Con il termine obesità si definisce un forte sovrappeso, cioè un marcato squilibrio tra peso corporeo e altezza. L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) definisce il sovrappeso e l’obesità in base all’indice di massa corporea IMC. Un IMC compreso tra 18,5 e 24,9 indica un peso normale, tra 25 e 29,9 un sovrappeso e un IMC di 30kg/m² o superiore un’obesità. L’obesità non è un tema moderno. Già nell’antica Grecia era considerata un rischio medico. Più tardi, alla luce delle continue carestie, il sovrappeso veniva interpretato come segno di benessere e ricchezza.

In base agli ideali di bellezza attuali e a causa delle conseguenze per la salute del singolo individuo, il sovrappeso oggi ha una connotazione molto negativa. La diffusione nel mondo dell’adiposità è, tuttavia, un tema del recente passato. Il numero di persone in sovrappeso e obese è aumentato rapidamente soltanto negli ultimi anni. Dopo che il focus dell’Organizzazione mondiale della sanità per anni si è concentrata sulla denutrizione e malnutrizione, ora la tendenza va in direzione opposta. Secondo l’Oms nel 2014 1,9 miliardi di persone erano in sovrappeso, di cui 600 millioni gli obesi. Già nel 2006, in base ai calcoli dell’Ocse, la percentuale delle persone in sovrappeso tra la popolazione mondiale era del 16%, quella delle persone denutrite solo del 12%.

Attualmente, a livello globale sono gli Usa ad avere la percentuale più alta di adulti in sovrappeso, seguiti dal Messico e dalla Nuova Zelanda. L’esempio del Messico dimostra che il numero delle persone affette da obesità aumenta drasticamente anche nei paesi emergenti. Sia nei paesi emergenti che nei paesi industrializzati esiste una correlazione negativa tra obesità e reddito, educazione e status sociale. I tentativi per spiegare il crescente numero di persone in sovrappeso e obese puntano, tra l’altro, a un cambiamento degli stili di vita.

La vita quotidiana di molte persone è caratterizzata da attività sedentarie, poco movimento e maggiore stress nel lavoro e nel tempo libero. La mancanza di un ritmo regolare dei pasti e la disperazione di fronte all’ideale di bellezza in voga sono altri fattori socio-culturali che possono favorire il sovrappeso. La tendenza verso una maggiore diffusione dell’obesità è notevole. Per molti la causa del problema è l’industria alimentare. Al centro delle critiche si pone, tra l’altro, il “fast food”. Quest’ultimo unisce alcuni dei mali principali dell’alimentazione sbagliata come le dimensioni delle porzioni esagerate, l’eccessiva velocità del mangiare e gli alti contenuti di grassi, sale e zuccheri.

Il fast food e lo zucchero sono i “not” dell’industria alimentare sostenibile

I crescenti timori relativi al “sugar is the new tobacco” hanno fatto sì che molte società pongano l’accento su una sana alimentazione. I rischi per i produttori di alimentari ritenuti poco sani vanno però oltre le eventuali denunce da parte dei consumatori. Esiste anche un rischio regolatorio, ad esempio, a favore di una introduzione più diffusa di tasse sul cibo spazzatura o tasse sui prodotti alimentari con un elevato contenuto di grassi o zuccheri. Già nel 2012 la Francia ha introdotto una tassa sui “soft drink” che viene definita come imposta sulle bibite con aggiunta di zuccheri o sostanze alternative.

Tra l’altro, l’industria alimentare reagisce a questa minaccia con dei cambiamenti nella gamma prodotti. I prodotti esistenti vengono trasformati i “meno nocivi”, si riduce il contenuto di zuccheri e grassi. Inoltre, le aziende preparano piani pluriennali che mirano a ridurre gli ingredienti criticati. Alcune catene di fast food iniziano a scoprire la frutta e verdura per così dire come “contorno”. Inoltre, vengono introdotti nuovi prodotti più sani e migliorati gli standard in materia di etichettatura dei prodotti. Un esempio è costituito dalla GDA – Guideline Daily Amount oppure direttiva sulle quantità giornaliere indicative che mira a supportare positivamente i consumatori nelle loro abitudini alimentari.

Le campagne internazionali a favore della riduzione della sovralimentazione e la promozione di un’alimentazione sana sono intese ad aumentare la pressione sulle aziende. Tra queste troviamo la HWCF (Healthy Weight Commitment Foundation) e GAIN (Global Alliance for Improved Nutrition). Sul lato opposto rispetto alla sovralimentazione troviamo l’alimentazione sana e in quantità moderate. Gli alimenti sani forniscono al corpo i nutrienti necessari per mantenere la sua funzionalità o addirittura migliorarla. Il tema “functional food” deve essere considerato separatamente. I functional foods o cibi funzionali vengono arricchiti con ulteriori ingredienti e mirano ad avere un effetto positivo sulla salute.

Spesso gli effetti positivi sulla salute non sono, però, in realtà scientificamente provati. Molti produttori alimentari inseriscono cibi funzionali tra i prodotti sani del loro assortimento di prodotti. I prodotti biologici non possono teoreticamente contribuire alla soluzione del problema dell’obesità. Perché fino a quando l’adiposità è causata da un eccessivo apporto calorico e non da una malattia, il consumo di alimenti biologici al posto di quelli tradizionali non fa quasi nessuna differenza. Sotto questo aspetto, anche le multinazionali alimentari non vedono nei prodotti biologici una soluzione al problema. D’altra parte, un’alimentazione equilibrata spesso può essere all’origine di un’alimentazione più sana. Pertanto non può essere completamente escluso l’effetto positivo dei prodotti biologici.

Come funziona la valutazione sostenibile per il settore alimentare e quanto pesa il fattore obesità:

  • E (Ambiente): In genere, l’eccessivo consumo di alimenti causa pressioni sempre più forti sulle risorse naturali. Anche in combinazione con i temi dell’allevamento industriale degli animali e del consumo di carne, l’obesità e l’alimentazione sono rilevanti per l’ambiente.
  • S (Sociale): La valutazione della sostenibilità del tema si concentra senza dubbio sul livello sociale. Molte malattie della “civiltà moderna” come le malattie cardiovascolari o l’ipertensione sono direttamente legate al sovrappeso. L’obesità è inoltre un fattore di rischio per una minore produttività cognitiva e le demenze. D’altra parte, le persone affette da obesità spesso si considerano dei falliti o diversi, talvolta gli interessati vengono esclusi a livello sociale e professionale.
  • G (Governance): In una prospettiva di governance si pone la domanda su chi debba sostenere i costi correlati all’obesità. Spesso l’obesità porta a un consumo eccessivo di farmaci, da un lato, dovuto alle diete, dall’altro, a causa del trattamento dei problemi di salute mentale.

 

Diritto d’autore: unsplash-logoArmando Ascorve Morales

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