L’aspettativa di vita aumenta sempre di più e al contempo in molti continenti diminuisce la spinta demografica, quindi la popolazione invecchia. Inoltre si tende a un sempre maggiore inurbamento, sia alla ricerca di un impiego meglio pagato, sia alla ricerca da parte degli anziani di una maggiore vicinanza ai figli lavoratori. Come ha più volte osservato Joe Coughlin, direttore dell’AgeLab dell’MIT di Boston, in molte regioni i giovani lasciano le campagne per trovare maggior fortuna, abbandonando dietro di sé genitori anziani che in questo giro saranno la prima generazione, guerre a parte, a non poter contare sull’assistenza dei figli quando saranno ancora più anziani.

I casi sono due: o i figli guadagnano tanto da potersi permettere la retta di un senior living, sempre che ce ne siano, oppure i genitori lasciano la campagna nella quale hanno vissuto per raggiungere i figli in città e sperare che una maggior vicinanza porti anche sostegno e assistenza reciproci. Anche altri fattori come cambiamento climatico e conflitti, tendono a spingere le persone dalle province, le coste e le zone rurali, verso le città.

Città e inclusione: l’analisi della Banca Mondiale

Il fenomeno è alla base di una ricerca e una serie di riflessioni che la Banca Mondiale ha pubblicato di recente in merito al livello di preparazione delle città all’invecchiamento della loro popolazione. Non solo per garantirne confort, sicurezza e mobilità, ma anche per permettere agli anziani di restare attivi, economicamente e socialmente. È del 2022 il report Silver Hues: Building Age-Ready Cities in cui l’istituzione, ai margini di una survey sulla tematica, riassume le aree nelle quali le città devono indirizzare i propri sforzi per essere più inclusive per ogni età, dai bambini ai grandi anziani:

  1. Design universale: sia nelle nuove costruzioni sia nella ristrutturazione delle costruzioni esistenti, le città age-ready seguono codici di inclusione di tutte le età e le abilità connesse, comprese ridotte facoltà cognitive, di mobilità, visione e udito.
  2. Soluzioni abitative: l’obiettivo della convivenza sociale deve essere quello di permettere a tutti di vivere una vita dignitosa, sicura e indipendente. Perché ciò avvenga gli spazi abitativi devono essere accessibili a tutti, raggiungibili da mezzi di trasporto convenienti e trovarsi a breve distanza da servizi sanitari, commerciali e pubblici. L’esperienza delle “città dei 15 minuti” e delle Superillas di Barcellona (isole pedonali che lasciano il traffico lungo il perimetro) raccontano di un ciclo virtuoso che, dopo le prime resistenze, ha dimostrato che dove si crea uno spazio pubblico si crea il tempo di condivisione e viceversa, il tempo condiviso crea uno spazio protetto di scambio all’interno dell’accelerazione che domina la nostra società.
  3. Creazione di spazi multigenerazionali: nelle considerazioni di Banca Mondiale non poteva mancare l’intergenerazionalità, evoluzione a sistema della multigenerazionalità che è ormai un dato di fatto. Esistono situazioni fortunate, sia lavorative sia familiari o sociali, dove le attuali 7 generazioni contemporaneamente presenti nella società trovano nelle relazioni fonte di arricchimento reciproco. In molti altri casi il processo non è così fluido e quindi le città che vogliono essere pronte ad accogliere diversità di età dovranno immaginare spazi all’interno dei quali trasformare la multigenerazionalità di fatto in intergenerazionalità attiva. L’idea che gli anziani vivano meglio protetti ha mostrato l’osso e le ricerche mediche e le esperienze di convivenza intergenerazionale dimostrano che lo scambio arricchisce la vita degli anziani, aumentando la qualità della vita di chi è più in là con gli anni ma anche dei più giovani. Soluzioni abitative cross-generazionali, spazi pubblici di interazione e ricreativi, luoghi di scambio comunitario sono pilastro base di una città inclusiva.
  4. Trasporti: la rilevanza della rete dei trasporti in una città per la popolazione più anziana è argomento che non ha bisogno di perorazione. Con ciò non si parla solo della frequenza e capillarità delle connessioni, ma anche di segnaletica, aree di attesa, salite a bordo, camminamenti e tariffe che tengano conto delle esigenze della popolazione anziana. E’ stata presentata quest’anno un’interessante ricerca condotta dall’Associazione per la Ricerca Sociale sullo stato della popolazione anziana lombarda post-pandemia. Con sorpresa si sono registrate condizioni migliori, a parità di età e condizioni, della popolazione anziana della metropoli milanese rispetto ai loro coetanei che vivono in piccoli paesi. Il trasporto e l’autonomia di movimento non sono fattori certo estranei a questi dati. Ma contano anche socialità e accessibilità a esercizi commerciali e servizi che, contro-intuitivamente, sono più efficaci in una grande città che in un borgo.
  5. Tecnologie: chi si occupa di grandi anziani e di bisogni di assistenza sa che le tecnologie rappresentano una grande opportunità per migliorare la qualità della vita di queste persone ma anche dei loro caregiver, familiari o professionali. Ridurre il gap tecnologico è quindi indispensabile per l’evoluzione delle città in chiave di longevità. Gli appartamenti domotici che Over, società che ha diversi senior living in Italia, ha inaugurato di recente ne sono un esempio, dando la possibilità di monitorare in remoto le condizioni di vita degli inquilini (che lo accettino indossando uno smartwatch), registrazione dei segni vitali e ritmo cardiaco durante il sonno, movimento e abbandono del letto, temperatura, situazioni di pericolo (comprese cadute eventuali) e allarmi per richiesta di aiuto. Ma le tecnologie danno anche una grossa mano alle persone che hanno il carico di assistenza, per la ricerca di servizi di sostituzione o supplenza, attrezzature specializzate, luoghi di vacanza assistiti e sostegno psicologico.
  6. Spazi efficienti: l’invecchiamento della popolazione urbana spinge ancora di più verso il modello delle città da 15 minuti, dove negozi e servizi siano a “portata di piede”. L’invito è quindi a concentrare le infrastrutture invece di diluirle nello spazio, in versione magari più piccola ma più replicabile.
  7. Inclusione e sicurezza: infine, la sicurezza nelle città diventa, con una popolazione più anziana, discrimine tra una vita libera e autonoma e l’isolamento che, dati clinici alla mano, può addirittura raddoppiare l’incidenza di demenze ed essere causa indiretta di patologie anche tumorali. Il Covid ci ha mostrato quanto le età superficialmente considerate marginali della società, gli anziani e i giovani, abbiano sofferto il confinamento in casa sviluppando disagi mentali che ancora oggi esercitano il loro effetto sulla vita di tutti i giorni.

Non si può non comprendere come l’inclusività delle città sia un’opportunità sociale ma anche economica, permettendo agli anziani di continuare ad essere attivi e produttivi e, grazie a condizioni di migliore qualità della vita, riducendo l’onere sulle casse dello Stato delle disabilità e cattive condizioni di salute.

L’invecchiamento è una delle poche cose certe di questa epoca: tutti invecchiamo e tutti correremo, chi più chi meno, gli stessi rischi. Includere i bisogni degli anziani e dei giovani nelle strategie di gestione delle città è garanzia per un futuro più equo per tutti.

Testo a cura di Emanuela Notari

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