Nell’ultimo anno il nostro modo di lavorare si è profondamente modificato. Ritmi diversi, l’idea di ufficio demolita, i rapporti con i colleghi quasi esclusivamente virtuali. Cosa ci aspetta nel post pandemia? Cinque trend che resteranno anche dopo il virus e che stanno cambiando l’organizzazione del lavoro delle aziende.

  1. L’ufficio è ovunque
    In un solo anno le aziende si sono rese conto che l’ufficio non è indispensabile per ottenere una buona produttività da parte dei propri dipendenti. Il lavoro ibrido, svolto in parte da casa e in parte in ufficio, è un modello che si sta affermando. Secondo un’analisi dell’Università di Stanford, la situazione ottimale sarà lavorare a distanza per due giorni alla settimana e il resto in ufficio. In questo modo si risolverebbe anche il problema che in molti in questi mesi hanno lamentato: l’isolamento. Le aziende si stanno quindi riorganizzando per favorire una modalità di lavoro multicanale.
  2. Via dalle grandi città
    Il lavoro da remoto ha dato la possibilità a molti di scegliere il luogo migliore dove svolgere la propria attività. Questo ha portato allo svuotamento delle grandi metropoli (Milano, Parigi, New York) a favore dei piccoli centri e di aree dei Paesi dove la qualità della vita è migliore. In America, si sta assistendo a un aumento degli abitanti nelle periferie delle grandi aree metropolitane e a un crollo degli affitti nei centri urbani. In Italia questa tendenza ha generato il fenomeno del South working, che ha svuotato le città del Nord da lavoratori e studenti che vivevano in affitto riportandoli verso la loro città di origine.
  3. Fiducia e persone al centro
    La pandemia ha portato in auge politiche di gestione del personale mirate a soddisfare le esigenze dei dipendenti. Le persone sono tornate al centro della vita delle aziende e le organizzazioni, che prima si basavano molto sul controllo del personale, sono passate a un modello di gestione basato sulla fiducia. Si tratta del primo passo verso un vero smart working che, invece, in molti casi è ancora home working.
  4. Gli obiettivi sono al primo posto
    Timbrare il cartellino è una pratica del secolo scorso che è rimasta però nelle organizzazioni aziendali. La pandemia ha spazzato via questo retaggio del passato legato al tempo dedicato al lavoro misurato con un orario di ingresso e di uscita dal lavoro, dando spazio a una gestione del lavoro più autonoma e misurata in base agli obiettivi raggiunti. “Non importa quando lo fai ma fallo” è il nuovo mantra.
  5. Formazione continua personalizzata e inclusione
    La pandemia ha impresso un’accelerazione alla digitalizzazione in tutte le tipologie di imprese e ha portato un aumento della richiesta di riqualificazione e aggiornamento del personale di tutte le generazioni. Riqualificare e migliorare le competenze dei lavoratori è una necessità e, secondo un’analisi di Deloitte, la strada è puntare su percorsi di training personalizzati per ogni dipendente. Insieme alla formazione la pandemia ha riportato le politiche di inclusione e di pari opportunità nell’agenda delle priorità delle aziende. Secondo una ricerca di McKinsey, le aziende che puntano sull’inclusione come valore hanno maggiori possibilità di creare valore per gli azionisti.

Diritto d’autore: Photo by Carl Heyerdahl on Unsplash

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