiva per quanto concerne l’organizzazione dei sistemi pensionistici, come stabilito dai trattati, l’adeguatezza del reddito e la sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici nazionali sono essenziali per la stabilità dell’Unione nel suo complesso. Convogliando una parte maggiore del risparmio europeo dai depositi in contanti e bancari verso prodotti di investimento a lungo termine, come i prodotti pensionistici volontari con un carattere pensionistico a lungo termine, l’impatto sarebbe pertanto vantaggioso sia per le persone (che beneficerebbero di rendimenti più elevati e di pensioni più adeguate) che per l’economia in generale.

Testo a cura di Emanuela Notari

Diritto d’autore: Photo by Anete Lūsiņa on Unsplash

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