Lo scorso giugno i titoli dei mercati emergenti hanno sovraperformato quelli dei mercati sviluppati per il sesto mese consecutivo, con l’Indice MSCI Emerging Markets protagonista di un rendimento dell’1,1%, rispetto al guadagno dello 0,4% dell’Indice Msci World.

Complessivamente nello corso del secondo trimestre dell’anno l’Indice MSCI EM è salito del 6,4%, a fronte del rialzo del 4,2% dell’Indice MSCI World, spinto dagli incoraggianti dati economici cinesi, dai flussi di investitori internazionali e dalla crescita degli utili societari.

Del resto con i rendimenti nelle economie sviluppate in forte ribasso, in alcuni contesti anche in territorio negativo, i titoli delle piazze emergenti hanno rapidamente guadagnato la nomea di una delle poche aree rimaste con rendimenti attraenti. Ma non tutte le economie in via di sviluppo negli scorsi mesi hanno corso allo stesso ritmo.

«I paesi che hanno registrato i cambiamenti più significativi sono stati India e Indonesia, dove i rispettivi governi hanno implementato molte riforme strutturali che avranno impatti positivi sulla crescita del loro Prodotto interno lordo nel prossimo futuro», spiega Jurgen Maier, Senior Fund Manager Equities Emerging Markets di Raiffaisen Capital Management.


Di che tipo di riforme si tratta nel dettaglio?

In India, per esempio, il primo ministro Modi ha attuato la Gst (Good and services Tax), un’imposta su beni e servizi entrata in vigore il 1 luglio scorso, che ha razionalizzato il vecchio sistema fiscale. Una riforma molto importante per le imprese presenti sul territorio che ora possono godere di un sistema di tassazione decisamente più semplice ed efficiente. Non solo. In questi ultimi mesi il governo indiano ha anche allentato il limite degli investimenti dall’estero (Ide) in diversi settori merceologici, ha aumentato il trasferimento diretto di beni, ha promosso il “made in India” per incoraggiare le attività sul territorio di aziende nazionali e multinazionali, ha avviato il programma Uday per incrementare la distribuzione di elettricità nel paese.

In Indonesia, invece, il presidente Jokowi si è mosso per fermare la corruzione e per incrementare la qualità della vita aumentando gli investimenti in infrastrutture, energia e assistenza sanitaria. Ha poi deciso di inaugurare una amnistia fiscale dove circa 750.000 contribuenti avevano dichiarato, fino a oggi, attività per 330 miliardi di dollari. Una manovra che al governo costerà nell’immediato 10 miliardi di dollari, ma che nei prossimi anni consentirà al paese di avere una base fiscale più alta.

Ma oggi quali sono i mercati Esteri più interessanti?

Nel breve termine pensiamo che i mercati azionari della Corea del Sud e di Taiwan possano essere interessanti visto che entrambi i paesi beneficiano di un aumento della crescita globale e nei prossimi mesi potrebbero registrare un incremento delle esportazioni sui mercati degli Stati Uniti, Europa e Cina.

Nel medio e lungo periodo, invece, preferiamo l’India e l’Indonesia, in quanto l’andamento dei rispettivi Pil dovrebbe migliorare nei prossimi anni grazie alle riforme strutturali avviate nell’ultimo periodo, che nel prossimo futuro porteranno questi due paesi a beneficiare di investimenti positivo. In pratica è stato avviato un ciclo virtuoso.

Cioè?

Migliori infrastrutture, meno burocrazia, più aziende, più posti di lavoro, più consumi domestici, più reddito fiscale per il governo e infine più spazio per aumentare ulteriormente gli investimenti in infrastrutture.

Sull’altro piatto della bilancia, invece, ci sono i paesi che nel corso del tempo hanno per so appeal …

I saliscendi sono normali in questo contesto. Noi per esempio ora siamo piuttosto cauti per quanto riguarda le Filippine.

Come mai?

Perché, sebbene il governo stia godendo di una forte approvazione da parte della popolazione locale, resta ancora alto il tasso di corruzione, di criminalità e l’abuso di droga. Fattori che, se non dovessero essere affrontati e tenuti sotto controllo da parte della classe politica, potrebbero minare seriamente la crescita del PIL in un prossimo futuro.

E la Cina?

Qui gli investimenti in infrastrutture fatti nel recente passato hanno avuto benefici effetti sull’economia e di conseguenza sull’andamento dei consumi interni. Ora il governo si sta concentrando sulle industrie statali dove ha avviato un programma di riforme strutturali, che comprende anche la riduzione delle sovra capacità di produzione delle miniere e delle acciaierie cinesi.

L’obiettivo finale del programma avviato è quello di avere una crescita del Pil più lenta rispetto al passato, ma più duratura. Ovvero mantenere per 30 anni in doppia cifra la crescita del prodotto interno lordo potendo contare sul cosiddetto “dividendo demografico” (abbondanza di manodopera giovane e salari bassi) e senza rispettare troppo l’ambiente.

Per raggiungere il target il percorso da fare è però complesso e doloroso visto che diminuire la produzione delle aziende di Stato significa anche licenziare dipendenti e cambiare completamente il sistema economico.

In un panorama economico che evolve velocemente, quali sono invece i mercati emergenti più promettenti?

Senza dubbio il Vietnam, un paese che beneficia di costi di manodopera più economici della Cina, tanto che molte sono già le aziende che stanno traslocando dal Paese della Grande Muraglia. Ma la piazza vietnamita è interessante anche perché il consumo locale è in aumento, visto che sempre più persone hanno abbastanza soldi per acquistare una motocicletta, un’auto o un appartamento.

La crescita del Pil nel 2016 è stata del 6, 21% e dovrebbe migliorare ulteriormente. Per il 2017, infatti, il Governo aspira a raggiungere il 6,7%, mentre negli anni successivi le previsioni parlano di sforare il 7% annuo, grazie all’aumento del commercio e degli investimenti esteri in imprese locali.

Finora gli sforzi del governo di privatizzare le aziende statali non hanno riscontrato la risposta attesa da parte degli investitori stranieri, tanto che le autorità sono riuscite a vendere solo una piccola quota di azioni delle società controllate, ma grazie a molte nuove Ipo e alle riforme in materia di proprietà estera, la situazione è destinata a migliorare nei prossimi anni.

ARTICOLO TRATTO DA FinRoad MAGAZINE; settembre 2017

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